Inchiostro a volontà 2018 | Filosofia al modico prezzo di… (di Anna Loschiavo)

dicembre 14th, 2018 | by Redazione Online
Inchiostro a volontà 2018 | Filosofia al modico prezzo di… (di Anna Loschiavo)
Concorsi

Menzione speciale al concorso letterario “Inchiostro a volontà”. Arrivato alla sua 13esima edizione il concorso tende a premiare gli studenti dell’Università di Pavia che hanno colpito la redazione e i tre giudici con i loro racconti. Alla giuria troviamo tre rilevanti figure dell’ambiente letterario: la Professoressa Gianfranca Lavezzi, lo scrittore e poeta Flavio Santi e il libraio Andrea Grisi. La premiazione si è tenuta il 5 dicembre 2018 alla libreria Il Delfino di Pavia.


di Anna Loschiavo

<<Enzo, Enzo svegliati. Sono le 6 e mezzo, è la terza volta che ti chiamo>>. Sono i rimproveri che sento ogni giorno da 28 anni, ad eccezione del 25 dicembre, del primo dell’anno e del giorno di pasqua, quando il bar resta chiuso. In realtà mia moglie non mi chiama mai più di una volta, lo ripete ogni mattina solo perché sa che provo un senso di colpa nel sapere che lei è sempre sveglia prima di me, sa che la mia stessa pigrizia mi irrita e che il solo fatto che mi venga ricordato ogni giorno mi fa scostare cuscino e coperta e schiudere gli occhi verso la finestra della camera da letto, salutando il mattino con un grugnìto.

Anche oggi sono uscito di casa alle 7 e 15. Mi ci vorranno almeno quaranta minuti per arrivare vicino l’università, probabilmente dieci per trovare parcheggio. Anche oggi troverò Maurizio ad aspettarmi davanti la saracinesca abbassata.

<<Buongiorno Enzo>> mi saluta Maurizio <<Guarda che nuvole, oggi è prevista pioggia. Se diluvia avremo un bel casino, con tutti gli studenti che verranno a ripararsi nel bar>>. Maurizio ha ragione. Il bar è piuttosto stretto e quando fuori c’è pioggia, si riempie di ragazzi e ragazze urlanti che non escono fin quando lo scroscio non si smorza.

Alzo la saracinesca annerita, apro la riluttante porta in legno, accendo le luci e le macchine da caffè, ed ecco che comincia il via vai. Molti studenti e insegnanti sono frequentatori fissi, sanno che quando sono particolarmente di buon umore tendo a scontare il caffè facendolo pagare la metà. Per tutti i miei clienti sono solo uno dei baristi dell’università, nessuno sa che sono un barista molto esigente e che quando sono allegro “misuro” ogni habitué prima di ridurgli il prezzo del caffè.

Elio ad esempio è uno di quei clienti che devo ancora inquadrare. Un pomeriggio di un paio di mesi fa aveva avuto una insolita voglia di raccontarsi e in quell’occasione mi aveva detto che il lunedì successivo avrebbe compiuto 26 anni e che voleva organizzare una grande festa, una grande sbronza anzi che da casa lo avrebbe portato barcollante e felice fino a Piazza del Popolo con tutta la sua combriccola, che si era preso il suo tempo per finire la triennale e che su insistenza del padre si era iscritto subito dopo alla magistrale di economia e management delle imprese.

Oggi Elio entra raggiante, in totale disaccordo con tutto quel grigio di fuori. Saluta il suo amico Fabio, entrato qualche minuto prima, che intanto tamburella un motivetto vivace con le dita sul piano del bancone, impaziente di ricevere la sua carica di caffeina. Elio ha un viso vezzoso, i capelli paglierini arruffati, gli occhi vispi e vigili e stamattina civetta più del solito. Ha le maniche della polo tirate leggermente più sotto del gomito e sull’avambraccio sinistro si intravede una garza.

<<Bella Fa’. Te sei già preso er caffè?>> Maurizio poggia la tazzina fumosa sul piattino davanti al naso di Fabio e chiede ad Elio se anche lui vuole un caffè <<E come no Maurì, so’ venuto qua apposta>>.

<<Elio ma non c’hai lezione?>> lo incalza Fabio. <<Sì zì ma Parrini fa ‘r quarto d’ora accademico, la lezione inizia tra ‘na decina de minuti. Famme beve sto caffè’n pace. Già mi madre m’ha fatto n’cazza’ co sta’ storia der tatuaggio. Dimme te se non me posso fa’n tatuaggio a 26 anni. Me so’ scelto anche ‘na robba significativa. C’ho pensato bene Fa’>>.
Fabio guarda Elio un po’ disorientato. Non sapeva nulla del tatuaggio e solo in quel momento nota la garza sull’avambraccio, afferra il polso sinistro di Elio e gli tira ancora più su la manica, giusto per valutare le dimensioni della nuova pensata.
<<Lo posso vede’ sto tatuaggio?>>. Elio non se lo fa ripetere due volte e stacca dalla pelle leggermente arrossata qualche centimetro di garza. Le lettere nere dalla grafia un po’ inclinata e tondeggiante fanno pensare chiaramente a una frase.

<<‘N se vede bene>> dice Fabio stizzito <<Me dici che c’è scritto?>>. Elio sorride. Era proprio quella la domanda che reclamava dall’istante stesso in cui era entrato nel bar. Elio rincolla la garza e mentre abbassa la manica, con un tono di voce deciso, recita: “Il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me”. Fabio poggia il palmo della mano destra sulla guancia e abbozza un sorriso tagliente.

<<De certo non è tua>> dice <<Chi te l’ha suggerita? E soprattutto c’hai na mezza idea de che significa? De che significa pe’ te e pe’ chi l’ha scritta prima de te?>>.
Elio gira per un attimo la testa verso le macchine da caffè, il minimo indispensabile per sfuggire allo sguardo supponente di Fabio, poi ricolloca l’attenzione sul volto dell’amico:<<Stava scritta su un muretto, vicino a la metro de Piramide. Me so’ fermato, l’ho letta e riletta e me so’ ricordato de la Vischi in classe, al liceo, che ce scriveva le massime filosofiche a la lavagna pe’ faccele ricorda’>>.

Elio si ferma per chiedere a Maurizio un cornetto crema e amarena e poi riprende con fervore:<<Me ricordo che quella m’era particolarmente piaciuta Fa’. L’ha scritta Kant però me la so’ tatuata io e pe’ me significa che fuori de me c’è er bello, che è anche infinito, e che me da’ l’impressione de esse’ piccolo e insignificante ner mondo, ma dentro de me c’è ‘na legge che dirige la mi’ volontà, che me dice che devo fa’, come devo pensa’ e sta’ legge me da’ considerazione, non me fa’ vive da persona banale>>.

Elio addenta il cornetto, si pulisce gli angoli della bocca con l’indice, poi mi guarda e notevolmente irritato mi chiede: <<Che te ridi Enzi’? Te fa ride’ la mi’ spiegazione?>>. Nessuno dei miei clienti sa che oltre ad essere un barista molto esigente, prima di sposare mia moglie e di sentirmi costretto a trovare un ripiego per far vivere in condizioni dignitose la mia giovane famiglia, ero iscritto al terzo anno di lettere e filosofia. Valeria mi chiamò scoraggiata lo stesso pomeriggio in cui mi ero deciso, finalmente, ad aprire il manuale di storia della filosofia antica e mi disse che dovevamo decidere che fare della nostra vita perché era ormai assodato che era incinta. Per quanto quel manuale mi avesse demoralizzato quasi quanto la chiamata di mia moglie, non ho mai smesso di idolatrare la filosofia e di difenderla contro chi la classificava “campo di studio superato”, e anzi, ogni volta che posso, mi tiro dietro, sul divano del salotto, mia figlia infastidita per leggerle qualche aforisma contorto ma sempre, paurosamente, valido.
<<Mi fa ridere sta’ tendenza de’ svendere i pensieri filosofici, li scrivi sui muretti, li tatui sulla pelle, li stampi sulle magliette. Eppure per cercare de capirli ti ci vuole almeno un mese. Devi leggere un pensiero tutti i giorni per almeno un mese, riflettere e riflettere finchè la tua mente non si accartoccia per la frustrazione. Solo allora capisci che non è un prodotto da acquistare>>.

Elio e Fabio mi guardano storditi, ma io non demordo: <<La citazione che te sei tatuato è della Critica della Ragion Pratica de Kant ed è stata perfino incisa sulla sua tomba. E’ faticoso capire Kant, perché bisogna punzecchiare la propria spiritualità. Il problema è che in noi è rimasto ben poco di spirituale. Quello che dice Kant è che la riflessione umana, in un certo senso, nasce da due madri: il cielo inteso come mondo esterno e infinito davanti al quale l’uomo è una rozza creatura, fatto di una materia che prima o poi tornerà ad essere inconsistente, e la legge morale intesa come personalità, come identità dotata di intelligenza che spinge l’uomo ad agire secondo delle regole. E’ la legge morale a determinare la libera volontà dell’uomo e questa volontà è pura, nel senso che non è condizionata dalle esperienze, dagli impulsi, dai dolori. La libera volontà dovrebbe condurre l’uomo a porre nell’umanità stessa il suo scopo. C’avete capito poco ve’?>>. Lancio a entrambi due amaretti, poi insisto: << Elio va’ a lezione, il quarto d’ora accademico è finito>>.