#ViveOggi: 6 Novembre, Giovanni Panunzio

novembre 11th, 2018 | by Annamaria Nuzzolese
#ViveOggi: 6 Novembre, Giovanni Panunzio
Attualità

“Ogn’anno il 6 Novembre c’è l’usanza a Foggia di ricordare…” a dire il vero ne “La livella” di Totò non era il 6 novembre il giorno in cui si ricordavano i morti così come del resto non era Foggia la città nella quale si ambientava la vicenda. Eppure, anche adesso abbiamo la necessità di parlare di morti, livelle e memoria e vogliamo farlo disturbando l’immortale comico partenopeo. Il secondo verso di questa poesia, se esistesse, reciterebbe così: “Per mia moglie, nel caso dovesse succedermi qualcosa”.

Siamo nel 1992 quando la vita di Giovanni Panunzio, padre, marito e uomo libero, viene recisa e quella che ho provato a “parafrasare” insieme a voi oggi è il memoriale lasciato da un imprenditore sulla cinquantina, ucciso dalla Sacra Corona Unita (la mafia garganica) perché non voleva piegarsi alle richieste di pagare il pizzo sui suoi appalti. Giovanni Panunzio è rimasto orfano a nove mesi, non ha avuto la possibilità di studiare, sin da piccolo ha lavorato fino ad assorbire l’arte del carpentiere per poi mettere in piedi un’azienda con a carico 70 dipendenti. Nell’89 la prima chiamata a casa, la mafia vuole la sua parte, due milioni di lire da pagare il prima possibile. La reazione di Giovanni però non è stata messa in conto. Il rifiuto e il coraggio gli costano caro e nel ’92 quattro colpi di revolver calibro 38 arrestano la sua Y10, unica auto non blindata comprata la settimana precedente, portandosi via la sua fermezza, il suo quotidiano saluto al cantiere e confermando il “qualcosa” timidamente ipotizzato alla moglie.

A 26 anni di distanza l’Associazione intitolata a Giovanni Panunzio organizza un incontro pubblico per ricordarlo e per presentare un percorso progettuale di tre anni denominato ‘Cantieri di antimafia sociale’. Foggia per la prima volta utilizzerà un bene confiscato alla mafia, il progetto è finanziato dalla regione Puglia con il fine di formare ed educare contro la mafia perché purtroppo quella di Giovanni è una storia non rara. Laddove si annidano ricchezza e potere, ecco che la tela tessuta dalla mafia e dalle associazioni criminali è pronta a catturare le mosche. Allarghiamo un attimo la ricerca a tutto il territorio italiano ed estendiamola fino ai giorni nostri: dove hanno tessuto le ragnatele?

La relazione di Confcommercio del Novembre 2017 analizza in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano il rapporto mafia impresa, focalizzandosi sul caso della ‘ndrangheta nell’economia lombarda. La ‘ndrangheta si organizza in locali e in Lombardia se ne contano circa 20 con un totale di cinquecento uomini sul territorio, dati confermati dallo stesso capo locale di Bresso durante un’intercettazione telefonica nel 2008.

“Le costruzioni e il commercio rappresentano una grossa fetta del totale delle aziende confiscate nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi, rispettivamente il 25% e il 15%, e l’attività principale è proprio connessa all’edilizia, che prevede anche protezione nei cantieri, fornitura di prodotti e servizi edili” [Unione Confcommercio imprese per l’Italia]. Quali sono le condizioni idilliache per la ‘ndrangheta? In primo luogo, assenza di concorrenza, scarsa efficacia nella lotta al crimine e soprattutto silenzio, meno si parla di mafia, più lei parla per noi.

Per calcolare più precisamente qual è l’infiltrazione mafiosa nell’impresa bisogna innanzitutto guardare alle aziende confiscate tenendo però presente dell’efficienza delle forze dell’ordine sul territorio e del numero di denunce su estorsione ed usura che non vengono fatte. Aggiungiamo un altro tassello numerico: dal 2011 al 2016, a livello nazionale, si è passati da 6.099 a 9.568 estorsioni denunciate con un incremento costante nel periodo considerato. Un altro indicatore dell’infiltrazione sono la denuncia di incendi in calo sul territorio nazionale, che registrano la Lombardia comunque al secondo posto dopo la Puglia.

In termini di aziende confiscate secondo i dati dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata la Lombardia ha un peso dell’8,63% sull’intero territorio italiano e segue solo a Calabria (11,78%), Lazio (15,20%), Campania (17,68%) e Sicilia (32,90%). È la prima regione al Nord con 345 aziende confiscate.

Chiediamoci quindi: cosa spinge gli imprenditori tra le braccia della mafia? La convinzione di avere il potere sull’altra parte, di poterla gestire, l’idea del “smetto quando voglio”.  La realtà è ben diversa come ci insegna ad esempio il caso Blue Call o Perego, cioè infiltrazione, acquisizione di potere societario nelle scelte decisionali, imprenditore incastrato nelle logiche mafiose senza poter fare più mosse: scacco matto.

Non è facile essere Giovanni Panunzio, perché è rischioso, il coraggio è rischioso, scegliere è rischioso ma ricordo che qualcuno una volta ha detto: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”. (Paolo Borsellino)

E siccome, Totò ci ha insegnato, la morte è ‘na livella: la differenza, capite bene, è meglio farla in vita. Ora riscriviamo un verso: ‘Ogn’anno il 6 novembre c’è l’usanza per chi è morto senza paura, di vivere ancora’. Parafrasi e commento lo lascio a voi.