“Anche le pulci possono volare”

di Simone Lo Giudice

Finale UEFA Champions League: la giornata romana targata 27 Maggio 2009

Roma ore 16:Eccoli, eccoli: si stanno per incontrare. Alcuni semafori di via Ottaviano a fare da sfondo. Bicolori diversi a solcare le medesime striscie pedonali. Ad accomunarli il rosso della passione, dell’amore per la propria fede calcistica: ma a dividerli c’è tutto il resto. Perchè oggi si sfiorano due popoli, due modi di vivere esiliati agli antipodi: il tifo catalano orgoglioso della sua umiltà contro il passo sostenuto degli Inglesi. Scendiamo in metropolitana: e qui sì che diventa impossibile decidere di sfiorarsi senza incontrarsi davvero. Latini contro Gente del Nord: anche i figli dell’Antica Roma non si sono astenuti dalla consueta scelta di campo. Perchè tifare per il Manchester è impossibile per quei Giallorossi feriti dai 7 graffi subiti in terra inglese nella stagione 2006/2007. I cori fanno a botte, ma le mani restano dove sono: per fortuna. Corsa finita e scarpe dirette all’uscita. La luce ci abbaglia. Le scale sono appena scivolate via: di fronte a noi prende forma l’immagine di Piazza del Popolo. “Barça, Barça!” ma anche “United, United!”: si confrontano gli slogan, tornati a fare da eco alle vie cittadine. Un turbinio di colori shakerati tra di loro. C’è un pallone a dimensioni innaturali, ad emulare quello che tra poche ore solcherà il prato verde dell’Olimpico. Tutti pronti: dite “Cheese!”, anche se gli Spagnoli eviterebbero volentieri un’espressione simile. Perchè la scaramanzia occupa lo zaino che si trascinano dietro da tante ore. C’è un tram, diretto a Piazza Antonio Mancini. La pelle sta soffocando. Non c’è spazio per muoversi, ma la voce riesce a farsi largo. E’ come se i tifosi dovessero caricarsi ulteriormente proprio prima di scorgere le forme dello stadio Olimpico. Già. Perchè quando sei in compagnia, il tempo passa in fretta. Eccole, eccole: si stanno per dischiudere le penultime porte di questo viaggio d’andata. Perchè adesso releghiamo tutto da parte: aerei, bus, tram e compagnia bella. Manca l’ultima barriera elettronica dell’Olimpico e poi sarà Finale. Anche se le ore dell’attesa sono sempre quelle che ti restano nel cuore!

Roma ore 20: Il tunnel degli spogliatoi si è appena dischiuso. Spagna ed Inghilterra si dedicano alla rifinitura pre-gara: tifosi così come sportivi, spettatori così come protagonisti. I granelli di sabbia della clessidra scorrono uno dopo l’altro ed in un attimo è già il turno della cerimonia inaugurale. Si respira aria romana, aroma di Roma antica. Un gladiatore d’oro splendente ad evocare suggestioni passate. Il fuoco che divampa dalle estremità metalliche che proteggono le sue mani: la fiamma che allude al calore umano che anima una serata come questa. Intanto arrivano le ancelle a solcare il verde lucente dell’Olimpico: donne tricolori che si avvicendano tra di loro in una danza dal ritmo antico. C’è il logo della UEFA Champions League, perchè non bisogna dimenticare l’immente presente anche se il passato ci inebria. L’ancella del Barça accanto a quella dello United scorrono veloci sull’erba mentre attendono che la “Coppa dalle grandi orecchie” occupi il centro del campo. Andrea Bocelli ha tra le mani la sua vita: un microfono che desidera rivisitare le note che accompagnano le vicende di Russell Crowe, il “Gladiatore” per antonomasia. Ma tra poco va di scena la Finale. Due destini che s’incontrano per avvicendarsi tra di loro. L’erba dell’Olimpico sente già scorrere la vita sopra di sé, avvertendo che si tratta di una serata speciale. Da una parte lo sguardo di chi ha appena conquistato il mondo e dall’altra l’espressione di chi scalpita in attesa del trionfo. C’è la montagna inglese da scalare: gli uomini di Guardiola lo sanno. Eppure gli Spagnoli hanno dato lustro alle proprie doti d’alpinisti nell’ultima stazione prima di Roma: fu Iniesta a depositare la bandierina spagnola in cima al monte targato Chelsea. Perchè i giocatori del Barça ne sono convinti: se hai già scalato il K2, allora l’Everest non ti fa più paura!

Roma ore 20.45: Il transatlantico inglese parte subito all’assalto a bordo dei graffi di Cristiano Ronaldo. Due occasioni che vorrebbero dare una spolverata alla rete del portiere spagnolo Victor Valdes, ma forse non sarà serata dalle grandi pulizie. Il Manchester schiaccia il Barcellona, impossibilitato di dare lustro alla sua arma prediletta: il possesso di palla. Spagnoli che si travestono da contropiedisti a bordo dell’assolo di Samuel Eto’o: è il 10′ quando il camerunense scala la montagna Vidic ed infila il sorpreso Edwin Van Der Sar. Catalani che iniziano a dialogare tra di loro di fronte all’incapacità inglese di sovvertire le sorti odierne. Il graffio inflitto dal 38enne Guardiola inizia a diffondersi sullo specchio di idee in possesso del 68enne Sir Alex Ferguson. Fine primo tempo. Manchester che si affida all’artiglieria pesante, sfoggiando prima Carlitos Tevez e poi Dimitar Berbatov. Ma la vetrina romana è tutta per i Catalani, in campo e fuori. Le occasioni da rete fioccano una dopo l’altra. Ma il 70′ sta per immortalare la magia spagnola: dal piede del regista Xavi parte un traversone a fandere l’area inglese. “E’ il 1998: Lionel ha 11 anni ed è il più piccolo di tutti. Soprannominato La Pulce per gli amici. Gli hanno appena diagnosticato un’insufficienza all’ormone della crescita. La vita assume l’inclinazione di una faticosa salita. Il River Plate vorrebbe prendersi cura di lui, ma non ha abbastanza denaro per farlo. Ma poi spunta il Barcellona: tutta la famiglia di Lionel si trasferisce in Spagna ed il talento argentino inizia a prendere per mano le giovanili Blaugrana”. Tra il momento in cui Xavi rilascia il traversone e quello in cui Messi si avvita su sè stesso per indirizzarlo verso la porta avversaria ci sono pochissimi istanti. Ma il tempo scorre sempre in proporzione al nostro cuore. 169 cm di Messi contro 197 cm di Van Der Sar: niente di più suggestivo ai piedi del Colosseo. Le pulci sono un ordine d’insetti privo di ali: eppure Lionel è riuscito a compiere il miracolo, spiccando il volo nel cielo di Roma. Perchè se credi in un sogno non conta niente quanto cm sei: l’importante è che il tuo cuore sappia aprire le ali per volare più in alto dei tuoi compagni di vita. Il Barcellona si è preso cura di lui in passato ed adesso Lionel ha appena contraccambiato il regalo. Da un lato il “Triplete” di Guardiola e dall’altro il sogno di Leo: le due favole vengono a convergere al medesimo lieto fine. Il tifo inglese smarrisce il suo timbro, mentre i Catalani scaldano le corde vocali in attesa della grande festa. L’eterna Roma ha in serbo una serata indimenticabile, a bordo della certezza che da stasera in poi nessun tifoso del Barça si metterà a deridere quel titolo: “Anche le pulci possono volare!”.

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