L’arte dello scrivere – Editoria a pagamento [11a puntata]

aprile 5th, 2012 | by Andrea Gobbato

di Andrea Gobbato

 

Riteniamo che l’opera da lei inviataci sia idonea per la pubblicazione e avremmo piacere che potesse essere inserita all’interno del catalogo della nostra casa editrice”. Mentre leggiamo queste parole, ci sentiamo il cuore balzare in gola, pulsante e colmo di felicità. Il mio libro verrà pubblicato da una vera casa editrice, il sogno di una vita che finalmente si realizza. Ma, purtroppo, la lettera non è ancora terminata: “Qualora lei decidesse di confermarci l’intenzione di pubblicare con noi il suo romanzo, alleghiamo un contratto editoriale contenente tutte le informazioni necessarie, comprendente il numero di copie che dovrà acquistare per coprire una parte dei costi di stampa”. E qui il cuore scivola nuovamente al suo posto, lasciando che lo sconforto prenda il posto dell’entusiasmo di poco prima.

Probabilmente oramai si sarà capito che in questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica legata alla scrittura creativa tratteremo il tema scottante dell’editoria a pagamento. Si tratta di un’annosa questione che da sempre suscita polemiche tra i professionisti del settore, un vero e proprio campo minato nel quale bisognerebbe avventurarsi in punta di piedi

Partiamo con una precisazione, giusto per chiarire immediatamente qualsiasi dubbio in merito: l’editoria a pagamento è una cosa legale, un editore ha tutto il diritto di riservarsi la possibilità di chiedervi del denaro in cambio della pubblicazione del vostro libro. D’altra parte, voi avete il pieno diritto (e forse anche il dovere) di rifiutare categoricamente la sua proposta.

A  chi è rivolta l’editoria a pagamento?  Principalmente agli aspiranti scrittori, “esordienti totali” che non hanno ancora avuto nessuna esperienza in campo editoriale o che non posseggono un nome abbastanza altisonante da richiamare frotte di lettori nelle librerie. Il timore degli editori è quello che non valga la pena di scommettere su qualcuno di pressoché sconosciuto, le cui vendite probabilmente non andranno a coprire nemmeno i costi di stampa del libro. Viene così richiesta al giovane autore una sorta di garanzia (spesso con la richiesta d’acquisto di un certo numero di copie della sua opera, che potranno poi essere rivendute o usate per omaggi, campioni, presentazioni ecc.) in modo che la casa editrice (la quale, nonostante il nome poetico, rimane pur sempre un’azienda con un fatturato da rispettare) non ne esca in perdita.

Certo, non mancano i casi di successo: Alberto Moravia, Federico Moccia, Cristopher Paolini, sono tutti scrittori che hanno iniziato il proprio percorso letterario affidandosi all’editoria a pagamento. Il rischio più grande è però quello di cadere immediatamente nel dimenticatoio, anche da parte del vostro editore, colui che invece dovrebbe dedicare tempo e risorse alla promozione della vostra opera. Ma, sinceramente, chi glielo fa fare? Lui i soldi li ha già intascati (i vostri), cosa gli può importare se le vendite del libro andranno bene o male? È qui che invece si vede l’anima del vero imprenditore: una casa editrice degna di questo nome non dovrebbe chiedervi nemmeno un centesimo di contributo, ha deciso di investire su di voi e sul vostro romanzo e deve quindi fare in modo che l’investimento dia i frutti sperati, promuovendovi e supportandovi con tutti i mezzi a sua disposizione.

Vi sono poi altre cose più umane e meno materialistiche di cui tenere conto: una volta che avrete sborsato 2000 euro per vedere il vostro libro far bella mostra di sé in una vetrina del centro, vi sentirete realizzati? Ne sarete ugualmente orgogliosi, sapendo che chiunque può fare quello che avete fatto voi, basta che sia disposto a mettere mano al portafoglio? Così facendo non avrete nemmeno la certezza che la vostra opera valga veramente qualcosa.

In conclusione, il consiglio che mi sento di darvi è questo: se volete fare veramente della vostra passione un mestiere, evitate di ricorrere all’editoria a pagamento perché, come si usa dire, “così son buoni tutti”. Tenetela al massimo come ultima spiaggia, una possibilità nel caso in cui in tutti gli altri posti dove andrete a bussare vi sbatteranno la porta in faccia. Ma anche in questo caso, siamo sicuri che ne valga davvero la pena? A voi le ovvie conclusioni.