Il cielo è nero sopra Milano

ottobre 20th, 2018 | by Annamaria Nuzzolese
Il cielo è nero sopra Milano
Attualità

Ancora paura e sospetti nel milanese per gli incendi scoppiati nell’ultimo anno, il più recente porta il numero a quota diciassette tra i soli episodi in Lombardia. L’incendio in questione è scoppiato nella serata del 14 Ottobre in via Chiasserini, alla Bovisasca, zona nord di Milano; a bruciare un capannone di 2500 metri quadrati della società Ipb Srl contenenti 16 mila metri cubi di rifiuti stoccati senza autorizzazione. Esattamente tre giorni prima, l’11 Ottobre, vi era stata un’ispezione da parte della polizia metropolitana e locale milanese. Il capannone era stato trovato pieno di rifiuti nonostante la società proprietaria non avesse rinnovato la quota per l’iscrizione all’albo nazionale dei gestori ambientali. L’ispezione però non aveva portato né al sequestro dell’edificio, né ad una segnalazione alla Procura perché era previsto un secondo sopralluogo il lunedì successivo.

S’indaga sul cambio ai vertici della società: due giorni dopo l’ispezione e un giorno prima dell’incendio infatti, l’amministratore della società Ipb Italia di Cureggio (Novara), Mauro Zonca, si è dimesso per lasciare il posto a Patrizia Geronimi. Zonca fino al 13 ottobre è stato alla guida della Ipb Italia, che aveva ricevuto un ramo d’azienda e il capannone della famiglia Pettinato pochi mesi prima. Alla Ipb Italia però le autorizzazioni, a causa di una mancata fideiussione, segnalata come falsa dal gruppo assicurativo ArgoGlobal, non erano state rinnovate, tanto da indurre la società cedente Ipb srl a voler ritrattare le operazioni dopo esser venuta a conoscenza dell’agire fuorilegge dell’acquirente. Infatti, la società già durante l’estate ha accumulato rifiuti di ogni tipo: plastica, gommapiuma, carta e materiale tessile.

A seguito dell’incendio, chiaramente di natura dolosa, è scattata l’inchiesta contro ignoti attualmente coordinata dal pm Donato Costa e affidata ai vigili del fuoco e alla Squadra Mobile.

Appena quattro ore dopo si è verificato un altro incendio a Novate Milanese all’interno della Ri.Eco, un deposito per il riciclaggio di carta da macero, plastica e legno, già coinvolta in un incendio tre anni fa. Bruciate 3mila tonnellate di carta e oltre 300 di rifiuti. Non si esclude alcuna pista, tra le quali il traffico e lo smaltimento illecito su cui indagano l’aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Sara Arduini, in collaborazione costante con il pm della Direzione Distrettuale Antimafia Silvia Bonardi.

Le prime indiscrezioni fanno trapelare ricerche nel lecchese e nel mantovano per riempimenti di capannoni e strutture che già nel Giugno 2017 avevano portato all’intercettazione di 400 metri cubi di rifiuti scaricati abusivamente.

Legambiente definisce il quadro generatosi in questi ultimi mesi una “strana epidemia d’incendi” che ha portato, tra l’altro, ad un’ordinanza di custodia cautelare che ha coinvolto sei persone ritenute responsabili dell’incendio di Corteolona (di cui abbiamo parlato qui), tra i quali gli esecutori materiali, l’organizzatore dello smaltimento e il trasportatore, tutti di età compresa tra i 40 e 55 anni. “La Lombardia è terra dei fuochi come il resto d’Italia” queste le parole dure del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, alle quali fa eco involontario la tentata smentita dell’assessore all’ambiente e alla mobilità del comune di Milano, Marco Granelli: “È chiaro che non possiamo più permettere che avvengano queste situazioni. La Magistratura e le Forze di Polizia stanno indagando e siamo convinti che lo faranno nel modo più incisivo possibile: non siamo la terra dei fuochi“. In ogni caso l’accostamento alla terra dei fuochi campana prima e pavese poi, come dimostrano gli arresti e i diversi punti in comune tra le varie zone, non suona poi così azzardato. La strana epidemia preoccupa i cittadini per il livello di diossina sprigionato dalle colonne di fumo che hanno invaso il cielo di Milano, infittendo la sempre presente nebbia. L’Arpa e l’assessore all’ambiente Marco Granelli rassicurano gli abitanti cercando di evitare allarmismi, i tecnici affermano che i livelli di ammoniaca e le emissioni inquinanti stanno calando.

Solida è l’evidenza che la situazione è tutt’altro che rassicurante e non resta che aspettare gli sviluppi delle inchieste sperando di poter respirare presto aria pulita. Per il momento c’è puzza di bruciato, e non solo.