Una storia di musica

maggio 19th, 2016 | by Paola Urso
Una storia di musica
Musica

Quattordici anni, tanti sogni, qualche brufolo e troppa voglia di dimostrare qualcosa al mondo.

Un fulmine improvviso colpisce la serenità della tua esistenza, fatta di amori platonici verso i divi del cinema o dello spettacolo: una melodia così intensa, che sembra raccontare tutto di te, che non esce dalla tua testa neanche se fissi intensamente il tuo poster formato gigante dei Blue, strappato direttamente dalle pagine del «Cioè» e appiccicato con la colla all’armadio. Implori i tuoi genitori, i quali, esausti del tuo strillare ogni qualvolta appaia Justin Timberlake su MTV, ti concedono l’acquisto di uno strumento musicale, pregando per un futuro migliore.

Comincia l’agonia, saper suonare uno strumento richiede pratica, anni di perfezionamento e imprecazioni verso l’artefice della tua sempiterna ansia, che sai essere tu, perciò ti riconduci alla teoria della bicicletta e dei pedali, e continui. Dopo qualche tempo, però, ti accorgi che c’è molta più gente di quanto tu possa pensare che condivide la tua passione, che si esercita con solerzia per essere la più brava, ma sai che è impossibile, visto che, a conti fatti, sei tu la più brava del mondo.

Decidi dunque di concedere la tua immane bravura ad una cricca di giovani menti come la tua e scopri, con sorpresa, che ti piace suonare insieme, ma sarebbe ancora più bello poter suonare davanti a qualcuno, qualcuno che non siano i genitori ed il parentame, venuti apposta per te al saggio di fine anno muniti di videocamera ed urla da ultras del Carpi.

Parte la ricerca del locale perfetto, il Madison Square Garden dei sogni, dove aizzare la folla e farla divertire, fare stage diving ed essere il loro idolo per una notte. Più probabile che si finisca nella bettola di zio Ferdinando (posti a sedere: dieci), mentre il pubblico ascolta indifferente i vostri tentativi di esecuzione di Sweet child o’ mine con il piglio di una cassettiera in mogano.

Gli anni passano, ci si evolve, cambiano gli ascolti, cambi tu. Trovi la band giusta, il mood adatto, nasce la convinzione di riuscire a fare qualcosa di un po’ più grande, rispetto al continuo girare per i localini di provincia ad implorare una data in cambio di un solido rapporto di amicizia e, qualche volta, la cena. Si dà fondo alle proprie, sgangheratissime, risorse economiche per incidere qualcosa da poter dare ai locali e via, ad implorare una data in cambio di qualche spicciolo.

Ti rendi conto che, per far conoscere la tua musica, dovrai piegarti e sottostare al gioco di locali e proprietari non sempre onesti, come quelli che ti fanno suonare, ma senza il permesso per farlo, o quelli che pagano in base a quanta gente porti, anche se tu sei di Borgo Priolo (PV) ed il locale più figo della costa trapanese è a Salaparuta, quelli ti fanno promesse da miliardario e poi, davanti alla richiesta dell’ottemperanza alle promesse fatte, fuggono come marinai davanti ad una tempesta.

I più fantasiosi rimangono i proprietari “target-oriented”, quelli che ci vedono lungo, vanno oltre l’umana concezione; i Maghi Otelma dello “showbiz”, coloro i quali ti pagano senza pagarti: gli Elohim, con la loro potenza inaudita, regaleranno la visibilità che meriti dopo la tua performance nel locale da urlo, situato a due passi dall’Ilva di Taranto, a spese tue, con la tua strumentazione, batteria inclusa, e due sole macchine per arrivarci. La grandezza richiede sacrificio ed, ovviamente, anche cinquanta euro per la benzina.

Sottostare a questi esseri mitologici può essere faticoso, sono gioie incontenibili e dolori inarrestabili, fegati che assomigliano a grandi residui radioattivi e amore per quello che fai, qualsiasi genere sia, dalla tribute band dell’Orchestra Bagutti al più sporco e maleodorante metal che possa venire in mente a qualcuno. Quell’amore che, comunque la si giri, si rivela essere una delle relazioni più sane, stabili ed, allo stesso tempo critiche, che potrai mai sperare di ottenere nella vita, animali da compagnia esclusi.