IL SOUND DELLO SPORT – parte seconda

giugno 15th, 2015 | by Niki Figus
IL SOUND DELLO SPORT – parte seconda
Sport

«Lo sport, come la musica, è qualcosa di universale, qualcosa che è compreso in tutto il mondo, indipendentemente dalle differenze sociali, etniche o religiose. Non solo sport è universale, maanche i suoi valori»

– Jacques Rogge, ex presidente del Comitato Olimpico Internazionale.

 

Lo stesso, sotto un certo punto di vista, vale per il cinema. Film, musica e sport ci parlano e allo stesso tempo raccontano tutto di noi, dai nostri sogni alla nostra quotidianità, le nostre vite.

Innumerevoli sono le pellicole che trattano di sport, ma di due – per lo meno, personalmente – sempre ci si ricorderà, anche per le colonne sonore. Chi non ha presente Rocky, immerso nella folla dell’operaia Philadelphia durante uno dei suoi allenamenti, con in sottofondo Gonna Fly Now composta da Bill Conti? Una scena che coinvolge protagonista e uomo comune, ciò che la box per molto tempo ha rappresentato: lo sport del popolo, di coloro i quali si battevano pur rispettando l’avversario, senza odio ma con un’enorme dose di passione per la disciplina.

 

 

Mentre un altro film la cui colonna sonora è tutt’ora impressa nelle nostre menti è sicuramente quella di Space Jam. Era il periodo in cui Michael Jordan era più a suo agio di fianco a un coniglio della Looney che con una mazza da baseball in mano, ma, per fortuna sua e nostra, con l’icona del basket in procinto di tornare sul suo palcoscenico, quello del quale è stato il migliore del mondo. «I believe I can fly» – quanti bambini guardando un canestro, palla a spicchi in mano, hanno sognato di spiccare il volo e schiacciare come “Air” Jordan?!

Inoltre, sempre partendo dall’uomo del North Carolina con la maglia numero 23, indimenticabili rimangono gli ingressi degli allora Chicago Bulls, targati “Sirious” dei The Alan Parsons Project.

Era la fine degli anni ’90 e alla corte del maestro zen Phil Jackson si esibiva una delle squadre più forti di ogni epoca. Oltre a MJ: il deuteragonista Scottie Pippen, l’eccellente Ron Harper, «The man in the middle» – come ancora oggi recita lo speaker dello United Center per indicare il pivot della squadra – Luck Longley e “Il verme” dai capelli di mille colori Dennis Rodman.

 

 

Anche se, parlando di tormentoni legati ad una squadra, probabilmente tutti quanti noi ci ricordiamo più che altro di Seven Nation Army dei The White Stripes. Era l’estate del 2006, eravamo (un po’tutti, almeno con il cuore) in Germania e ognuno dalla penisola cantava “Po popopo po po po”.

La leggenda narra che il coro “nacque” la sera del 22 ottobre 2003 in un bar di Milano: i tifosi del Club Brugge erano arrivati in città e si erano ritrovati per qualche birra pre-match, quando dallo stereo si levò alto il riff introduttivo della canzone. I tifosi iniziarono a cantare e portarono la stessa energia in quel di San Siro, tant’è che il club belga sbancò 1-0 contro il Milan, gol del peruviano Andres Mendoza.

La canzone tornò in Belgio e divenne uno dei cori principali dei tifosi di casa, tant’è che Seven Nation Army iniziò a essere mandata dagli speaker dello stadio dopo ogni gol.

Qualche anno dopo, il 15 febbraio 2006, il Brugge ospitò la Roma: la squadra vinse 2-1 in trasferta e i tifosi giallorossi si accaparrarono il coro. «Non avevo mai sentito la canzone prima di mettere piede nello stadio del Brugge, ma da quel momento non seppi più togliermela dalla testa» – così disse in seguito Totti ad un giornale olandese.

La canzone era già abbastanza popolare, anche in altri sport, ma la Roma la fece propria e così divenne la canzone non-ufficiale della nazionale italiana ai Mondiali. Il resto è storia.

Jack White, membro della band, disse: «Sono contento che i supporter dell’Italia abbiano scelto una nostra canzone. Non c’è niente di più bello di quando le persone abbracciano una melodia e la lasciano entrare nel pantheon della folk music [musica popolare, ndr]».

Già, un semplice atto estemporaneo, un attimo vissuto, la genuina sensazione di un momento destinata a durare nella memoria collettiva. Un’emozione.
La musica. Lo sport.

Ps
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Lucca Toni sei per me,
Il numero uno.