“Soundscapes” di Vincenzo Bagnoli: esercizi d’ascolto

aprile 8th, 2019 | by Ilaria Bonazzi
“Soundscapes” di Vincenzo Bagnoli: esercizi d’ascolto
Letteratura

Sai che hai ancora tanto da ascoltare (ne avrai sempre), ma cominci a sapere che non basta: se resti in silenzio, non c’è più spazio per l’onda della vita e tutto quello che senti alla fine prende un’unica cadenza, quella della nota dominante, il tonfo sordo inumano, il basso pulsante e continuo dello slogan. Devi parlare, ogni tanto. […] Perché ci dev’essere una poesia per quest’anonima forza che senti nel paesaggio della moderna edilizia popolare, nelle scuole nelle case nelle palestre dove si cresce insieme, e ci deve essere un colore diverso, che abbia i toni dell’urgenza e della coerenza, la «pronuncia del mondo», la sostanza del tuo tempo e del qui.

Soundscapes, uscito a novembre scorso per Carteggi Letterari, è una storia. Una storia che attraversa cinquant’anni – dal 1967, anno di nascita dell’autore, al 2017 – in sedici poemetti in cui s’intrecciano, scontrano e confondono una vicenda personale, quella di Vincenzo Bagnoli, e una collettiva, quella di un’Italia che vede i gelidi grattacieli, immobili nel cielo della sera come implausibili, estranee elevazioni: valori astratti sospesi al di sopra di tutti.
Il libro si divide in sette parti, ognuna delle quali riguardante un periodo storico preciso, e benché i poemetti vengano presentati come “canzoni” e della canzone abbiano spesso la struttura e il tono, Soundscapes è anche prose, dialoghi, pezzi teatrali, in un convergere della letteratura e della musica nel cemento, nelle nebbie, nei tramonti.

Vincenzo Bagnoli è nato a Bologna nel 1967 e lavora come redattore di testate giornalistiche e case editrici; è autore di saggi (Contemporanea, Esedra, 1997; Letterati e massa, Carocci, 2000; Lo spazio del testo, Pendragon, 2003) ed è tra i fondatori della rivista letteraria «Versodove». 
Ha pubblicato le raccolte 33 giri stereo LP (Gallo & Calzati, 2004), FM – Onde corte (Bohumil, 2007), Deep Sky (d’if, 2008) e Offscapes. Beyond the Limits of Urban Landscapes (Trafika Europe, 2016; Offscapes. La parte distante del paesaggio, Sala Editori, 2017). Ha realizzato i testi dell’album Bologna ’67-77 della band Stratten (NML, 2012) e della graphic novel Outlandos di Elena Guidolin, (GIUDA edizioni, 2016); ha inoltre collaborato ad alcuni documentari di Home Movies e Mammutfilm.

Soundscapes ha avuto una gestazione lunga. Buona parte dei poemetti è stata pubblicata nel 2004 e in seguito ne sono stati aggiunti altri quattro, rielaborati, scritti tra il 1988 e il 1991.
Come lascia intendere lo stesso titolo, ci sono due dimensioni che non si possono dividere e attraverso le quali passa l’intera storia: la musica e il paesaggio. A fare da sottofondo – o, forse, ad essere l’unico sottofondo possibile – ad una Bologna che vede le periferie moltiplicarsi come labirinti è la musica pop e rock degli anni Settanta-Ottanta, i Joy Division, i Cure, gli Eurythmics, ma anche Battiato o gli Area, per mescolarsi poi con la letteratura, da Baudelaire a Leopardi. Emblematico è, in questo senso, il poemetto Kayleigh, in cui il parallelo si instaura tra l’omonima canzone dei Marillion che si apre con una domanda, Do you remember? e il leopardiano Rimembri ancora, di A Silvia:

Silvia, ricordi ancora i giorni strani

persi per strada e poi le barricate

irose del tramonto e poi la rabbia

urlata nel deserto dei tuoi anni,

le solitudini di cielo vuoto

negli autobus, nei treni suburbani,

le notti con gli occhiali scuri, il fuoco

di sodio e cesio in alto sulle strade,

lunghe tangenti di fughe colorate,

ripari alle stazioni di servizio?

Come in Kayleigh – e come, d’altra parte, in A Silvia – anche in Amarilli under the april skies c’è una nostalgia, un ricordo, un prendere atto di speranze morte che non per questo sono meno belle, nella loro crudeltà di cosa passata e che non torna:

In questo modo ho perso anni e anni

ore di nebbia e d’indifferenza,

senza trovarti e ti ho messa da parte,

ma in fondo ai sogni più brutti tornava

l’ombra implacabile della tua assenza.

Nel permafrost perenne dell’adesso

(everything is as cold as life, diceva)

non c’è neanche molto che mi manchi

e ora che sono seduto davanti

a tutti i miei peggiori ricordi

messi in fila dall’ira del tempo

senza nessuna pietà per nessuno

ora ti cerco ti cerco Amarilli

In Soundscapes c’è un metro soltanto ed è l’endecasillabo, non per virtuosismo né per tradizionalismo ma per sottolineare come la poesia abbia delle regole, non è uno sfogo ma un lavoro e come tale necessita di tecnica, esperienza e imperativi morali. L’endecasillabo restituisce, inoltre, lo stesso effetto sonoro della musica che fa da sfondo, ma in un certo senso anche da protagonista, in Soundscapes: a tal riguardo, lo stesso Bagnoli ha scritto un articolo che s’intitola Endecasillabi in quattro quarti. Fra Dante e il rock ed è proprio Dante ad essere citato nel poemetto Lotta di classe (zeit):

Muri descritti soltanto dal buio

accesi inutilmente dalle luci

che il freddo sembra spengere comunque

in un crepuscolo color petrolio,

in una nebbia che riempie la mente

(per me si va nella città dolente).

E quando guardo fuori per cercare

un altro spazio, un soffio di cielo

in cui specchiarmi dalla mia finestra,

è ormai l’ora che volge il disio

ai naviganti e intenerisce il cuore,

ghiacciato invece tra lacrime sporche

nel traffico, nel sordido rumore

(per me si va nell’eterno dolore).

Che tutta questa storia è senza senso

dopo l’avrei rivisto nella strada

nel lusso dei negozi, dei caffè,

nelle decorazioni natalizie:

ghigno beffardo che mi suggerisce

che il passato non è mai passato

del tutto, eppure non ci resta niente

(per me si va tra la perduta gente).

Soundscapes è, in definitiva, un esercizio di ascolto, anche letteralmente: all’interno del libro è presente il link ad una playlist di 15 brani originali, a volte cantati – o, spesso, recitati – dallo stesso autore e incisi con la band Stratten.

C’è il giradischi la camera al buio la città vista dall’alto il rumore della puntina che cade e cerca il

microsolco frusciando l’attacco di batteria il sintetizzatore c’è la colonna sonora di ore di sera il

fumo le note del basso che increspano appena la superficie con piccole onde la copertina dei dischi

c’è l’odore del vinile le note a calare con cui finisce Enola Gay Atmosphere o Christine i titoli di

coda

            fade to black.