Incontro e scontro generazionale – Mentana al Ghislieri

marzo 24th, 2019 | by Francesca Porcheddu
Incontro e scontro generazionale – Mentana al Ghislieri
Interviste

Nel saggio L’epoca delle passioni tristi di Gerard Schmit e Miguel Benasayag si dice che quando una società è in crisi, per proteggersi e sopravvivere, aderisce massicciamente e in modo irriflesso ad un discorso di tipo paranoico: mancano le passioni che hanno animato tutto il Novecento. E crisi è proprio “quel momento in cui il vecchio muore e il nuovo stenta a nascere”. Un discorso questo che pare calzare a pennello con l’intervento di Mentana al Ghislieri lo scorso 20 marzo. Il direttore del TG LA7 è andato fuori tema lasciando l’amaro in bocca: avrebbe dovuto tenere una conferenza dal titolo Il giornalismo nell’età delle fake news, ma di questo argomento si è parlato pochissimo.

Il giornalista ha contrapposto la sua generazione alla nostra. Nella sua c’erano dei punti di riferimento da seguire ben identificati, come ad esempio Che Guevara, c’erano delle ideologie, si credeva in qualcosa. Oggi, secondo Mentana, gli ideali sembrano mancare, i giovani non si stanno conquistando con sufficiente impegno il futuro e “rubiamo” gli idoli alla sua generazione perché non li abbiamo. Dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, si apre l’epoca delle passioni tristi, il mondo non è più diviso in blocchi: inizia la crisi delle ideologie.

Enrico Mentana

Verso la fine della conferenza ci sono state delle domande dal pubblico: una ragazza ha spiegato che in realtà i giovani stanno facendo sentire la loro voce, e gli scioperi ambientali proposti da Greta Thunberg ne sono un esempio, ma forse non vengono ascoltati. Mentana ha commentato che “si sta seguendo una moda” e che è abbastanza scontato scendere in piazza quando il proprio pianeta sta collassando e il futuro più prossimo è a rischio. Forse l’ecologia è l’unico spazio in cui si pensa al futuro, mentre in molti altri ambiti come la politica questa prospettiva non esiste, e anche per questo molti giovani scappano dall’Italia per vedere riconosciuti i loro meriti, in un Paese che a volte non li sa apprezzare e una classe politica (della sua generazione) che non lascia spazio. È più facile sminuire la nuova generazione quando quella vecchia fornisce un cattivo esempio.

All’uscita dall’Aula Magna abbiamo provato a intervistare Mentana ed ha risposto alle seguenti domande.

Ultimamente molti articoli hanno titoli da clickbaiting, gli utenti condividono gli articoli senza leggerli e senza approfondire le questioni di cui trattano. Secondo lei i giornalisti attualmente si rendono conto della responsabilità che hanno nella società?

Perché i giornalisti questo ruolo ce l’hanno? Nei siti web i giornalisti scrivono non solo per fare informazione, ma anche per avere traffico. Il traffico serve per avere a pubblicità, e la pubblicità per poter pagare l’impresa giornalistica. Sicuramente ci sono delle modalità diverse per fare articoli molto più interessanti.

Quali sono le sensazioni che ha riscontrato oggi da un pubblico così giovane?

Sono soddisfatto, ma il tempo non è mai abbastanza, sarei voluto rimanere molto di più per poter parlare con voi.

Che consiglio può dare a giovani giornalisti in erba?

Reinvitarmi, così ne riparliamo.

La reinviteremo sicuramente direttore Mentana, abbiamo tante cose da chiederle e tanti dubbi. Ad esempio perché oggi l’informazione sia così fumosa. Ne siamo circondati ma non riusciamo a informarci davvero e a capire ciò che succede intorno a noi. Sembra di essere in mezzo al mare quando si è assetati, si è circondati dall’acqua, ma è un’acqua che non si può bere… Perché accade tutto questo?

Per quanto riguarda gli scioperi per il clima, pensiamo che siano una bella iniziativa e che in molti, scesi nelle piazze di tutto il mondo, ci credessero davvero. Se non scendiamo in piazza sbagliamo perché non difendiamo il nostro futuro, se scendiamo lei dice che stiamo seguendo una moda. E allora cosa dovremmo fare?

Siamo riusciti a chiedergli frettolosamente nei corridoi del collegio: Noi siamo figli della sua generazione che lei ha descritto giustamente piena di ideali e di punti di riferimento. Che ruolo ha avuto la sua generazione in quest’epoca delle passioni tristi? Cosa ci ha insegnato? Ha provato ad evitare tutto questo?

La vecchia generazione non deve insegnare niente alla nuova. Vi ha regalato la democrazia, cosa volete di più? Tocca a voi utilizzarla.

È una risposta che non ci soddisfa. Scopiazzare idoli alle vecchie generazioni non è per forza una cosa negativa. Certo bisogna vivere il proprio presente e sicuramente ci richiamiamo a personaggi ed eventi che non abbiamo vissuto, ma se sono modelli positivi, portatori di idee ancora valide e valori universali, non vediamo quale sia il problema, ma comunque anche a noi non mancano: Malala, Greta Thunberg…solo per citarne alcuni. La presenza dei giovani nel volontariato è cresciuta negli anni e anche l’attenzione verso i temi della legalità e la cultura anti-mafiosa è aumentata grazie alla partecipazione dei giovani all’associazione Libera E per quanto riguarda le fake news non sono i giovani i divulgatori di false notizie, ma la vecchia generazione, come afferma uno studio della New York University.

C’è sempre da migliorare certo, anzi è necessario, e l’esortazione di Mentana è stato un invito ad uscire fuori dal guscio, ma non è vero che noi giovani d’oggi siamo senza ideali. Non siamo la peggio gioventù.