“La Guerra dei 33 Giorni”: gli ultimi giorni decisivi della Guerra e la Risoluzione 1701 per il Cessate il Fuoco

maggio 29th, 2019 | by Bilal Moustafa
“La Guerra dei 33 Giorni”: gli ultimi giorni decisivi della Guerra e la Risoluzione 1701 per il Cessate il Fuoco
Attualità

I termini per un cessate il fuoco sono stati rivisti numerose volte durante il corso del conflitto, poiché sono occorse diverse settimane prima che ci fosse un accordo definitivo tra le due parti. Hezbollah ha mantenuto il desiderio di un cessate il fuoco incondizionato, mentre il Governo israeliano ha insistito per un cessate il fuoco condizionato. Tra le condizioni, il ritorno dei due soldati prelevati da Hezbollah senza fare lo scambio, l’arrivo immediato di 15.000 sodati di truppe multinazionali, per stare sulle frontiere e il disarmo immediato di Hezbollah.  

Il Libano si è frequentemente appellato al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché si giungesse a un immediato e incondizionato cessate il fuoco tra lo Stato israeliano ed Hezbollah. A differenza delle richieste libanesi a sostegno, gli Stati Uniti e il Regno Unito, sperando che Hezbollah fosse sgominato, ostacolando il processo per il cessate il fuoco. John Bolton ha confermato che SUA e il Regno Unito, con il sostegno di numerosi leader arabi, hanno ritardato il processo affinché finisse la guerra. Gli ostacoli per il raggiungimento delle ostilità sono cessati solo quando è diventato evidente che Hezbollah non poteva essere facilmente sconfitto e disarmato, e l’11 agosto 2006 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvò all’unanimità la risoluzione 1701 perché cessassero le ostilità. Entrato in vigore il 14 di agostoesso fu accettato dal governo libanese il 12 agosto 2006, e dal governo israeliano e da Hezbollah il 13 agosto 2006. Ma cosa è successo fra il 12 e il 13 di agosto del 2006?  

Cosa ha spinto il governo israeliano ad accettare una risoluzione che non assicurava né il disarmoimmediato e completo, di Hezbollah né l’arrivo immediato di 15.000 soldati “multinazionali” che aveva stabilito come una condizione primaria da realizzarsi prima che le sue truppe lasciassero il territorio libanese, oltre ad accettare il cessate il fuoco senza lo scambio immediato con i due soldati israeliani? 

 Gli scontri degli ultimi giorni 

Tutto ciò tralasciando che la società e le città israeliane erano sotto attacco continuo di missili lanciati da Hezbollah, durante tutta la guerra Hezbollah ha lanciato dai 3.970 ai 4.228 razzi e missili. 
Dopo quella serata del 12 agosto che è stato il punto di svolta anche per il crollo delle proiezioni israeliane in modo definitivo per quanto riguarda la fine di questa guerra chiamata “guerra aperta, le autorità israeliane hanno pensato di fare le ultime tattiche prima di firmare la risoluzione. Le tattiche vedevano di circondare una zona precisa e svuotarla dell’esistenza di Hezbollah, arrivando al fiume di Litani trasferendo soldati all’interno del territorio libanese, sempre alla sera per non far né vedere né sentire l’avanzamento delle truppe, e così, al mattino del secondo giorno, quello cioè della firma del cessate il fuoco, gli israeliani decideranno di rimanere dov’erano, fino a che non fosse stata applicata la risoluzione. Perché si sapeva che il cessate di fuoco sarebbe stato firmato in qualsiasi momento tramite la risoluzione 1701.  

Ma quella sera del 12 agosto 2006 sono stati uccisi altri 24 soldati israeliani. Di quei 24, cinque sono stati uccisi quando Hezbollah ha abbattuto un elicottero di transizione israeliano. Hezbollah ha affermato che l’elicottero era stato attaccato con un missile Wa’ad, (in arabo“promessa”). L’esercito Israeliano perde in questo caso il suo quarto fattore importantissimo in guerra, gli elicotteri di transizione.  

La cosa più importante da ricordare è che l’elicottero era stato abbattuto alla sera. Generalmente è più facile abbattere gli elicotteri alla luce del giorno senza difficoltà, serve solo la giusta arma, cosa già provata da Hezbollah durante la stessa guerra, motivo per cui l’esercito israeliano aveva smesso di utilizzare gli elicotteri di giorno, ed era sicuro che Hezbollah non aveva a disposizione missili che potevano essere lanciati nel buio. L’esercito israeliano stava gestendo le sue operazioni basandosi su questa teoria, fino a che il 12 agosto 2006, due giorni prima del cessate il fuoco finale, quando il governo israeliano sapeva che stava per andare a una risoluzione dell’ONU, decise di voler finire la guerra con capacità maggiore.  

Il 12 agosto furono 10 elicotteri a trasferire i paracadutisti israeliani che contavano 400 soldati, accompagnati da due aerei per la rottura del segnale “Jammer”; l’operazione fu alla sera e l’obiettivo era di arrivare ad una zona alta per controllare quel spazio, come primo passo dell’operazione totale, ma i combattenti di Hezbollah erano già presenti nel campo. Fu una battaglia che provocò molti feriti per gli israeliani, e per il ritiro dei feriti dal campo veniva l’elicottero Yas’our, “quello abbattuto”, sempre accompagnato da altri due aerei. Hezbollah lasciò atterrare l’elicottero per prendere i feriti del campo, e dopo alcuni secondi della sua ripartenza, lanciò contro di esso un missile anti aereo, che fece cadere l’elicottero verticalmente con i feriti già presi dalla battaglia, uccisi nelle fiamme dell’esplosione. 

Fu il trentunesimo giorno della guerra di quel mese che determinò le sorti della guerra contro il Libano. Quel giorno, un altro fallimento, il più drammatico, si aggiunse al “record di fallimenti” dell’IDF, e sempre due giorni prima del cessate di fuoco, particolarmente dopo l’ultima grande distruzione di Merkava nella valle di Wadi al Hujair, un posto molto in avanti nel territorio libanese, a tre chilometri della frontiera, dove pensava fare la linea di sconfitta per Hezbollah, vicino al fiume di Litani, ma la sconfitta è stata per il grande gruppo di carri armati, soldati e paracadutisti, che se ne sono entrati nella zona da diverse direzioni per raggiungere il punto di incontro, da tre direzioni diversi. Hezbollah, aveva già preparato i suoi piani di sorpresa contro di essi, e quello che fu fatto viene chiamato dagli studiosi militari come “il massacro dei carri armati, o il massacro del Merkava, o la macelleria del Merkava”. Decine di Merkava di quarta generazione penetrarono nel territorio libanese. Dopo meno di un chilometro, quindici carri armati furono trasformati in palle di fuoco. Il bilancio fu di 18 ufficiali e soldati uccisi. Poche ore dopo, le forze israeliane tentarono un’altra incursione, e quattro carri armati furono messi direttamente sotto tiro. Fu la battaglia più dura dell’IDF, che iniziò il giorno dopo un terzo tentativo, ma i carri armati caddero di nuovo nella trappola dei combattenti di Hezbollah, a tre chilometri dal confine. Il bilancio di quel solo giorno fu di trentanove carri armati e un bulldozer distrutti e danneggiati, una ventina di ufficiali e soldati uccisi e circa centodieci feriti.  

Se l’esercito israeliano fosse stato fermo, e non avesse avanzato le sue truppe solo negli ultimi due giorni, sarebbe potuto uscire dalla guerra con perdite meno costose certamente, ma la testardaggine del governo di Olmert non ragionava in quella maniera.  

Le reazioni psicologiche del Comando dell’IDF in relazione a questa sconfitta clamorosa si manifestarono l’ultimo giorno della guerra, il 13 agosto, attraverso una serie di azioni militari simili a una “cieca vendetta”. Un bombardamento dell’aeronautica israeliana sul villaggio di Qana, nel sud del Libano, causò 51 morti e 17 feriti. Tra i morti si contarono 27 bambini. Le bombe colpirono una palazzina di tre piani. L’attacco, secondo le testimonianze, è iniziato all’una di notte, ed è proseguito sino alla mattina, impedendo ogni tipo di soccorso. Al momento i soccorritori lavoravano a mani nude per ritrovare corpi e forse qualche sopravvissuto. 
Il villaggio di Qana è stato pesantemente segnato dalla guerra tra lo Stato israeliano e il Libano “in particolare contro la comunità cristiana in Libano” già il 18 aprile del 1996, quando durante l’operazione «Furore» condotta dall’esercito israeliano contro il Libano, venne bombardata dall’artiglieria dell’IDF una vicina base del contingente dell’Onu (Unifil) dove erano rifugiati più di 700 persone civili. In quel caso i morti furono oltre 100Qana è la città che ospita la seconda Betlemme, dove Cristo compì, secondo la tradizione cristiana, il suo primo miracolo. Quel stesso giorno, aerei israeliani abbozzarono un ultimo tentativo e bombardarono il posto dove pensavano che il segretario generale di Hezbollah, S.Hassan Nasrallah, alloggiasse, distruggendo otto grossi edifici, uccidendo un numero alto di civili, ma il segretario generale, obiettivo “dichiarato” nell’attacco, non risultò certamente tra le vittime. Nel sud, l’IDF lanciò un milione e mezzo di bombe a frammentazione. Era questione, forse, di vendicare l’onore perduto del suo esercito in rotta. Per la prima volta dal 1948, l’IDF non era riuscita a invadere un territorio arabo, e questo era troppo grave per loro evidentemente. 

La Risoluzione 1701  

Il cessate il fuoco è entrato in vigore alle 8:00 (5:00 GMT) del 14 agosto 2006. Ma prima del cessate il fuoco i due membri del governo appartenenti a Hezbollah hanno dichiarato che la resistenza non avrebbe disarmato le aree a sud del fiume Litani, e avevano al pari negato qualsiasi intenzione di disarmare il sud del Libano. 

I punti più importanti previsti nella risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza per cessare il fuoco, raggiunta sulla base della considerazione che “la situazione in Libano costituisce una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale: 

(1). Chiede una piena cessazione delle ostilità, basata, in particolare, sull’immediata cessazione da parte di Hezbollah di tutti gli attacchi e l’immediata cessazione da parte di Israele di tutte le operazioni militari offensive; 

(2). A seguito della piena cessazione delle ostilità, chiede al governo del Libano e all’UNIFIL, come previsto dal paragrafo 8, di inviare le loro forze in missione congiunta nel sud del paese, e chiede al governo di Israele, contestualmente all’inizio del dispiegamento, di ritirare contemporaneamente le proprie forze; 

(3). Sottolinea l’importanza dell’estensione del controllo del governo del Libano su tutto il territorio libanese come previsto dalle disposizioni della risoluzione 1559 (2004) e della risoluzione 1680 (2006), e dalle disposizioni degli Accordi di Taif, per l’esercizio della sua piena sovranità, in modo tale che non possano esserci armamenti senza il consenso del governo del Libano e non possa esserci altra autorità che quella del governo del Libano; 

(5). Ribadisce inoltre il proprio forte sostegno, come previsto in tutte le sue principali, precedenti risoluzioni, per l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza politica del Libano all’interno dei confini riconosciuti dalla comunità internazionale, come contemplato dall’Accordo di armistizio generale israelo-libanese del 23 marzo 1949; 

(6). Afferma che tutte le parti hanno la responsabilità di garantire che non venga compiuta nessuna azione in violazione del paragrafo 1, tale da compromettere negativamente la ricerca di una soluzione a lungo termine, l’accesso delle popolazioni civile agli aiuti umanitari, incluso il passaggio sicuro dei convogli umanitari, o il ritorno volontario e privo di rischi degli sfollati, e chiede che tutte le parti rispettino questa responsabilità e cooperino con il Consiglio di Sicurezza;  

(7). Chiede a Israele e al Libano di sostenere un cessate il fuoco permanente e una soluzione a lungo termine fondata sui seguenti principi e elementi: pieno rispetto della Linea Blu da entrambe le parti; adozione di misure di sicurezza in modo da prevenire la ripresa delle ostilità, che preveda l’istituzione, nella zona compresa tra la Linea Blu e il fiume Litani, di un’area priva di personale armato, di posizioni e armi che non siano quelle del governo del Libano e delle forze UNIFIL come previsto dal paragrafo 11, operanti in quest’area; la piena attuazione dei regolamenti previsti dagli Accordi di Taif e dalle risoluzioni 1559 (2004), 1680 (2006), che impongono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano, in modo che, in accordo con la decisione del gabinetto libanese del 27 luglio 2006, non possano esserci armi o autorità in Libano se non quelle dello Stato libanese; l’assenza di tutte le forze straniere dal Libano che siano prive dell’autorizzazione dal governo; la proibizione della vendita o rifornimento di armi e materiale affine al Libano se non su autorizzazione del suo governo; la notifica alle nazioni Unite di tutte le mappe delle mine posizionate sul territorio libanese, ancora in possesso di Israele; 

(8). Decide, al fine di integrare e aumentare la forza in termini di dimensione, equipaggiamento, mandato e portata delle operazioni, di autorizzare un aumento di UNIFIL fino a un massimo di 15,000 truppe, e che la forza, in aggiunta allo svolgimento del suo mandato in base alle risoluzioni 425 e 426 (1978), dovrà: 

(a) Monitorare la cessazione delle ostilità; (b) Accompagnare e dare supporto alle forze armate libanesi, durante il loro dispiegamento nel Sud, compreso lungo la Linea Blu, contemporaneamente al ritiro dello Stato israeliano delle proprie forze armate dal Libano come previsto nel paragrafo 2; (c) Coordinare le sue attività con riferimento al paragrafo 8 con il governo del Libano e il governo di Israele; (d) Estendere la sua assistenza all’aiuto volto ad assicurare l’accesso umanitario alla popolazione civile e il ritorno sicuro e volontario degli sfollati; (e) Assistere l’esercito libanese nel compiere i passi necessari per la creazione di un’area come previsto nel paragrafo 7; (f) Assistere il Governo Libanese, come richiesto, nell’attuazione del paragrafo (10). 

(9). Agendo in seguito alla richiesta da parte del governo libanese di dispiegare una forza internazionale per assisterlo nell’esercizio della propria autorità su tutto il territorio, autorizza UNIFIL ad intraprendere tutte le azioni necessarie nell’area del dispiegamento delle proprie forze e, per quanto rientra nelle sue possibilità, ad assicurare che la sua area di operazioni non venga utilizzata per attività ostili di alcun genere, a resistere ai tentativi di impedirgli, in maniera coercitiva, di adempiere alle proprie responsabilità in base al mandato del Consiglio di Sicurezza, e a proteggere il personale, le attrezzature, le installazioni e l’equipaggiamento delle Nazioni Unite, garantire sicurezza e libertà di movimento al personale umanitario delle Nazioni Unite e, senza pregiudizio alla responsabilità del Governo Libanese, proteggere i civili dalla minaccia imminente di violenza fisica; 

(10). Invita il Governo Libanese a garantire la sicurezza dei suoi confini e altri punti di passaggio per prevenire l’ingresso nel territorio libanese di armi o simili materiali senza il suo consenso e richiede a UNIFIL di assistere, come autorizzato dal paragrafo (8), il governo libanese a sua richiesta; 

(11). Decide inoltre che tutti gli Stati prendano le misure necessarie per prevenire, da parte dei loro connazionali, o dai loro territori o utilizzando le loro imbarcazioni o portaerei nazionali: (a) La vendita o la fornitura a qualsiasi individuo o entità in Libano di armi e materiale similare di qualunque tipo, incluse armi e munizioni, veicoli ed equipaggiamenti militari e paramilitari e pezzi di ricambio per i summenzionati, che siano prodotti nei loro territori o meno; e (b) La fornitura a qualsiasi entità o individuo in Libano di qualsiasi formazione tecnica o assistenza correlata alla fornitura, produzione, mantenimento o uso degli oggetti elencati nel sub paragrafo (a) sopra; con l’eccezione che tali proibizioni non sono applicabili ad armi, materiali similari, formazione o assistenza autorizzati dal Governo Libanese o da UNIFIL come autorizzato dal paragrafo (8); (12). Richiede al Segretario Generale di riferire entro una settimana e in seguito periodicamente al Consiglio di Sicurezza sull’attuazione di questa risoluzione;” 

La riflessione dopo la guerra 

In seguito al cessate il fuoco ottenuto con l’intermediazione delle Nazioni Unite ci sono stati vari responsi riguardo a chi avesse lucrato maggiormente a causa della guerra. Iran e Siria hanno proclamato la vittoria di Hezbollah, mentre le amministrazioni israeliana e statunitense hanno dichiarato che Hezbollah aveva perso la guerra. Inizialmente, in un sondaggio effettuato da una stazione radio israeliana, gli israeliani sono stati divisi su questo tema, con la maggioranza che ha creduto in una gran perdita. Al 25 agosto 2006, il 63% degli israeliani intervistati voleva le dimissioni di Olmert per via della sua gestione del conflitto. Gli effetti sull’interno israeliano erano stati notevoliNel maggio del 2007, a seguito dei risultati della Commissione israeliana d’indagine presieduta dall’ex-giudice della Corte SupremaEliahu Winograd, la signora Tzipi Livni, ministro degli Esteri, ha chiesto esplicitamente il 1º maggio le dimissioni di Olmert, già indagato per corruzione quando era sindaco di Gerusalemme.   

Nelle 171 pagine della relazione – nominata per indagare sul comportamento israeliano nel corso del suo terzo intervento armato sul territorio libanese e, in particolare nel Sud del Libano, fortemente ed efficacemente contrastato qui da Hezbollah – venivano additati come responsabili tre importanti esponenti dell’esecutivo e dell’esercito: Ehud Olmert il primo ministro, il ministro laburista della Difesa Amir Peretz e il capo di Stato Maggiore, generale Dan Halutz. Al Primo Ministro veniva rimproverata un’azione condotta “senza ponderazione, senso di responsabilità e prudenza”, mentre Peretz veniva definito “inesperto e poco informato”. Halutz infine si diceva avesse “reagito in modo impulsivo”, denotando una sensibile mancanza di professionalità.  

La Commissione Winograd rivelava inoltre che la decisione di un intervento militare nel Sud del Libano, per reagire al sequestro di due militari israeliani, sarebbe maturata in poco più di un paio di ore, affermando che tale decisione contrastava con la strategia fino ad allora seguita dallo Stato israeliano in simili circostanze. 

 La risposta di Olmert alla richiesta della Livni fu quella della sua ferma volontà di restare al suo posto e a nulla sembrò approdare una vasta manifestazione di centomila cittadini israeliani che ne sollecitarono, il 3 maggio a Tel Aviv, le dimissioni, segno della credibilità dei sondaggi che parlavano di un crollo della popolarità del Primo Ministro e della perdita della guerra. 

Il 29 ottobre 2007, nel corso di una conferenza stampa, annuncia di essere affetto da tumore alla prostata, che tuttavia non è di gravità tale da pregiudicare la sua attività politica. Nel 2008 Olmert è al centro di uno scandalo politico nel quale viene indagato per corruzione, viene ascoltato più volte dai magistrati e nel luglio 2008 afferma che lascerà la carica il 17 settembre, dopo che il suo partito, Kadima, avrà eletto il nuovo leader. Colpiscono per notevole dignità e senso dello Stato, le parole di uno dei suoi ultimi discorsi pronunciati prima delle dimissioni. Nello stesso periodo si hanno notizie di un ritorno delle trattative con la Siria sulla questione del Golan. Queste trattative sono inizialmente indirette e mediate dal premier turco Recep Tayyip Erdoğan. A condizione che quest’ultima smetta di appoggiare i gruppi Hezbollah e Hamas e tagli i legami con l’Iran. 

Il Primo Ministro Ehud Olmert il 21 settembre 2008 rassegna le proprie dimissioni da Primo Ministro. Dopo l’impossibilità per Tzipi Livni di creare un nuovo governo, Olmert dà l’avvio con il suo governo alle operazioni militari iniziate il 27 dicembre 2008 contro Hamas, denominate Operazione Piombo Fuso, da cui conseguirà l’invasione terrestre di Gaza. Il 30 marzo del 2015, con verdetto di secondo grado, rovesciando la precedente sentenza di assoluzione, Olmert è stato giudicato colpevole di frode e abuso di fiducia (breach of trust) nell’affare Talansky. Il 25 maggio 2015 viene condannato a 8 mesi di carcere per corruzione aggravata.

Conclusione 

Quello che possiamo confermare è che l’esito di questa guerra ha portato delle perdite nei vantaggi strategici e tecnologici dell’esercito israeliano, la resistenza ha potuto creare una deterrenza definitiva per tutto il Libano, contro qualsiasi attacco israeliano. 

Prima del 2000 nel Sud del Libano, ma anche nel resto del paese a volte, nessuno poteva fermare un intervento o qualsiasi tipo di attacco da parte decaccia israeliani, in particolare nel Sud del paese esisteva un permesso scritto che doveva avere qualunque persona per poter entrare o muoversi nella zona occupata dall’esercito israeliano. 

Dopo il 2000 il Sud del Libano è stato liberato, grazie alla resistenza, principalmente Hezbollah, ma il Libano non era salvo completamente. Invece dopo il 2006, l’esercito israeliano ha perso degli strumenti essenziali, le sue capacità di agire, come il suo carro armato, il Merkava, gli elicotteri di attacco, di transizione, le sue navi militari, e l’importanza dei suoi soldati dell’Élite, come la brigata Golaniche non fece più un attacco diretto contro il Libano, rimanendo nel cielo libanese per spionaggio, o per bombardare la Siria come accaduto recentemente. 

L’esito della guerra del 2006, ha dato all’Asse della resistenza più vita, fiducia, alto sostegno popolare, e una grande dimensione sulla scena dello scontro nel Medio Oriente. 

Con le elezioni americane di mid-term del novembre 2006, risolte in una sonora sconfitta dei repubblicani che persero il controllo di entrambe le camere del Congresso, nacquero forti contrasti all’interno dell’amministrazione e il ministro della Difesa Donald Rumsfeld, il principale artefice della strategia antiterrorismo lanciata da Bush, si dimise e venne sostituito da Robert Gates. Ricordando le prime parole dette all’inizio della guerra dal nuovo segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, mentre era a colloquio con il premier israeliano Ehud Olmert: “È giunto il tempo di un nuovo Medio Oriente. Ed è giunto il tempo di dire a coloro che non vogliono un nuovo Medio Oriente che noi prevarremo”. E per non dimenticare, le parole di Amir Peretz, ministro della difesa israeliano, che affermava il 12 luglio 2006: “Spezzeremo gli Hezbollah”.

 

Qui, gli articoli precedenti:

1. Il Caso del Libano: la Guerra dei 33 Giorni

2. La Caduta degli elementi essenziali: la Guerra dei 33 Giorni

 

 

Note fotografiche:

2) Il capo della resistenza libanese Hezbollah e i soldati del UNifil sulle frontiere 
3) Da sinistra a destra: il Generale dell’IDF Dan Halutz, P.M Ehud Olmert, il Ministro della Difesa Amir Peretz 
4) Il ritorno degli ostaggi libanesi con 199 cadaveri di vecchi militanti arabi che erano rimasti dagli israeliani per anni, tramite lo scambio con i due cadaveri dei soldati israeliani,catturati il 12 luglio 2006; la foto a sinistra presenta l’ostaggio liberato, Samir al Qintar, il più vecchio ostaggio libanese, con 30 anni di prigione.