Kandma – L’intervista completa

maggio 2nd, 2012 | by Inchiostro
Kandma – L’intervista completa
Cultura

di Emanuele Canzonieri e Francesco Napoletano

 

Quando siete nati e come vi siete conosciuti?

Giulio Fassina e Alessandro Emmi si conoscono da 10 anni, hanno iniziato a collaborare da subito, ma è dal 2006, con la nascita dei Without a Trace, che condividono tutte le loro esperienze musicali, passando attraverso una band chiamata Sieve e arrivando alla nascita del nostro ultimo progetto, i Kandma appunto.
Il nucleo storico è formato da loro due più Sebastiano Bianco, conosciuto proprio durante il periodo di attività Sieve. Sebastiano abitava vicino alla sala prove ed era molto amico del loro bassista, Lorenzo Fiori, non avendo di meglio da fare la sera andava spesso a vederli suonare.
Nel 2010 noi tre abbiamo iniziato a ponderare l’idea di un progetto assieme, che ha avuto inizio ufficialmente il 28 Luglio di quell’anno, quando ci siamo rinchiusi (assieme ad un altro nostro amico, Edoardo Baldini) per tre giorni in casa di Alessandro per comporre e registrare dei pezzi.
Solo verso la fine di quell’anno abbiamo iniziato ad entrare in sala prove e cercare di produrre nuovo materiale. A noi si è aggiunto proprio Lorenzo come seconda tastiera, con questa line up e alcuni batteristi presi in prestito qua e là abbiamo suonato i nostri primi concerti.
Nell’autunno del 2011 Lorenzo ed Edoardo hanno abbandonato il progetto, mentre è entrato come batterista stabile Alessandro Ferrari, nostra vecchia conoscenza. Ora il progetto si è stabilizzato con questa formazione.

Con che frequenza provate?

La frequenza è molto variabile, cerchiamo di provare al completo almeno una volta a settimana, tuttavia spesso ci troviamo scaglionati per affinare alcuni dettagli o sviluppare nuove idee.

Come vi organizzate per le serate?

Ovviamente bisogna sempre cercare di proporsi ed è difficile essere chiamati senza muovere un dito.

Venite pagati?

Finora non ci è mai capitato, ma non ce la meniamo. Siamo ben disposti ad ascoltare proposte.

Come definireste il vostro genere? E come siete arrivati a decidere di suonare proprio quello?

Siamo sempre un po’ in difficoltà a rispondere a questa domanda. Un giornalista ci definirebbe una band “alternative rock”, anche se noi non ci riconosciamo in questa etichetta, non per fare gli snob ma semplicemente perché a nostro avviso i tipici nomi del genere (Oceansize, Dredg, A Perfect Circle) non ci ispirano né rappresentano particolarmente. Il nostro ideale sarebbe quello di un meltin’ pot sonoro sulla scia di gente come i Massive Attack e i Portishead, gruppi che hanno sempre rifiutato le etichette. Rispetto a loro ci muoviamo, facendo di necessità virtù, su territori molto più rock. Non abbiamo deciso nessuna direzione a tavolino, generalmente ogni idea si sviluppa in maniera imprevedibile e spesso siamo sorpresi dai risultati, tanto è vero che ci serve un po’ di tempo per capire davvero i nostri pezzi. Diciamo che cerchiamo di fare di questa eterogeneità uno dei nostri punti di forza.

Ci sono figure che vi hanno ispirato particolarmente?

Sebastiano: Come bassista, il mio approccio allo strumento è sempre stato influenzato dal mio primo insegnante, Lorenzo Ferri. A livello stilistico poi ti potrei citare un tot di nomi di bassisti rock ma sarebbe la classica inutile lista. Ad un livello più “ideale”, la mia figura di riferimento è invece sicuramente Josh Homme dei Queens of the Stone Age: per lui la musica è sempre prioritaria rispetto alle persone che la producono, il suo obbiettivo come come musicista è il rispetto, la sua ricerca artistica è volta sempre a qualcosa di originale.
Giulio: Non ho mai preso come punto di riferimento musicisti che suonano il mio strumento. Quando suonavo il basso, non avevo particolari bassisti ad ispirarmi. Ho sempre ammirato gli artisti in grado di dare una fortissima impronta personale al sound dei propri pezzi, dovendo farti dei nomi posso citarti ad esempio Peter Gabriel, Robert Del Naja dei Massive Attack o Nick Cave and The Bad Seeds.
Alessandro E.: Ho suonato per anni la chitarra classica, e questo ha senz’altro influenzato il mio stile, sebbene col tempo l’abbia lasciata perdere. I miei ascolti sono sempre stati piuttosto vari , e se proprio devo citare due nomi dico Portishead ed il loro chitarrista Adrian Utley, per me un punto di riferimento nella cura e nella ricerca del sound del proprio strumento, e Mark Sandman e i suoi Morphine, una band che veniva annoverata fra le realtà rock pur essendo completamente diversa da ogni altro gruppo del genere. In generale ho sempre assorbito abbastanza naturalmente molte cose dai dischi che ho ascoltato e dai musicisti che ho conosciuto.

Progetti futuri?

Stiamo programmando qualche live a Maggio, i primi con questa nuova line up a 4 elementi. Dopodiché l’intenzione è di concentrarci sulla registrazione di un disco vero e proprio: di pezzi e di idee ce ne sono oramai abbastanza sul tavolo, bisognerà trovare una maggior coesione a livello concettuale e di sound. Non ci interessa pubblicare una collezione di canzoni, vorremmo provare a creare un opera più organica e completa, proprio come sono soliti fare tutti gli artisti che stimiamo, che ci ispirano e che ci fanno spendere soldi in dischi e concerti.
Altro progetto sarebbe trovare un altro tastierista con cui suonare. Un tempo ne avevamo ben due, li abbiamo persi per strada entrambi, adesso è Giulio che si occupa della cosa, ma preferiremmo avere qualcuno con noi che si dedicasse totalmente a quello strumento. Anzi, faccio un annuncio: se tu che leggi sei un tastierista e hai buon gusto, non essere timido e contattaci, stiamo aspettando te!

Come si è evoluto il vostro sound rispetto all’inizio della band?

I primissimi pezzi sono nati in un contesto atipico ed erano più “elettronici”. Spostandadoci in un ambiente diverso come la sala prove, abbiamo iniziato a jammare maggiormente ed aumentare i decibel della proposta. L’anno scorso puntavamo molto sulla coesione e la stratificazione di suoni, cercando il maggior muro sonoro possibile. Quest’anno stiamo cercando di rendere l’impatto più rarefatto, per far emergere maggiormente le sfumature e il groove.

Le tematiche delle vostre canzoni sono pensieri personali, frutto di esperienza o di studio?

Giulio: Ti rispondo io perché sono l’unico autore dei testi. In verità nessun pezzo si occupa di una singola tematica, li definirei piuttosto immagini che derivano da una serie di esperienze e riflessioni. Il punto fondamentale non è la ricerca di un percorso univoco, di un argomento, mi piace semplicemente cercare di esporle nella maniera più suggestiva ed evocativa possibile, sia dal punto di vista delle liriche che del cantato.

Suonate per divertirvi o per “scalare le classifiche”?

Sebastiano: Il divertimento c’è, e credo sia la motivazione principale. Il successo è un eventualità difficile, che a dire il vero non mi dispiacerebbe affatto. Ma non è qualcosa su cui mi concentro. Non saprei dirti qual è la molla che mi spinge a farlo. Prima che partisse questo progetto ero abbastanza disperato perché mi mancava tanto suonare la musica che mi piace, allo stato attuale è semplicemente una attività che fa parte della mia vita.
Giulio: La musica è un linguaggio e io compongo e suono per esigenze comunicative, il successo lo vedo come un modo per estendere il raggio della propria comunicazione.
Alessandro E.: Concordo in pieno con Giulio per quel che riguarda il discorso sulla comunicazione, aggiungo che sarei ben felice di poter fare della mia passione un’attività a tempo pieno..anche senza scalare le classifiche!

Ci sono band pavesi con cui collaborereste?

La band pavese a cui siamo sicuramente più legati sono i Koan, oltre che essere fra i nostri preferiti in provincia per la loro proposta, sono nostri ottimi amici e condividono la sala prove con noi. Nella precedente esperienza di Alessandro e Giulio, Sieve, si era pensato di fare un piccolo split. Chissà che in futuro non si possa riproporre questa idea. Il loro cantante e chitarrista, Mimmo Cinieri, suonò qualche prova con noi nel 2010, prima però che il progetto Kandma prendesse realmente forma, ma da quelle jam uscì fuori un riff che abbiamo poi riutilizzato di recente per costruire un pezzo che si intitola “Home of the Ground”, quindi per certi versi si può già annoverare tra le collaborazioni. Nei primi tempi abbiamo collaborato con alcuni batteristi, fra cui Massimo Palmirotta (Attention Slap, Over the Trees). Ci sono poi un po’ di gruppi che sono nostri cugini di sound, oltre a quelli già citati possiamo nominarti Allan Glass, Noiseful Bastards, La Debole Cura, Musashiden… Con loro però si è sempre parlato più che altro di collaborazioni di tipo “organizzativo”, come fare concerti assieme oppure darsi una mano a vicenda per promuovere la propria musica. Alessandro poi suona in una band dark wave chiamata Mater Morbi (assieme a Edoardo Baldini, un ex-Kandma, Alberto “Grinch” Zeffiro e Luca “Spuka” Scotti, ovvero basso e voce e batteria degli storici Doppio Senso). Probabilmente Giulio darà loro una mano a registrare i pezzi ma artisticamente si tratta di un progetto separato dai Kandma.

Avete dei rituali pre-concerto?

Sebastiano: Generalmente queste cose si sviluppano con il tempo e noi abbiamo suonato troppi pochi live e con line up diverse per arrivare a gesti stabili. Io poi non credo molto in queste cose. Avevo un plettro a cui ero affezionato, volevo farne un amuleto ma poi l’ho prestato per pochi minuti ad Ale ed è andato perduto per sempre.
Giulio: Compio piccoli gesti scaramantici, ad esempio appena prima di ogni concerto mi cambio la maglietta: trovo che mi aiuti a concentrarmi.
Alessandro E.: In effetti credo di no.

Cosa ne pensate dei locali e dell’organizzazione per la musica in quel di Pavia?

All’interno delle mura cittadine solo Spaziomusica è disposto a farti suonare senza far pagare al tuo pubblico nessun tipo di prevendita. Anche RadioAut cerca di farlo, ma è limitato da un problema acustico, e può proporre solo concerti a basso volume. Esiste poi l’operato di associazioni culturali e gruppi studenteschi (Gippa, Udu, Rockline) ma purtroppo hanno spazi ridotti in finestre limitate durante l’anno. Allargando il campo alla provincia la situazione con i locali è leggermente migliore. Se parliamo non solo di gruppi emergenti ma anche di iniziative più importanti, a Pavia la situazione è comunque abbastanza stantia, mentre già a Vigevano viene organizzato un evento come i 10 Giorni Suonati ricco di artisti internazionali, una pura utopia per noi pavesi.

Ndr. Se volete contattare i Kandma, potete farlo a http://soundcloud.com/kandma o kandma.band@gmail.com