#lyrics: We exist

ottobre 25th, 2016 | by Sebastiano Lavecchia
#lyrics: We exist
Musica

Con questo articolo parte #lyrics, la nuova rubrica bisettimanale di Inchiostro nella quale verranno analizzati i testi di varie canzoni, alcuni più famosi e altri meno. Di volta in volta spazieremo nei meandri della musica scovando canzoni dai testi più profondi di quanto non lo siano all’apparenza.

Come primo appuntamento abbiamo optato per “We Exist”, uno dei successi degli Arcade Fire. I temi presenti in questa canzone sono l’omosessualità e l’omofobia, temi che toccano la realtà di tantissimi ragazzi che hanno “scoperto” il loro “diverso” orientamento sessuale nel corso dell’adolescenza. Si sottolinea il fatto che loro esistono e non vogliono essere la parte emarginata della società.

Il testo è scritto dal punto di vista di un ragazzo che parla della sua omosessualità al padre, come ha raccontato l’autore della canzone Win Butler (cantante del gruppo canadese) in un’intervista. Sin dalle prime battute, il ragazzo nota quindi un grande distacco tra sé e il mondo esterno: la gente cammina impegnata a smanettare sui cellulari e si chiude ascoltando musica negli auricolari (the’re walking around/head full of sound/acting like we don’t exist) dando l’impressione che intorno ad ognuno non ci sia altro oltre che loro stessi, evitando il contatto con il “diverso”. E se dovesse incrociarsi uno sguardo tra il ragazzo e una persona presente nella folla, quest’ultima continuerebbe a parlare al telefono e ignorerebbe il diverso. Per diverso in questo caso si intende omosessuale e per ignorante l’omofobo (così come il transfobo) e la sua omofobia.

Infatti, creando un’intertestualità con il videoclip della canzone, il protagonista indossa un reggiseno, poi una camicetta, degli shorts e infine una parrucca per sentirsi donna e, nel momento in cui esce di casa viene in un primo momento fissato e subito dopo ignorato. Prendendo coraggio, entra anche in un bar pieno di uomini dove prima viene avvicinato da un altro uomo, forse ubriaco, per ballare salvo poi essere picchiato e deriso da un gruppo di persone che cerca anche di sbottonargli la camicia per dimostrare che si tratta di un uomo.

Ritornando sul testo della canzone, il ragazzo tende a sottolineare che loro (lui e i ragazzi come lui)esistono dopo essersi reso conto che la gente ignora lui e in generale i non etero. Allora, parlando con il padre ammette la sua diversità (daddy it’s true/I’m different from you) e gli domanda per quale motivo venga bistrattato dalla società e perché lui debba essere abbandonato dal suo stesso padre. Il ragazzo si sente addirittura tradito dal genitore e dall’amore che fino a quel momento gli aveva dato paragonando questo tradimento a quello di Giuda nei confronti di Gesù (not the first betrayed by a kiss). La frase va ripresa anche nel contesto in cui il ragazzo è stato sorpreso quindi durante un bacio dato ad un altro ragazzo.

Nel ritornello sottolinea che possono anche fissarlo mentre cammina tra la gente, gli sguardi perplessi sembrano quasi non gli diano più fastidio tanto che dice fissatemi pure. Ciò che gli importa è semplicemente passare attraverso la folla. Quella del ragazzo è quasi una rassegnazione al non essere integrato nella società come una persona qualunque solo per il suo orientamento sessuale non conforme ad uno standard imposto da una cultura retrograda sotto il punto di vista dei valori.

Il rapporto d’amore con il suo compagno e quello ormai piuttosto incrinato tra il ragazzo e il padre vengono messi in chiaro solo nel bridge. Per quanto riguarda il primo, dice esplicitamente e anche piuttosto nervosamente lasciali fissare se è questo tutto quello che possono farci e poi, romanticamente, sottolinea che il suo cuore si spezzerebbe se lui si trovasse costretto a chiudere la relazione a causa del padre o, comunque, di una forza esterna. Infatti, prega il padre affinché non gli volti le spalle e gli fa notare che lui sa che suo figlio è spaventato per questo e così gli chiede se davvero vorrebbe vederlo annegare e quindi non trattarlo più come suo figlio facendogli perdere una delle poche garanzie della sua esistenza. Rivolgendosi ancora a suo padre, ammette di essere confuso a causa della sua giovane età e che quindi neanche per lui è stato facile, ma si è accettato e vorrebbe che il padre facesse altrettanto perché suo figlio, in quanto tale, non lo perderà (what are you so afraid to lose?).

Nel finale, il protagonista prega sulle ginocchia che “loro” non esistano e sa che il padre sta facendo lo stesso e per lo stesso motivo. Ma se questo probabilmente continuerà a pregare, il ragazzo prende coscienza e ripete più volte “We exist”. Noi esistiamo. La sua preghiera quindi si sposta e si rivolge società, nella speranza di un’integrazione e accettazione dell’omosessualità nella cultura moderna.

La resa del concetto attraverso la canzone è perfetta e rende ancora meglio se si accompagna l’ascolto alla visione del videoclip. Gli Arcade Fire sono stati capaci di alternare nel testo e nella musica la rabbia e lo sconforto così come la paura, tutti elementi che traspariscono attraverso la tonalità della voce che cambia spesso nell’arco dei cinque minuti e mezzo. Consigliamo vivamente l’ascolto di questo pezzo e, in generale, degli Arcade Fire: alternative e indie rock accompagnati dalle voci di Jim Butler e Régine Chassagne e da testi a volte in inglese e altre in francese (a causa della loro origine montrealese).