Le basi di una scienza “democratica”: una risposta a Burioni

dicembre 2nd, 2018 | by Luca Carotenuto
Le basi di una scienza “democratica”: una risposta a Burioni
Attualità

Ci sono due categorie di persone a questo mondo: chi divide le persone in due categorie e chi no. Burioni evidentemente fa parte della prima e le sue categorie sembrano essere i “sapienti” e gli “ignoranti”. Categorie arbitrarie e facilmente discriminabili da ciò che pubblica su Facebook, che è poi l’unico motivo del suo successo mediatico (non del tutto immeritato sia chiaro). È dei giorni scorsi, per la precisione il 19 novembre, la polemica dell’immunologo marchigiano con il filosofo Simone Regazzoni. Tutto è partito da un post su Facebook di Guido Vitiello, giornalista e professore alla Sapienza di Roma, nel quale si lamenta del divario polemico tra politica e filosofia a scapito della scienza. Simone Regazzoni risponde che alcuni medici hanno “un’idea ingenua della scienza” e che gli atteggiamenti arroganti non aiutano a relazionarsi col grande pubblico. Vitellio risponde che medici come Burioni hanno comunque una conoscenza della materia migliore dell’utente medio, per quanto poco filosoficamente articolata; Regazzoni quindi replica che, proprio in virtù di questa conoscenza, l’atteggiamento di Burioni dovrebbe essere più moderato o come dice lui “meno caricaturale”. Per una serie di citazioni e rimandi di difficile ricostruzione, alla fine nel dibattito è intervenuto il diretto interessato, appunto Burioni, il quale ha “ammesso” (benché la sua ammissione abbia il sapore di un vanto) che le sue conoscenze di filosofia non vadano oltre la terza liceo e che a un “ignorante come lui” le nuove correnti filosofiche gli ricordano Ugo Tognazzi. A questo segnale si è scatenato l’inferno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo questa “ammissione” Regazzoni ha invitato Burioni, con toni indubbiamente tutt’altro che moderati, a leggere e a studiare un po’ di filosofia della scienza. Il medico ha risposto al filosofo accusandolo di essere un “tognazziano”, pur sempre riconoscendo, si fa per dire, la sua ignoranza in materia. Regazzoni non si è trattenuto dal minacciare Burioni di querelarlo e quest’ultimo ha irriso della sua minaccia, ricordandogli che lui (Burioni) alla sua (di Regazzoni) età era già un professore ordinario mentre lui (Regazzoni) è ancora “solo” un professore a contratto. L’incontro va avanti a suon di affondi, recriminazioni e inviti allo studio vicendevoli ben poco accademici ma lascio il piacere della lettura al post su Facebook allegato sopra. Noterete almeno due problemi nelle risposte di Burioni: il primo è il passaggio da un argomentazione ad rem ad una argomentazione ad hominem, ovvero ciò che accade in una discussione quando si è a corto di argomenti; si attacca l’interlocutore sul piano personale (cercatevi la parte in cui Burioni se la prende con le calvizie del suo avversario). Burioni potrebbe replicare che in quei momenti stava solo scherzando ma se davvero le cose stessero così non sarebbe troppo diverso da tutti quelli che, con toni ben poco diplomatici, hanno finora “scherzato” alle spalle altrui (l’esempio più illustre è Vittorio Feltri; minuto 00:27:50). Il secondo e più importante, nel caso non si fosse capito, è che abbiamo un problema serio con la scienza e più “importantemente” con l’idea di scienza. Burioni nel suo “blastaggio”, ovvero la pratica di rispondere per le rime agli odiatori sul web, porta avanti più o meno consapevolmente un’idea di scienza del tutto distante dalla vera pratica di ricerca scientifica e cioè l’atteggiamento positivista; e il positivismo, benché bisogni pur riconoscergli qualche merito, è ben distante dalla scienza vera e propria, poiché, come ogni religione, professa una verità incontrovertibile: tutto è spiegabile o interpretabile in termini scientifici. Purtroppo (o per fortuna) i numeri tanto amati da Burioni non bastano sempre a spiegare fenomeni quali la cultura, gli atteggiamenti collettivi e personali e le decisioni politiche.

La scienza, contrariamente a una certa credenza popolare, non è dispensatrice di verità incontrovertibili (né si professa tale) bensì di risultati veri “fino a prova contraria”; e di prove contrarie nella storia della scienza non ne sono mancate. Un esempio su tutti è la teoria geocentrica o “tolemaica”. Mi spiego meglio: oggigiorno si tende a contrapporre, con una facilità talvolta superficiale, l’anticlericalismo galileiano (ammesso e non concesso che Galileo fosse anticlericale) alla Chiesa oscurantista. Ci si dimentica però che il geocentrismo deve gran parte del suo successo anche a Claudio Tolomeo, un matematico egiziano, padre della moderna geografia. Tolomeo avrà sicuramente sbagliato molte cose e i risultati sono davanti a tutti ma ben poco si può dire sull’accuratezza del suo metodo che era appunto rigoroso e matematico, come ben sa chi almeno una volta abbia provato a leggere il suo Almagesto. Tolomeo porta dati osservativi e calcoli alle sue argomentazioni per provare la rotazione dei corpi celesti attorno alla Terra. Un lavoro esemplare il suo, che ha portato però a delle conclusioni sbagliate. Ma ciò non toglie che Tolomeo per l’epoca fosse in tutto e per tutto uno scienziato e che le sue tesi non fossero antiscientifiche ma anzi potremmo dire quasi suffragate da fatti e dati. Le atrocità che sono state poi compiute in nome della teoria tolemaica allo scopo di conservare un certo potere politico sono indubbiamente da biasimare ma senza per questo condannare all’oblio illustri pensatori a causa dei loro errori.



Un estratto dall'Almagesto

Errori dai quali neanche la Medicina è esente, anche e soprattutto quando si parla di vaccini. Premetto (perché potrebbe essercene tristemente bisogno) che chi scrive è un convinto “pro-vax”, ammesso ovviamente che una simile etichetta abbia senso. Quando nel 1885 Pasteur presentò le proprie tesi sulla microbiologia applicate alla vaccinazione contro la rabbia all’Università di Parigi, la comunità medica rispose nel migliore dei casi con un tiepido scetticismo e nel peggiore accusando il chimico di arrogarsi di competenze non proprie della sua disciplina. Insomma, nel XIX secolo un chimico che si intrufolava nella medicina faceva scandalo almeno quanto lo fa adesso un filosofo che parla di scienza. Se non ci credete, credete almeno a chi fa divulgazione scientifica di professione (guardate questo video al minuto 00:13:12). C’è quindi dell’Ironia con la “I” maiuscola nel constatare che tra i primi antivaccinisti della storia si contino proprio gli illustri medici. Ma a ben pensarci ciò non dovrebbe stupire. La medicina infatti, almeno stando a quanto dice Ippocrate (il cui giuramento è ancora oggi recitato dai laureandi in Medicina) nel De Arte è una techne; e techne in greco vuol dire pratica e/o arte, non scienza. Quella del medico quindi, stando almeno agli illustri esponenti della categoria, non è una scienza ma una pratica che si avvale sì di strumenti e scoperte della scienza ma non ne fa parte direttamente.



Pasteur

Pertanto, quando difendiamo un fatto basandoci su “prove scientifiche” non dobbiamo arroccarci sulla caducità di un risultato ma difendere la plasticità del metodo che è stato adoperato, appunto quello scientifico. Con le parole di Karl Popper, filosofo della scienza (e potenziale “tognazzi” a questo punto):

Il metodo della scienza è razionale: è il migliore che abbiamo. Perciò è razionale accettare i suoi risultati; ma non nel senso di confidare ciecamente in essi: non sappiamo mai in anticipo dove potremmo essere piantati in asso.” (da Poscritto alla logica della scoperta scientifica, Il Saggiatiore).

Qualora poi a Burioni le parole di un filosofo contemporaneo suonassero ancora come un’ingerenza verso la sua disciplina allora forse è il caso che legga autori come Antonio Damasio, neuroscienziato e biologo, il quale nel suo ultimo libro “Lo strano ordine delle cose”, edito in Italia da Adelphi, scrive

Le scienze da sole, senza la luce che viene dalle arti e dalle discipline umanistiche, non possono illuminare la totalità dell’esperienza umana”.

Da questi autori (e non solo loro), Popper, un convinto democratico, e Damasio, un noto scienziato, può emergere una nuova idea divulgabile di scienza che tenga conto degli errori e dei fallimenti e che dia a ciascun operatore del campo la giusta importanza alle sue competenze. Che è poi la base della Democrazia. Molto poco democratico invece è trattare gli oppositori solo come ignoranti o arroganti, anche se tra di essi vi è chi insulta o minaccia in nome di una ideologia indubbiamente dannosa. Nessun ignorante è un ignorante qualsiasi allo stesso modo di come Burioni non è un Burioni qualsiasi.

Karl Popper