78 anni dopo: I Lager oggi

“Solo quando, nel mondo, a tutti gli uomini verrà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci.” Targa commemorativa al museo di Auschwitz-Birkenau

Sono trascorsi settantotto anni dal 27 gennaio 1945, il giorno in cui le truppe dell’Unione Sovietica (URSS) aprirono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, liberando ebrei, omosessuali, oppositori politici e gli altri prigionieri. Da allora Auschwitz è divenuto il simbolo per eccellenza del “Lager”, cioè del campo di internamento, lavoro e sterminio, istituito dalla Germania nazista, dove venne esercitato un brutale e stretto controllo su un certo numero di individui. In luoghi come Auschwitz, Dachau o Mauthausen, le persone erano costrette a vivere in condizioni estremamente disumane e crudeli, e venivano private dei più basici diritti umani. Tutto questo è accaduto tempo fa, e oggi ci sembra lontano da noi, eppure in alcune parti del mondo esistono ancora strutture non diverse dai campi di concentramento; in altre aree, con altri gruppi di persone e per motivi diversi, ma la cui esistenza è comunque inaccettabile. Riconoscere l’orrore è il primo passo per fermarlo.

I campi di detenzione in Cina
In Cina, nella regione dello Xinjiang, esistono 380 campi di detenzione (i “laogai”), in cui sono rinchiuse circa 1,5 milioni di persone (secondo i dati del ricercatore Adrian Zenz). I prigionieri sono oppositori politici, o individui appartenenti a delle minoranze religiose ed etniche, come gli Uiguri, di religione islamica. In questi campi di “rieducazione”, lo scopo è quello di “estirpare” ogni idea “estremista” o “separatista”, ritenuta pericolosa per il regime comunista cinese. Questa persecuzione è stata definita “l’oppressione più brutale e pervasiva che la Cina abbia visto in decenni” dall’organizzazione non governativa (ONG) Human Rights Watch.

Minoranza perseguitata
Gli uiguri, una minoranza etnica e religiosa perseguitata (foto di Ozan Kose)

I campi di prigionia in Corea del Nord
In questi campi di concentramento vengono detenuti principalmente i dissidenti politici. Centinaia di migliaia di persone (dalle 80mila alle 120mila) trascorrono il loro tempo essendo costrette a lavorare in condizioni molto precarie, con viveri insufficienti e pochissime ore per riposare. Perfino i bambini sono tenuti prigionieri, con l’unica “colpa” di appartenere a famiglie ritenute colpevoli di essersi opposte al governo. Il campo di detenzione più grande è Kwanliso 16, nella provincia di Hamgyong.

Immagini satellitari dei campi
Di questi campi si hanno solo immagini satellitari (da CommitteForHumanRightsInNorthKorea)

I campi ai confini dell’Europa
Al confine tra Grecia e Turchia, e nella penisola balcanica, si moltiplicano le zone di contenimento che dovrebbero servire a gestire, ed impedire, l’attraversamento delle frontiere di milioni di profughi e migranti. Si tratta di spazi molto ristretti dove le persone vengono lasciate al freddo, senza fonti di sostentamento e senza medicine. Inoltre, la polizia di frontiera del paese di transito chiude qualsiasi via di ritorno, e quindi spesso esse si trovano senza possibilità di fuga. Si stima che siano 2,3 milioni di siriani le principali vittime di questo trattamento. Secondo diverse testimonianze raccolte presso il centro di detenzione di Erzurum, in Anatolia, l’Unione Europea è accusata di finanziare questi campi di prigionia; solo nel 2015 l’UE avrebbe donato circa tre miliardi di euro alla Turchia perché mantenesse i siriani lì rifugiati.

Campo Lager in Turchia
Il campo profughi di Akçakale, nel sud-est della Turchia (da Internazionale.It)

In altre zone del pianeta
La persecuzione dei Rohingya, una minoranza musulmana che abita in Myanmar, nel sud-est dell’Asia, va avanti in forma acuta dal 2016. Molti di loro vengono poi deportati, detenuti e spogliati di ogni diritto nei campi di concentramento in Malesia o in Bangladesh. Anche la persecuzione dei cristiani ha raggiunto livelli tragici: sono circa 360 milioni nel mondo coloro che vengono perseguitati a causa della loro fede. La Nigeria e l’Afghanistan sono i luoghi più pericolosi: sarebbero 5898 all’anno gli uomini che vengono arrestati e poi uccisi se scoperti, mentre le donne possono sopravvivere se vengono date in moglie, come “bottino di guerra”, ai giovani combattenti talebani. Dalla Cecenia poi, giungono, da qualche anno, notizie di “campi di rieducazione” in cui vengono detenuti uomini e donne omosessuali. Secondo alcune testimonianze provenienti dal campo di prigionia di Argun, vicino alla capitale Groznyj, le persone lì verrebbero regolarmente torturate, con l’obbiettivo di farle “guarire” dalla loro “malattia”.

A che cosa serve la memoria se certi fenomeni esistono ancora, oggi come poco meno di un secolo fa? A che cosa serve la Storia se gli esseri umani continuano a ripetere gli stessi errori? La memoria dei fatti non consiste semplicemente nel ricordare, in maniera vaga e passiva, gli orrori del passato, ma nel rendersi conto che milioni di persone quegli stessi orrori li stanno vivendo oggi, li hanno vissuti ieri, e, se nessuno parlerà o denuncerà, se nessuno farà mai nulla di concreto, li vivranno domani e i giorni dopo ancora. La giustizia non sarà servita fino a quando coloro che non sono stati offesi non si arrabbieranno tanto quanto coloro che lo sono stati.

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