Indipendentismo catalano e “Padania” a confronto: due casi differenti

settembre 19th, 2013 | by Francesco Iacona
Indipendentismo catalano e “Padania” a confronto: due casi differenti
Attualità

Chi abbia fatto un viaggio a Barcellona si sarà sicuramente accorto dell’atmosfera non proprio “spagnoleggiante” che regna nella città, e

di certo avrà fatto caso alla moltitudine di bandiere appese ai balconi e alle finestre di parecchie abitazioni. Si tratta di bandiere a strisce orizzontali gialle e rosse che presentano a uno dei due capi un grosso triangolo con dentro una stella: se il triangolo è azzurro e la stella è bianca si tratta della estelada Blava, mentre se il triangolo è giallo e la stella rossa allora si è di fronte a una Estelada Roja. Rispettivamente si tratta delle bandiere che rappresentano gli indipendentisti catalani e gli indipendentisti socialisti catalani.

È risaputo infatti che gli abitanti della Catalogna (così come anche quelli dei Paesi Baschi) non si sentano proprio felici di essere rappresentati dalla classica bandiera del Regno di Spagna. Anzi… Basta provare a dare dello spagnolo a un barcellonese per essere guardati male, se non addirittura per subire un’infuocata ramanzina.

Inoltre, sempre chi abbia messo piede a Barcellona o in una qualsiasi città della Catalogna avrà certamente notato che le scritte (quelle sui cartelli stradali, menù dei ristoranti o qualsiasi altro supporto) sono scritte in due lingue: il catalano e il castigliano (ovvero lo spagnolo), se non addirittura solo in catalano. Ciò è dovuto al fatto che il catalano nel 1979 è diventato lingua co-ufficiale della Catalogna (e di altre regioni spagnole quali la Comunità Valenciana, le Isole Baleari e una parte dell’Aragona chiamata Franja de Aragón), tanto che viene insegnato nelle scuole al pari del castigliano ed è lingua principale delle lezioni universitarie, e di quasi qualsiasi tipo di documento negli enti presenti sul territorio.

Le ragioni di questo forte nazionalismo da parte dei catalani derivano dal voler difendere la loro identità storica, culturale, linguistica e giuridica, secondo le quali intendono rivendicare la sovranità nazionale della Catalogna e la sua conseguente integrazione nell’Unione Europea. Inoltre, i catalani non dimenticano le violente repressioni che il regime franchista inflisse loro per il solo motivo di parlare un’altra lingua, oltre che le discriminazioni o prese in giro che in alcuni casi tocca loro subire ancora oggi dagli abitanti di altre regioni spagnole. Ovviamente a rafforzare il separatismo vi sono anche motivazioni economiche, essendo la Catalogna una delle regioni più ricche e produttive di una Spagna messa piuttosto male dal punto di vista finanziario.

Va fatta però una precisazione: l’indipendenza reclamata non riguarda solo la comunità autonoma della Catalogna facente ufficialmente parte del Regno di Spagna, bensì anche di quelli che vengono definiti i Paesi Catalani, ovvero le aree spagnole in cui è ufficializzato il catalano (le quali sono state citate sopra) e la Rosellón, regione francese confinante con la Catalogna spagnola e anch’essa di lingua catalana.

Questo excursus sull’indipendentismo catalano è servito come premessa a un altro discorso, che riguarda più da vicino l’Italia. Anche nel nostro Paese infatti vi sono delle aree riguardo le quali si può parlare, in un certo senso, di separatismo politico.
Vi sono innanzitutto due casi minori di cui si parla poco: i tirolesi del Trentino-Alto Adige, infatti, sarebbero un po’ nostalgici del loro passato austriaco, mentre a molti valtellinesi piacerebbe che la Valtellina diventasse un cantone svizzero. In Italia vi è però un caso ben più noto: quello della Padania tanto millantata da politici e sostenitori della Lega Nord. La Padania intesa dai leghisti, in parole povere, corrisponderebbe al nord Italia, anche se i “confini politici” non sono nemmeno delineati con precisione. Come tutti ben sanno, inoltre, l’obiettivo del partito fondato da Umberto Bossi è quello della “secessione”, ovvero di separare la Padania dal resto dell’Italia.

Tutto ciò si collega al discorso sulla Catalogna grazie a un fatto accaduto lo scorso 11 settembre, quando Umberto Bossi e altri parlamentari leghisti sono entrati alla Camera dei Deputati con una t-shirt rappresentante la Estelada Blava per solidarizzare con le richieste secessioniste dei catalani, e chiedendo a gran voce l’indipendenza e la libertà dei popoli.
Il giorno dell’11 settembre non è casuale poiché corrisponde al Diada Nacional de Catalunya (Giornata Nazionale della Catalogna). E l’11 settembre scorso fu addirittura realizzata la cosiddetta Via Catalana, una catena umana di 400 km alla quale parteciparono 1,6 milioni di cittadini, attraverso 86 comuni catalani.

L’azione dei leghisti, comunque, ha suscitato delle reazioni. In particolare quella dell’Assemblea Nazionale Catalana (organizzazione politica nata nel 2011) che però si è subito dissociata confessando «sorpresa e preoccupazione nel vedere la foto dei membri della Lega Nord indossare magliette con la Estelada come segno di solidarietà con l’indipendenza della Catalogna» definendo, inoltre, la Lega come «un partito politico di estrema destra, xenofobo e omofobo dal quale ci sentiamo al polo completamente opposto e perciò rifiutiamo pubblicamente qualsiasi avvicinamento».

I deputati leghisti, compiendo un’azione che ha coinvolto direttamente persone e questioni che riguardano una situazione esterna all’Italia, cercavano di ottenere consensi e appoggio nel raggiungimento dei loro obiettivi secessionisti. Non si sono resi conto però che hanno ottenuto l’effetto opposto, non rendendosi conto che tra il caso dell’indipendentismo catalano e quello padano esiste un abisso.

Innanzitutto i “valori” (chiamiamoli così…) e il linguaggio su cui si basa la politica leghista sono ben differenti da quelli dei catalani. Ma una differenza ancora più sostanziale è che la Catalogna esiste in quanto regione e comunità autonoma spagnola che possiede una propria storia, una sua cultura e una sua lingua; la Padania, invece, non esiste. Non nel senso promulgato da Bossi & Co. almeno, cioè non in senso politico: non esiste una regione minimamente definibile dal punto di vista amministrativo, appunto, che potrebbe essere denominata Padania, se non nell’inventiva dei leghisti.

Comunque, bisogna dare atto che il termine Padania esiste, ma non nel senso promulgato dai politici sopracitati: nel lessico italiano non è altro che un sinonimo della Pianura Padana, non una regione che tramite atti politici può essere portata a un qualche tipo di autonomia.