Ciclista, nemico giurato della città

L’estate, e con lei forse il caldo, sta per terminare. Il clima in città però è rovente, soprattutto sulle strade. Con la mobilitazione anche da parte dei pavesi per la campagna #salvaiciclisti, i media cittadini non si sono potuti esimere dal riportare le notizie degli incidenti che quasi ogni giorno vedono coinvolti cittadini in automobile contro quelli sui pedali o a piedi – non che prima non accadessero, ma avevano molta meno eco.  Con la differenza che i primi vengono multati, gli altri no. Ma chi è più pericoloso?

#colpadeiciclisti

Cerchiamo di fare un’analisi generale, senza tuttavia generalizzare. Guardando alla realtà dei fatti  il problema nel nostro Paese è un altro. Non si tratta soltanto di automobilisti disattenti, ciclisti indisciplinati o pedoni distratti: si tratta degli italiani. Chi di noi non ha mai lampeggiato all’auto che veniva nel senso opposto al nostro, per segnalare un posto di blocco? Quanti di noi tengono sempre le mani sul volante o sul manubrio, senza mai lasciarsi abbindolare dal cellulare che squilla? C’è forse almeno uno che rispetti le strisce pedonali – senza mai parcheggiarci sopra, scendendo dalla bici per farle a piedi e utilizzandole anziché attraversare dove capita, “tanto non passa nessuno”? O che rispetti le ciclabili imboccandole in bici (quando non impraticabili), senza lasciarvi l’auto in sosta o senza percorrerle per passeggiare/fare jogging quando non siano ciclopedonali?
Io sono sicuro di no.

Chi ha tempo, voglia e capacità di riflettere si ritroverà a constatare come l’illegalità stradale sia parte integrante di noi, che rallentiamo solo in presenza di telecamere e autovelox, e che facciamo quello che ci pare con altri mezzi perché possiamo permetterci di farlo. Ecco perché il numero di cittadini a bordo di una bicicletta è più indisciplinato di quello in automobile. Non si tratta di disciplina, ma di paura, perché si sa di essere controllati. Non si tratta di automobilisti e ciclisti, ma di cittadini che non sono in grado di muoversi – nemmeno a piedi: il problema principale è il conducente. Ma se per indisciplina possiamo prescindere dal tipo di veicolo, non possiamo permetterci di farlo quando esaminiamo le conseguenze delle infrazioni.
È chiaro dunque che non si fa prevenzione esclusivamente multando, ma modificando la mobilità urbana e le sue regole in modo che gli utenti della strada debbano condividerla tra loro in sicurezza, nel rispetto reciproco.

Nonostante il rincaro dei prezzi, a gettare benzina sul fuoco della polemica è proprio chi dovrebbe essere preposto alla sicurezza dei cittadini, compresa quella stradale. Dopo un incidente che ha visto coinvolta una donna in bicicletta, urtata da un’altra signora che non aveva dato la precedenza con la propria auto, il comandante della Polizia locale dott. Gianluca Giurato si è lasciato andare al luogo comune che, in realtà, generalmente sia colpa dei ciclisti. L’errore è stato proprio quello di non voler entrare nel caso specifico, finendo così per generalizzare su un tema che merita invece riflessioni sempre specifiche e approfondite. Perché questa volta è stata la disattenzione, molto più pericolosa, di un’automobilista a causare il sinistro.

Non me ne voglia il dott. Giurato, ma il malcelato tentativo di incriminare i ciclisti per le infrazioni semaforiche è semplicemente ridicolo, anzitutto perché mette sullo stesso piano due veicoli che non sono pericolosi allo stesso modo. I dati di un controllo che “non tiene conto del numero di macchine e di biciclette transitate attraverso i 15 semafori monitorati” tra il 25 e il 30 agosto sono contestati dalla stessa articolista della Provincia pavese, che aggiunge: “anche se è facile immaginare che il numero delle auto sia comunque più alto del numero di bici”. E ancora: quanto traffico automobilistico può esserci in città ad agosto, rispetto ai mesi lavorativi? Mesi in cui, per di più, lo stress dovuto a lavoro e impegni aumenta, e si riversa anche e soprattutto quando ci mettiamo al volante; complici tutti gli altri automobilisti, il conseguente parcheggio impossibile e le code interminabili. Chiedersi poi che ce ne facciamo di auto da 200 CV, in queste condizioni di traffico, è talmente stupido che rasenta la stupidità di chi le acquista, e di chi le usa sulle strade pubbliche come su un circuito.

In merito alla questione della mobilità urbana, nella nostra città l’associazione MuovitiPavia! si occupa di evidenziare i problemi e fornire risposte realistiche e costruttive, andando oltre il semplicistico concetto di pista ciclabile quale panacea per le morti sulle strade del nostro Paese.
Chi pensa che l’intento dell’associazione sia condannare incondizionatamente l’automobile, difendendo sempre e comunque la bicicletta, rimarrà deluso: le proposte mirano a favorire l’uso combinato di bici, trasporto pubblico e auto all’interno della mobilità urbana, nell’ottica dei bisogni delle persone e non delle esigenze del traffico. L’importante è sempre chiedersi quale sia il mezzo più comodo, utile e meno dannoso per compiere un tragitto, in relazione alle nostre esigenze; e non sempre la nostra macchina è la risposta esatta.

Vero anche che non c’è peggior sordo di chi, da anni, ha perso l’udito nella quotidiana fanfara dei clacson e del rombo dei motori.

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