…passava la Berlino anni Ottanta, dietro al bancone di Blixa

dicembre 16th, 2018 | by Luca Sacco
…passava la Berlino anni Ottanta, dietro al bancone di Blixa
Musica

 

“Bargeld Risiko was a good name for it because you put your sexual identity at risk by entering. It was the one place for all the people who didn’t fit anywhere else.”

Wolfgang Muller

 

Berlino, inizio anni Ottanta. La città è ancora divisa dalla ‘cortina di ferro’ e la vita quotidiana dei cittadini berlinesi è assai difficile. Evocativi sono i volti melanconici e desolati degli abitanti della Berlino Est ritratti dalle foto di Harf Zimmermann (Hufelandstrasse 1055, Berlin. 1986-1987) o i monologhi interiori del popolo di Berlino Ovest, il cui strazio e le cui ferite sono messe in luce dall’occhio acuto e lucido di Wim Wenders, regista de Der Himmel uber Berlin (Il cielo sopra Berlino) (1987). Ad ogni modo la parte occidentale della città non dorme mai, sveglia ventiquattro ore su ventiquattro; sperimentale e informale. Il motto che la riassume è “West Berlin is the place to be” come citato dall’essayfilm B-Movie: Lust & sound in West Berlin 1979 – 1989 (2015) prodotto da Klaus Maeck, Heiko Lange, Jorg A. Hoppe. In particolare il posto giusto a Berlino per essere qualcuno è nella via Yorckstraße 48, nel quartiere di Schöneberg, sede del Risiko Bar. Posto angusto dal carattere underground e tempio dell’iniquità il cui spirito è manifestato dal leitmotiv: “Drei Tage wach”, ossia “sveglio per tre giorni”. In poche parole in questo luogo lo scopo era quello di spingersi fino allo sfinimento; droga e alcol vi facevano da protagonisti e la “Wasted German Youth” (“gioventù tedesca sprecata”), altro slogan ricorrente, vi passava il proprio tempo libero alla ricerca continua, se non maniacale, dell’esperienza edonista. Il Risiko non solo è conosciuto dai giovani borghesi della West Berlin ma è ‘abitato’ da una multiforme ‘fauna’: musicisti quali David Bowie, Iggy Pop, Nina Hagen, Lee Pierce e Blixa Bargeld – barista del Risiko – registi come Wim Wenders e una serie di disadattati scrittori tra cui Christiane Vera Felscherinow, autrice de Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (1978). Parlando del Risiko, non si può tralasciare poi la figura di Nick Cave. L’artista, venticinquenne, dopo il rifiuto da parte dello snobismo e del formalismo londinese arriva a Berlino nell’Ottantadue. Pochi anni dopo fonda la nota band The Bad Seeds insieme al barista del Risiko. La figura di Cave e della sua band diviene centrale non solo, prendendo a prestito le parole di Wenders, perché “calava il silenzio quando entravano da qualche parte, erano davvero grandi, la cosa più grande di Berlino”, ma anche perché diviene simbolo dei cambiamenti sociali e culturali di quegli anni. Sotto una mera luce musicale-estetica l’uscita del primo album dei The Bad Seeds, from eternity to her (1984), disegna una Berlino sperimentale e (anti)avanguardista: il processo di frammentazione (e in fine destrutturazione) della struttura musicale, la dissoluzione del linguaggio segnata dal passaggio da parola urlata, straziata e delirante, a verso incomprensibile che sfocia nell’animalesco. La composizione strumentale, anch’essa, segue e subisce questa decomposizione, risultando disarmonica, imprevedibile, indipendente, folle. Questo, ad ogni modo, non toglie valore e carattere sperimentale ai lavori prodotti un decennio prima a Londra dai Pink Floyd con l’uscita del brano Echoes nell’album Meddle (1971), o in America dal gruppo Dream Theater o dall’eccentrico artista californiano Frank Vincent Zappa. Lo spirito sperimentale non si riversa unicamente sulla scena rock ma inonda il mondo della musica elettronica. Klaus Schulze, Andreas Grosser, Manuel Gottsching, Edgar Froese e altri sono i nomi che dominano la scena elettronica berlinese. L’elemento comune tra questi personaggi è che nessuno artisticamente è uguale ad un altro. Ciò vale a dire che tutti godono di uno stile proprio, autonomo e nuovo, ma rafforzato dai rimandi continui, evidenti e non, ad altri generi musicali (classica, jazz, blues). La particolarità che emerge ‘ad un occhio sensibile’ è scoprire il Risiko (e il ricordo che si può avere di esso) non solo come luogo iniquo e vizioso ma anche profondamente umano. Questo “profondamente umano” è giustificato dall’Incontro: l’incontro (o lo scontro) fra diverse persone con personalità dissimili e provenienti da mondi geograficamente e artisticamente lontani, in uno scambio comunicativo passionale e appassionato. La storia tra il chitarrista dei The Bad Seeds, Blixa Bargeld e la musicista Maria Zastrow, ne è un vivido esempio. La compositrice di origine austriache scappa dalla ultra conservativa Vienna e arriva a Berlino giovanissima grazie all’aiuto di Blixa, incontrato tempo prima nella città Natale. Poco dopo la ragazza austriaca comincia a lavorare al Risiko entrando così a far parte del mondo artistico berlinese: così autodistruttivo, così vitale. Le sue (de)composizioni musicali, ripetitive e deliranti, ne sono una tangibile testimonianza. Berlino, 30 Agosto del 1986. Il Risiko apre per l’ultima volta. Viene chiuso dalle autorità perché ritenuto immorale dalla società (così chiamata) civile. Lo spirito vittoriano-borghese demolisce le fondamenta del ‘tempio del moderno Dioniso’. Le diverse e le variopinte manifestazioni creative berlinesi ora perdono il loro perno. Significativo è il cortometraggio di Uli M. Schueppel, Lost in music (1987), in cui le immagini sono accompagnate dalla musica del duetto Anita Lane (fidanzata di Nick Cave) e Mick Harvey (membro dei The Bad Seeds). Tutto termina con una leggera dissolvenza di una canzone rimasta incompiuta, lasciando, forse, l’ascoltatore perdersi (nell’esperienza musicale).

 

Citazione iniziale da: Berlin Calling: A Story of Anarchy, Music, The Wall, and the Birth of the New Berlin, Paul Hockenos, 2017)