#PFF17 • It’s raining

novembre 25th, 2017 | by Lorenzo Filippo Giardina
#PFF17 • It’s raining
Birdmen

Per quest’edizione, Birdmen è media-partner del Pentedattilo film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 7 all’11 dicembre. Ecco le nostre recensioni in anteprima. La Redazione, inoltre, assegnerà il Premio speciale Birdmen al miglior cortometraggio d’animazione e al miglior cortometraggio live action.

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Un sonoro pressoché diegetico accompagna una camera intima, in movimento, che entra negli spazi, negli ambienti, nelle vite. Questo il cortometraggio, in concorso all’11° Pentedattilo film Festival, in Calabria, del regista e sceneggiatore trentunenne Ciro D’Emilio, stabilitosi a Roma, ma originario di Pompei.

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– UNA GIORNATA DI PIOGGIA –

Quarto film scritto e diretto dall’autore, It’s raining – Piove (2017), in circa sei minuti, ci mostra, vivido, una giornata nella vita di quattro giovani ragazze africane (Joana Cumbe, Blessing Ehigiagbe, Cynthia Enotoe, Tessy Moses), conviventi nella medesima fatiscente abitazione, che porta i segni evidenti dell’indigenza. La giornata si apre con la pioggia, con i suoi rumori calmi, vivi, con gli sguardi entusiasti delle giovani ragazze rivolti all’esterno della finestra, con una “danza di gioia” per una pioggia che, forse, arriva provvidenzialmente a fecondare la terra, a placare la siccità. Un primo quadro, amplificato da un sapiente uso della fotografia, che incanta lo spettatore, ancora impossibilitato a capire fin in fondo ciò che viene mostrato.

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– UNA GIORNATA DI SOLE –

È l’alba di un nuovo giorno: smette di piovere, sorge il Sole. La fotografia, da viva, volge verso il bianco, come ad indicare un sole secco, arido, che consuma, corrompe. Ora, gli animi, gli sguardi delle protagoniste, paiono cupi, in contrasto con la luce del giorno. Solo negli ultimi minuti l’autore ci permette di carpire il senso di ciò che abbiamo visto. La camera e le quattro giovani ragazze africane lasciano l’abitazione; ci troviamo sul ciglio di una strada che attraversa un bosco: è il luogo in cui le protagoniste lavorano, vendendo il proprio corpo, alla luce del Sole. Un primo piano ci guida verso il finale del cortometraggio, in cui una delle ragazze, estranea allo spettatore e al mondo che la circonda, inizia ad ascoltare della musica con un paio di cuffiette. Il suono, il rumore, cessa completamente. Una musica che nemmeno lo spettatore può sentire, poiché quella ragazza – seppur così vicina, nello schermo – è lontana, lontana dalla nostra comprensione, lontana da sé. Fugge pur non potendo scappare, con la mente, nella speranza che presto arrivi un altro giorno di pioggia, per poter, almeno per qualche ora, restare a casa, al sicuro dalla strada; per poter morire una volta in meno.

Qui la scheda tecnica del cortometraggio.

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For this edition, Birdmen is the media-partner of the Pentedattilo film Festival, the international short-film festival that will take place in Pentedattilo (Reggio Calabria) from 7th to 11th of December. Here is a preview of our reviews. Furthermore, we will assign a special Birdmen award to the best animation short-film and to the best live action short-film.

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A quite diegetic sound accompanies an intimate camera in movement, that enters the spaces, the surroundings, the lives. This short-film, in competition for the 11th Pentedattilo film Festival, in Calabria, was directed by the thirty-one year old film director and screenwriter Ciro D’Emilio, settled in Rome, but native to Pompei.

– A RAINY DAY –

Fourth film written and directed by D’Emilio, It’s raining – Piove (2017), in approximately six minutes, shows us, in a vivid way, a day of the life of four young african girls (Joana Cumbe, Blessing Ehigiagbe, Cynthia Enotoe, Tessy Moses), cohabitants in the same miserable house, which witnesses evident signs of indigence. The day starts with rain, with quiet noises, with the enthusiastic looks of the young girls through the window, with a “dance of joy” caused by a rain that, maybe, comes providentially to fertilize the earth, to soothe the drought. A first scene that, amplified by the consciousness of the cinematography, enchants the viewers, who still can’t understand completely what they are seeing.

– A SUNNY DAY –

It’s a new dawn: it stops raining, sun rises. Cinematography turns to white colors, as to highlight a dry and arid sun, that consumes, that corrupts. Now the souls, the looks of the protagonists appear gloomy, in contrast with the light of the day. Only in the last minutes the author permits us to understand what we have seen. The camera and the four girls leave the house; we are on the roadside of a street that goes through a forest: is the place where the girls work, selling their own body, under the light of the sun. A close-up leads us towards the end of the film, one of the girls, distant from the spectator and from the world that surrounds her, starts listening to music with a pair of ear phones. The sound, the noise, ceases completely. She listens to a music that even the viewer can’t hear, because that girl – though so close on the screen – is distant, distant from our comprehension, distant from herself. Although she can’t run away, she escapes with her mind, hoping that soon will come another rainy day that will permit her, at least for a few hours, to stay at home, safe from the street, to die one time less.

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