Camilleri: lo scrittore che sperava nei giovani

Luglio 19th, 2019 | by Antonio Elio Caroli
Camilleri: lo scrittore che sperava nei giovani
Attualità


Non voglio morire male, non voglio avere il pessimismo, voglio morire con la speranza che i miei figli, i miei nipoti e i miei pronipoti vivano in un mondo di pace, bisogna che i giovani si ribellino… Non disilludetemi”.

Chissà se in punto di morte, Andrea Camilleri era in pace con se stesso, ottimista oppure disilluso, chissà se aveva perso la speranza di lasciare in eredità ai giovani un mondo migliore di quello che stava per abbandonare. In molti lo hanno ricordato come un maestro della letteratura e della lingua italiana, riuscito nell’impresa di far conoscere il dialetto siciliano al di fuori dell’Isola. Grazie a lui gli italiani, e non solo, custodiscono nel cuore e nella memoria la cruda essenza della parlata sicula e l’ironia di alcune tipiche espressioni. Chi non ha sorriso di fronte a “Non rumpiri i cabbasisi  ispettore”, frase presente in quasi tutti i dialoghi tra il dottor Pasquano e Montalbano. Ma Camilleri è stato ricordato soprattutto come il grande scrittore che ha fatto conoscere Montalbano, il commissario di Vigata, e la sua Sicilia al mondo intero. 

Al viaggiatore di oggi suggerisco di guardare il mare e servirsene come base per conoscere l’Isola più intima. Montalbano lo dice chiaramente: lui predilige la Sicilia riarsa, con le case a forma di cubo, messe lì in un equilibrio impossibile, le colline aride, brulle”.

Quanti turisti, lettori dei gialli di Montalbano, oppure fan del commissario interpretato da Luca Zingaretti nel popolare telefilm prodotto dalla Rai, sono stati invogliati a visitare quest’isola, grazie al racconto che lo scrittore ha fornito della sua terra.

La Sicilia di Montalbano e Camilleri

La Sicilia sud-occidentale, quella su cui i greci e gli arabi hanno lasciato le tracce del loro antico passaggio, quella delle chiesette dalle decorazioni barocche è stata la casa di Camilleri e Montalbano. Anche l’isola anticamente nota come Trinàcria per le sue tre punte è coprotagonista assieme al commissario dei celebri romanzi dalla copertina blu, pubblicati dalla casa editrice Sellerio. Camilleri come ogni meridionale grato e condannato all’esilio volontario, ha distillato una terra madre non contaminata da eccessi di contemporaneità, ma filtrata attraverso le memorie e le emozioni della gioventù. E’ una Sicilia caratterizzata dai personaggi e dalle circostanze quella che emerge dalle sue narrazioni. Montalbano indaga sui pianerottoli di anonimi condomini, si concede scorpacciate di pasta e broccoli e sarde a beccafico; interroga a volte contadini che non sanno né scrivere né leggere, a volte pensionati in vestaglia, oppure ragionieri in pantofole che di cognome fanno Lapecora. Come non dimenticare poi tutte le bellissime donne con cui tra un delitto e l’altro tradisce la fidanzata che vive al Nord. Così Camilleri ha dato vita al Giallo Mediterraneo, un genere letterario contraddistinto da una lingua tutta sua, che vede nell’inedito patois italo-siculo dell’ineffabile e tragicomico Catarella il suo strampalato e improbabile Ariosto.

Perché i giovani non possono dimenticare le parole del Maestro Camilleri

Con oltre 100 titoli pubblicati, 25 milioni di copie vendute edite da Sellerio, Andrea Camilleri scomparso a 93 anni, dopo aver raggiunto tardi il successo a 73 anni, ha dato due lezioni fondamentali ai giovani.

La ricerca della felicità nella semplicità

La felicità per me era aprire la finestra al mattino, sentire l’aria fresca, guardare fuori. Alzarsi presto, aspettare che tutta la casa prendesse vita, sapere che dopo un po’ si sarebbero alzate le persone a me più care e che presto ci sarebbero state le loro voci intorno a me. E che poi avrei iniziato a scrivere. Questa era la felicità. Ora è più difficile, se apro la finestra o accendo la luce, vedo sempre lo stesso buio”.

La ricerca della felicità attraverso la minuziosa osservazione del mondo e chi lo abita. Perché ogni individuo è possessore di un mondo interiore, che può rivelarsi solo agli occhi di un buon osservatore come lui è stato.  La felicità è nelle cose: “terrene, concrete, negli odori, nei sapori, nei rapporti umani”.

La speranza in un futuro migliore

Camilleri è rimasto un buon narratore del mondo anche quando la vista lo ha abbandonato e non ha più potuto osservarlo. La sua sensibilità, però, gli consentiva di percepire il mondo attraverso tutti gli altri sensi e poi raccontarlo. Ed è stata la sua, una vita trascorsa a contatto con l’ umanità, che il maestro con una sigaretta in bocca, una penna in mano e in  testa una coppola ha raccontato in tutta la sua miseria, crudeltà e bellezza attraverso la piccola Vigata ed i suoi misteri. Nonostante la consapevolezza di vivere in una società corrotta, stessa consapevolezza che possiede anche il sospettoso commissario Montalbano, Camilleri non ha mai smesso di nutrire speranza per il mondo e per i giovani, che invita a ribellarsi per cambiare le cose, per rendere la realtà migliore. Speriamo proprio che i giovani non ti deludano Maestro.