Chávez: chi era il leader che oggi il popolo piange

di Giulia Gallotti

Lo scorso 5 marzo a Caracas è morto il leader venezuelano Hugo Chávez. Malato di un tumore che l’aveva portato a subire, a dicembre, la quarta operazione in un anno e mezzo, Chávez – second quanto detto dal vicepresidente Maduro – sarebbe stato disposto a continuare a governare il Paese nonostante le sue precarie condizioni di salute.
L’ex presidente venezuelano ha governato dal 1999 fino alla sua morte, con l’esclusione del breve periodo del colpo di stato nel 2002. Leader carismatico e amato soprattutto dal popolo, Chávez ha dato vita al cosiddetto chavismo, unione di bolivarismo e socialismo del XXI secolo. Perseguendo lo scopo politico di Simon Bolivar, Chávez voleva creare un’unione tra gli stati dell’America latina (Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù e Bolivia) e criticava fortemente la politica estera statunitense.
Sono proprio gli USA, dopo la sua morte, i principali accusati dal governo venezuelano: secondo quella che era la teoria di Chávez e di altri leader (tra cui anche il presidente iraniano Ahmadinejad) vi potrebbe essere un complotto organizzato proprio dagli Stati Uniti attraverso cui sarebbe stato diffuso il cancro tra alcuni dei capi di stato dell’America latina. Questa tesi, esposta dallo stesso Hugo Chávez un paio di anni fa, è oggi sostenuta fortemente dal suo successore ad interim Nicolàs Maduro: «Chávez si è ammalato perché è stato attaccato», facendo il paragone con l’ex leader palestinese Yasser Arafat. Si aspettano test scientifici che possano confermare questa tesi, per la quale sono già stati espulsi dal Paese due addetti militari USA considerati come “indesiderati”.

 

La morte del presidente venezuelano ha provocato un terremoto di proteste nel Paese, le quali si teme possano sfociare in vere e proprie rivolte dopo la celebrazione dei funerali, e per cui a Caracas la gente ha già cominciato a fare scorte alimentari. Aspettando le elezioni, che dovrebbero svolgersi entro trenta giorni, il Paese è in lutto: scuole chiuse e bandiere a mezz’asta dal giorno della morte dell’ex leader, negozi e uffici inoperanti durante il giorno dei funerali, l’8 marzo.
Ma chi era Hugo Chávez e perché questo capo di Stato, che per molti versi sfiorava la dittatura, oggi è pianto come un padre dal suo popolo?
La risposta va cercata in quelle motivazioni che hanno da sempre, durante la Storia, spinto il popolo ad acclamare un dittatore o un grande leader altrettanto forte. Nato nello Stato di Barinas da una famiglia povera e arruolatosi nell’Accademia di Arti Militari venezuelana, con il suo carisma e il suo portare avanti la revolución bolivariana Chávez ha avuto grande presa soprattutto sulla gente più umile del Paese: è il popolo che oggi ne piange la morte, mentre le classi medio-alte festeggiano.
L’ex leader è stato vicino alla gente povera delle favelas, facendo in modo che avessero un sussidio (motivo per cui, però, queste persone non lavorano e si accontentano di vivere male); ha nazionalizzato molti terreni e banche, senza però restituire un centesimo ai legittimi proprietari. Il problema, dicono a Caracas, è che in Venezuela si lavora tanto e si guadagna molto poco: gli stipendi statali sono bassi e la pensione minima per una persona anziana è di trenta euro al mese. Chi protesta di più sono gli studenti: spesso scendono in piazza, per far sentire la propria voce.
Due lati della medaglia, dunque, quelli del governo Chávez. Oggi il Venezuela si trova davanti a un passo decisivo della sua storia e forse, come ha detto il presidente statunitense Obama, si prospetta una nuova strada da percorrere.

3 pensieri riguardo “Chávez: chi era il leader che oggi il popolo piange

  • 9 Marzo, 2013 in 8:41 pm
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    Innanzitutto, se si scrive che Chavez sfiorava la dittatura bisognerebbe quanto meno prendersi la briga di argomentare.
    Chavez s’è sempre sottoposto a consultazioni popolari considerate corrette e trasparenti dagli osservatori internazionali. Quando ha perso il referendum per la modifica della Costituzione, ha semplicemente rispettato l’esito del referendum. La stragrande maggioranza dei media del paese sono in mano privata e peraltro sono biecamente antichavisti (oltre che biecamente razzisti). I golpisti del 2002 sono stati amnistiati e adesso chi ha assaltato armi in pugno l’ambasciata cubana (il signor Capriles) è libero di correre alle elezioni.
    Ovviamente il Venezuela della Rivoluzione Bolivariana ha anche tratti autoritari, ma non più di qualsiasi altro paese sud americano, non più della Colombia che pure viene tranquillamente ammessa nel consesso delle democrazia, non più dell’Honduras che viene integrato nella comunità internazionale nonostante il golpe che ha costretto all’esilio il presidente legittimamente eletto Zelaya.
    La differenze è che se una persona ha un minimo di onestà intellettuale (tipo un ex presidente degli USA come Carter) è che durante la Rivoluzione Bolivariana gli spazi di democrazia sono stati estesi, non ristretti. E sono stati estesi a quella maggioranza di popolazione indigena o meticcia che l’elite d’origine europea considera con schifo e chiama “scimmie”.

    E protestano gli studenti, si. Protestano quegli studenti dell’elite bianca e razzista che non vogliono condividere la loro istruzione con le scimmie, protesta chi trova scandaloso che indios e meticci non solo imparino a leggere e scrivere, ma addirittura vincano borse di studio per andare a studiare in giro per il mondo.

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  • 10 Marzo, 2013 in 2:27 am
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    Caro Paolo, se tutti usassimo il tuo modo di ragionare, dovremmo dire che anche il fascismo ha costruito strade e ponti.

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    • 21 Marzo, 2013 in 7:47 pm
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      Se, invece, utilizzassimo il tuo ragionamento rischieremmo di fare i conti con un numero esagerato di ditatture.
      1) La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo o in una sola persona. Non esiste un potere esecutivo, non un potere legislativo nè un potere giudiziario. Questo è il caso del Venezuela e di Chavez?
      2) Le elezioni di Chavez sono libere come quelle americane? Secondo gli osservatori internazionali, sì. Ovvero la competizione elettorale era equilibrata e sia Chavez sia il suo competitore potevano vincere o perdere.
      3) Una persona carismatica e a tratti autoritaria non fa una dittautra. In tal caso tratti molto simili sono presenti nella figura di Grillo o di Berlusconi. L’Italia si trova in una dittatura?

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