La Caduta degli Elementi Essenziali: la Guerra dei 33 Giorni

maggio 30th, 2019 | by Bilal Moustafa
La Caduta degli Elementi Essenziali: la Guerra dei 33 Giorni
Attualità

Presenteremo ora la seconda puntata descrittiva della guerra dei 33 giorni fra il Libano e lo Stato Israeliano, iniziata il 12 luglio 2006, che tratterà tutti i punti fondamentali della guerra. Questa narrazione dei fatti sarà accompagnata, in seguito, da un altro articolo che parlerà della risoluzione 1701 dell’ONU, che stabilisce il cessate il fuoco. 

Per l’esercito israeliano era una battaglia di tattiche prescritte, e dopo aver finito i suoi obiettivi, che potevano essere distrutti solo attraverso la campagna aerea, rimanevano le parti principali per portare a termine la strategia, cioè invadere il territorio libanese, mandare truppe terrestri per creare una zona di influenza e controllo, e implicare la sua volontà per quanto riguardava la soluzione politica per la fine della guerra. La distruzione aerea doveva porre fine al fenomeno del lancio dei missili contro l’interno israeliano, ma in realtà i missili non sono stati mai fermati fino all’ultimo giorno della guerra, con una quota costante e di diverse misure alla base della necessità.  

Per quanto riguarda il dispiegamento di truppe, la componente attiva dell’esercito israeliano impegnato in Libano comprendeva le brigate seguenti:

la 7.ma Brigata Corazzata sotto il comando del colonnello Eshel Assulin;
la 188.ma Brigata Corazzata; 
la 401.ma Brigata Corazzata sotto il comando del colonnello Moti Kidor; 
le Brigate Corazzate 434.ma 847.ma, per un totale di 400 carri armati.  

Erano incluse anche: 

la 2° Brigata Carmeli;
la Brigata di fanteria Golani, sotto il comando del colonnello Tamir Yada; 
la 300.ma Brigata comandata dal colonnello Chen Livni; 
la 609.ma Brigata Alexandroni, sotto il comando del colonnello Shlomi Cohen
la 933.ma Brigata Nahal, sotto il comando del colonnello Mickey Edelstein 

Infine, erano presenti anche tre brigate di paracadutisti:  

la 35.ma Brigata Paracadutisti, comandata dal colonnello Hagai Mordecahaï
la 226.ma
la 551.ma di riserva.  

Insomma compresi l’Élite dell’élite dell’esercito israeliano, in tutto erano arrivati a 10.000 soldati israeliani fino al secondo giorno di agosto, per concludere poi la guerra con 30.000 soldati. 

La scelta è stata significativa e strategica per le prime città messe sulla lista di occupazione, anche se il comando generale israeliano nonostante avesse pianificato l’invasione non aveva idea del tipo di “combattimento” che avrebbe dovuto affrontare, perché Hezbollah essendo una resistenza “militare”, non utilizza degli avamposti fissi e riconoscibili, non si conosce il tipo di armamento posseduto e neppure il numero dei combattenti che annovera tra le sue fila e, anche se effettivamente l’intelligence israeliana è considerata una delle migliori al mondo, ciò non basta quando si parla di uno scontro fra i proprietari terreni e gli invasori, confronta molta difficoltà nell’affrontare un “nemico invisibile”, come è stato descritto dalla maggior parte dei soldati israeliani tornati vivi dalla guerra del 2006. Tutto ciò deriva dallo stile dello scontro fra le due parti, che si basa concettualmente sull’inganno

Il 23 luglio 2006 le forze terrestri israeliane entrano in Libano, nell’area di Maroun alRas, che si trova sulle frontiere. Dopo undici giorni di feroci combattimenti e di intensi bombardamenti aerei, i soldati israeliani finalmente riescono, “per pietà dell’Onnipotente”, a penetrare le linee difensive di Hezbollah, seguiti dalla chioccia delle galline e dai belati delle pecore sparse sulle colline dei villaggi vicini, per scacciare i quarantacinque uomini di Hezbollah che si trovano sul posto. L’esercito israeliano occupò una piccola area di un chilometro di profondità nel territorio libanese, dopo una lunga battaglia, cosa che fece ricordare la carneficina spettacolare della serie “Asterix e Obelix, dove vengono uccisi migliaia di soldati romani da due gallici e da alcuni abitanti del villaggio. Così il villaggio di Maroun alRas cadde nelle mani dell’esercito israeliano, il ventitreesimo giorno di luglio, e l’avanzata delle brigate corazzate dell’IDF, che non osava più ad avventurarsi oltre, fu finalmente fermata dai combattenti di Hezbollah. Un giorno dopo, il ventiquattresimo giorno del mese di luglio, Hezbollah aveva cercato di abbattere degli aerei israeliani con missili antiaerei. Un elicottero AH-64 Apache. La Radio dello Stato israeliano, Kol Israel, all’inizio aveva riferito un aereo si era schiantato contro un cavo di alimentazione mentre volava verso il Libano.

Ironia della sorte, pochi giorni prima, altri due elicotteri, che dovevano essere aggiunti a una caccia F-16, furono abbattuti dallo stesso cavo. Più tardi, un portavoce militare israeliano non aveva escluso che l’unità era stata abbattuta dai combattenti di Hezbollah. Con questo attacco, l’IDF ricevette la seconda sorpresa della “Guerra delle sorprese” promessa da S. Hassan Nasrallah 

Il 27 luglio 2006 Hezbollah preparò un’imboscata alle truppe israeliane a Bint Jbeilconsiderata dallo Stato israeliano come la “Capitale di Hezbollah”. La seconda città significativa nella guerra fra il Libano e lo Stato israeliano, infatti bisogna ricordare che questa città prima dell’anno 2000 era nella zona occupata dalle truppe israeliane “dal 1982 al 2000”, e subito dopo la liberazione del Sud del Libano nel 25 maggio 2000, fu fatto un discorso che suona finora nel linguaggio di minaccia, Hezbollah fa una manifestazione popolare in questa città e nel discorso del capo della resistenza S.Hassan Nasrallah descrive lo Stato israeliano in questo modo: “[…]è più fragile della casa di un ragno[]. Questa espressione ha un significato piuttosto religioso, perché è un esempio descritto nel Corano che oltre al suo significato reale simboleggia la debolezza dello Stato israeliano quando viene attaccato. Anche se lo stato israeliano effettivamente è molto forte in tutti i settori militari.  

Il comandante dell’esercito israeliano prima di annunciare la partenza di questa operazione, chiarì che il suo obiettivo era di far vedere a Hezbollah che lo Stato israeliano non era affatto debole come l’aveva descritto il suo capo in quel discorso a Bint Jbeil. Hezbollah riuscì ad uccidere quarantuno soldati, distruggendo 12 veicoli dell’IDF e tre veicoli blindati, e danneggiandone seriamente altri otto. Pertanto, lo Stato Maggiore israeliano, decise il 29 luglio di fermare l’assalto alla città di confine di Bint-Jbeil, e di ritirare le truppe senza aver preso la città. Questa ritirata fu presentata da Hezbollah come una sconfitta clamorosa dell’IDF. Anche in questo caso, l’IDF non era riuscita a raggiungere il terzo obiettivo dell’operazione militare: fermare almeno i razzi e i missili lanciati all’interno israeliano. Per la prima volta dal 1948, l’esercito israeliano si trovava in una situazione in cui l’avanzata delle sue truppe avrebbe portato a una distruzione inevitabile. Tuttavia, il bombardamento israeliano continuava, ogni due minuti esisteva un raid sulla periferia di Beirut, provocando una marea nera sulle coste libanesi.  

L’arma essenziale che dava fiducia in più per l’esercito israeliano e i soldati stessi era il carro armato, il Merkava, un carro armato di ultima generazione progettato e prodotto esclusivamente nello Stato israeliano. Il nome di questo veicolo scelto per l’evocativo riferimento biblico relativo al Carro di fuoco descritto nella visione biblica ebraica, era stato chiamato anche “la macchina di Dio per quanto era protetto e disponeva la nuova tecnologia di ultima generazione israeliana. Hezbollah a sua volta, sorprese lo Stato israeliano quando iniziò ad utilizzare i missili anti Tank che avrebbero potuto distruggere anche il Merkava di ultima generazione. L’esercito israeliano non aveva pensato prima che questo tipo di armi era nelle mani di Hezbollah, e nemmeno credeva che Hezbollah potesse saper usare questo tipo di missili, la stessa cosa che aveva pensato per quanto riguardava la distruzione della nave militare all’inizio della guerra. Questo ha rappresentato uno shock alla volontà di un avanzamento futuro delle truppe israeliane, e ha creato una perdita costosa sia a livello di personali combattenti sia a livello economico, perché ogni carro armato di Merkava costa allo Stato israeliano circa 4,5 milioni di dollari. Centinaia di sofisticati missili guidati anticarro (ATGM) di fabbricazione russa, siriana, e iraniana. Hezbollah ha potuto distruggere 38 carri armati principali Merkava e ne ha danneggiati 82 secondo le notizie dell’esercito israeliano. Quindici carri armati sono stati distrutti dalle mine anticarro. Ha causato inoltre la morte di altri 65 soldati israeliani con l’uso degli ATGM per far crollare gli edifici sulle truppe israeliane che vi si erano rifugiate, sempre annunciate delle fonti israeliane, che non sono in realtà mai state affidabili, motivo per cui si potrebbe pensare ad un numero molto più elevato. I missili anticarro possono avere varie dimensioni, da quelli che possono essere trasportati da un singolo soldato e lanciati direttamente dalla spalla, a quelli che vanno posizionati su treppiedi e quindi necessitano di un’intera squadra per poter essere trasportati e usati; a quelli montati direttamente su veicoli o mezzi aerei. L’introduzione nei moderni scenari di guerra di missili anticarro piccoli e portatili, ma con una grossa testata, ha dato alla fanteria la possibilità di distruggere qualsiasi carro armato a grande distanza, solitamente al primo colpo. Le precedenti armi anticarro come i fucili anticarro, i razzi anticarro, o le mine anticarro magnetiche, avevano uno scarso livello di penetrazione e richiedevano di avvicinarsi molto all’obiettivo. 

Il 1° agosto 2006commando israeliani hanno dato il via all’Operazione Sharp and Smooth, “affilato e spianato”, e sono atterrati a Baalbek nel Nord del Libano, catturando cinque civili compreso un omonimo del capo di Hezbollah, “Hassan Nasrallah”. Tutti i civili sono stati liberati dopo il cessate il fuoco. Le truppe sono atterrate sul tetto dell’ospedale proprio di Dar al-Hikmeh, nella zona occidentale di Baalbek, come parte di un’operazione di commando su vasta scala nella regione, e questo aggiungeva un fallimento in mezzo guerra per l’intelligence israeliana.  

Anche il 1° agosto, l’esercito israeliano aveva constatato che dopo essere stato bersagliato da un centinaio di tiri al giorno, in media, il territorio israeliano aveva ricevuto un minor numero di colpi, e che l’intensità degli attacchi di Hezbollah si era indebolita nei giorni precedenti. Purtroppo, questa falsa affermazione aveva portato il Primo ministro israeliano Ehud Olmert a dichiarare, precisamente il 2 agosto del 2006, che tutte le infrastrutture di Hezbollah erano state completamente distrutte. Si disse convinto che Israele “ha ora cambiato il volto del Medio Oriente”. Inoltre, Olmert si era congratulato sui grandi schermi in formato panoramico sui canali televisivi dicendo che Israele stava per raggiungere il suo obiettivo in Libano, – “Hezbollah ci penserà due volte, tre volte o anche di più prima di affrontarci, e penso che siamo molto vicini a questo obiettivo”. Si vantava, purtroppo invano; poche ore più tardi, una “pioggia di missili” fu lanciata sulle città di Tiberiade e Haifa, e sul dito di Galilea, su Beit Shean e sul nord della Cisgiordania. Inoltre, all’indomani, il lancio dei razzi di Hezbollah ricominciò, e oltre duecento razzi Katiusha costantemente caddero su Haifa e in tutto il nord dello Stato israeliano, fino al confine della Cisgiordania a 70 km dal confine libanese. Fu il giorno più letale per lo stato israeliano. I tiri si concentrarono su Haifa, soprattutto le raffinerie di petrolio. Si noti che, nonostante le minacce, Tel Aviv fu scartata dai bombardamenti. Oltre al Katiuscha comunemente usato, Hezbollah impiegò i missili Fajr-3 (Alba) con una gittata di 45 km, ed è, tuttora, in possesso del Fajr-5 (75 km) e del Zelzal (Terremoto, 150 – 200 km) esportati dall’Iran e dalla Siria.  

Il 4 agosto 2006 l’IADF ha attaccato un edificio nella zona di al-Qaa, a circa 10 chilometri (sei miglia) da Hermel, nella Valle di Bekaa, in Libano, anche pochi chilometri dalle frontiere con la Siria. Sessantadue operai agricoli, per lo più curdi siriani e libanesi, sono rimasti uccisi durante il bombardamento aereo. Il 5 agosto 2006 il commando israeliano ha effettuato un raid notturno a Tiro, nel Sud del paese, facendo esplodere un impianto per il trattamento delle acque, una piccola clinica ed uccidendo 187 civili prima di ritirarsi dal cielo. Il 7 agosto 2006 l’IADF attaccò la zona più popolata nella periferia di Beirut nel periodo di guerra, Shiyyah10 minuti dal centro di Beirut, distruggendo tre edifici residenziali con due missili aerei, uccidendo almeno 120 persone civili, intere famiglie furono stroncateShiyyah non avrebbe mai potuto essere un obiettivo militare, si può dire che il numero degli abitanti era stato triplicato dopo gli attacchi contro le altre zone, era un attacco puramente contro i civili; la maggioranza degli abitanti era sciita ovviamente, ma a distanza di solo 100 metri si trova la zona cristiana. Le perdite non erano solo dalla popolazione libanese o da Hezbollah, bisogna ricordare che la guerra non era ferma su una frontiera o in un villaggio solo, ma comprendeva tutto il paese, anche l’esercito israeliano via terra dopo essere stato obbligato a fermare l’operazione di un’avanzata terrestre, riuscì ad entrare solo in alcune città trovate sulla linea di frontiera, dove ha avuto una perdita di soldati crescente giorno dopo giorno, mentre la campagna aerea israeliana aveva finito i suoi obiettivi da distruggere nei villaggi e nelle città libanesi, rimaneva da bombardare ogni oggetto in movimento ialcune zone. Il 9 agosto 2006 vide la morte di ventitré soldati israeliani quando l’edificio in cui si erano messi al riparo fu colpito da un missile anticarro di Hezbollah, e crollò

I termini per un cessate il fuoco sono stati rivisti numerose volte durante il corso del conflitto, poiché sono occorse diverse settimane prima che ci fosse un accordo definitivo tra le due parti.  

 

Qui, gli altri articoli della serie:

1.Il Caso del Libano: la Guerra dei 33 giorni

3.Gli ultimi giorni decisivi della Guerra e la Risoluzione 1701 per il Cessate il Fuoco