InChiostroVeritas (8) – Per ogni cosa un tempo e uno spazio

febbraio 20th, 2013 | by Inchiostro
InChiostroVeritas (8) – Per ogni cosa un tempo e uno spazio
Cultura

di Matteo Merogno

Dopo una settimana d’assenza per un pellegrinaggio ad Auschwitz, InChiostroVeritas torna con la sua riflessione settimanale e, cercando di fare tesoro della propria esperienza, analizza una strana coppia che spesso è utilizzata da tutti noi nei discorsi e dai filosofi nelle loro dottrine. Sto parlando di spazio e tempo.

I due “a priori” che dobbiamo tenere ben a mente, secondo Kant, se vogliamo veramente conoscere qualcosa. Il tempo, colui che a volte sembra solo un succedersi di minuti anonimi, a volte invece è trascorso in compagnia di qualcuno a noi caro e allora si trasforma in un ricordo prezioso. E a seguire lo spazio. Il corpo concreto che permette all’astrattissimo Signor Tempo di diventare realtà. Una coppia inscindibile. È impossibile affermare il contrario. Spazio e tempo perciò sono come ossigeno e anidride carbonica per la fotosintesi clorofilliana, come le rime per una filastrocca. Se uno viene negato, l’altro perde completamente di senso.
Ma c’è un terzo incomodo a rovinare questo quadretto idilliaco: il comportamento umano, che spesso stona, stride, logora i  Mr e Mrs Smith del panorama gnoseologico. Perché l’uomo non è sempre in grado di adeguarsi al tempo e allo spazio che si ritrova a vivere. Ad Auschwitz-Birkenau è stato così. Più di un milione sono stati i visitatori nel 2012 e io stesso mi trovavo lì grazie al Consiglio della mia Regione, perciò è onorevole che continui ad essere rivolta molta attenzione a queste tematiche, ad avere memoria. Ma, sperando di non risultare arrogante, mi sento di dire che questo non basta. Ci sono molti tempi e molti spazi e la consapevolezza, la famosa maturità di una persona, probabilmente si dimostra proprio riuscendo a far combaciare spazio-tempo con la propria coscienza. Così si costruisce una dimensione più autentica. Ad Auschwitz non dovresti fare foto, non dovresti ridere, non dovresti fare attenzione solo ai numeri delle vittime, non dovresti comportarti come se stessi passeggiando sul lungo Senna a Parigi. Non perché ci sia una regola che lo dica, un dogma da rispettare, ma perché ogni tempo e ogni spazio sono portatori di diversi significati. E se in un campo di concentramento trionfano le parole Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi), ha la meglio la privazione assoluta di libertà e della vita, sul lungo Senna i turisti chiedono informazioni e curiosano tra le bancarelle di libri usati in un “Vive la France” generale. Tutto si può fare. È la meravigliosa e strana legge della libertà. Però si può anche comprendere se un comportamento sia giusto o sbagliato, comprendere che anche non esistendo una verità incontrovertibile in antropologia, se accosti il riso alla morte, la normalità alla sofferenza, c’è qualcosa che non va. Stai sbagliando. Stai insultando e tradendo lo spazio e il tempo che ti accolgono e ti buttano nell’esistenza.

Pensate voi stessi a tanti altri casi simili che vi coinvolgono nel quotidiano. Appropriamoci del tempo e lo spazio in cui ci troviamo, perché questo significa appropriarci della nostra vita.
Non ridere, non piangere, ma comprendi!

Per dire e suggerire: inchiostroveritas@gmail.com