C’è chi scende e c’è chi sale (tantol’ascensoreèfuoriusopertutti).

luglio 5th, 2012 | by Chiara Valli
C’è chi scende e c’è chi sale (tantol’ascensoreèfuoriusopertutti).
Sport

di Chiara Valli.

Essia.

Anche la maturità dei maturandi 2012 è finita.

E forse ci meriteremmo anche una ramanzina perché da giornale universitario di una città come Pavia che conta quasi una ventina tra licei linguisticiartisticiscientificipsicopedagocigi, tra istituiti professionali e scuole paritarie (e non è né il luogo né il momento adatto per soffermarsi quanta poca stima e simpatia sia riversata su questi luoghi che salvano dalla vita liceale perenne giovani ‘trote’ sfaccendate e figliedipapàemammà, ma in ogni caso..) abbiamo allegramente balzato il soffermarsi su primesecondeeterze prove.
Sarà stato che i loro esami coincidevano con i primi appelli dei nostri, sarà stato che c’erano gli Europei, o che la maturità è sempre un nervo piuttosto scoperto, per ragioni varie ed eventuali.
Prima fra tutte la sorta di rito d’iniziazione che la maturità è. Lacrime, integratori per la memoria, caffè e prime notti insonni della nostra vita da smezzare coi libri, e una volta passata (perché la si passa) ci si sente come i folli sguinzagliati dai manicomi dopo la legge Basaglia. E comincia un nuovo ciclo, più consapevole, senza quei punti di riferimento stretti quanto sacri. All’inizio pare d’avere il mondo, il futuro, in mano. Appena dopo c’è il momento di sbandamento, quello da ADESSOCOSAFACCIO?, e poi ci sono le file per immatricolarsi e non c’è molto tempo per perdersi nel degenerare iperbolico e solipsistico dei pensieri.
E nonostante le lamentele su corsiedesamietesinedigeografia cadano puntuali come l’arrivo delle zanzare ben sappiamo quanto questa vita di ora ci sia cara (in ogni senso), e difficilmente torneremmo indietro, quelle quattro giornate però, difficili e sanguinose, sono state così intense da diventare punto nodale, prova fondamentale, Esame per antonomasia, sino ad ora.
E poi c’è il fatto che nonostante tutti i nostri sforzi per esorcizzarla, nonostante saliamo sul nostro piedistallo pieghevole per canzonare i maturandi, ce la ricordiamo ben bene quell’ansia. Tant’è che l’incubo di dover ripetere la maturità è gettonato quasi quanto quello in cui sei lì che stai per urlare ma la voce non ne vuole sapere di uscire.
Da non sottovalutare anche il fattore età. Perché un po’ di sana, se non invidia, almeno nostalgia, nei confronti di questi diciottenni, un po’ la proviamo, sarà che un po’ lo pensiamo davvero che in fin dei conti il mondo ce l’abbiano davvero in mano.
Hanno ancora tutte quelle scelte da prendere.
Sono ancora pagine così bianche.
E prendere una posizione tra l’immedesimarsi e il volergli spaccare quella faccia speranzosa è complesso.
Loro hanno finito. E non hanno ancora cominciato.
Noi non siamo ancora a metà del nostro nuovo traguardo.
Alle notti in bianco abbiamo fatto l’abitudine.
Ci svegliamo un po’ più tardi.
Abbiamo stretto amicizia salda ed insolubile con ogni tipo di caffeina.
Stiamo imparando a ridurre all’osso nozioni prolisse manco fossimo un Bignami.
E soprattutto seppur con fatica stiamo prendendo dimestichezza con lo spronarci da soli, o almeno con circondarci di altri sullo devianteandante che spingano la nostra altalena e che poi si facciano spingere.
Che dunque siam qui, parecchio stropicciati, un pelo disillusi (ma pur sempre pronti ad invertire la rotta), pieni di parole e dispense spiralate e sì, avremmo perso un po’ di certezze, e smarrito qualche compagnodimerende lungo la strada, ma ci siamo scontrati in cortili da non attraversare diagonalmente con altre persone stropicciateedisillusepursempreprontiadesserericonvertite, e il tutto potrà apparire sterileedifficile, a volte, ma ne vale la pena.
Prima di tutto questo, però, odiatissimi maturandi2012, SAPETELO, godetevi questa estate perché per i prossimi anni la stagionedellechiappechiarealvento sarà lunga quanto il tempo di dire EPOINONDITECHENONVIAVEVAMOAVVERTITO.