Recensione – E se il mostro fosse innocente?

aprile 1st, 2012 | by Erica Gazzoldi

di Erica Gazzoldi

Brega Massone condannato in secondo grado. La notizia è comparsa su Il Giorno (27 marzo 2012, pag. 19). Prosegue una vicenda cominciata nel 2008, salutata dal linguaggio noir di cui il giornalismo italiano sa essere prodigo.
Pier Paolo Brega Massone era il primario del reparto di chirurgia toracica, presso la clinica Santa Rita di Milano. Accusa a suo carico: aver eseguito operazioni inutili, per far la cresta sui contributi regionali alla sanità. Il processo si è snodato “in una manciata di giorni” (Marinella Rossi su Il Giorno). Vicenda giudiziaria di una brevità sconcertante, data la complessità dell’ambito medico che riguarda. Questo caso, singolare ed emblematico insieme, ha attratto l’attenzione di Giovanna Baer e Giovanna Cracco. La prima si è laureata in Economia e Commercio presso l’università “Luigi Bocconi” di Milano. La seconda scrive e insegna giornalismo d’inchiesta. Entrambe collaborano con la rivista Paginauno. Per i tipi dell’omonima casa editrice, è uscito il loro saggio: E se il mostro fosse innocente? Controinchiesta sul processo a Brega Massone e sulla clinica Santa Rita (2012). A dispetto del titolo provocatorio, l’opera si configura non come un’apologia, ma come una relazione di metodo sul modo in cui la vicenda giudiziaria è stata condotta. Cartelle cliniche esaminate in fretta; mancata visione delle radiografie; consulenze sottovalutate e scarse perizie super partes.
Il caso Brega Massone è strettamente legato al funzionamento della sanità lombarda. Nel 1992, unità sanitarie locali ed ospedali vengono equiparati ad “aziende”, per una riforma del Sistema sanitario nazionale (Ssn). In Lombardia, le cliniche private possono accedere al Ssn, ottenendo autorizzazione, accreditamento e contratto (stipulato con l’Asl, comprensivo di rimborsi annuali). Tra 1999 e 2000, la parificazione è completata. Anche le cliniche private, perciò, sono inserite nel sistema dei Drg, Diagnosis related groups. Introdotti in Italia nel 1992, sono un metodo di finanziamento delle prestazioni sanitarie (cure, procedimenti diagnostici, ecc.) basato sul raggruppamento di patologie i cui trattamenti hanno gli stessi costi. Ogni caso clinico riceve un codice numerico (da 001 a 579), che lo fa rientrare in un certo Drg. Sui rimborsi attribuiti ai Drg sarebbe possibile lucrare, scrivendo sulla cartella clinica un codice in luogo d’un altro. Il tutto era partito da una lettera anonima giunta alla Guardia di Finanza lombarda, circa truffe della Santa Rita alla Regione. Essa non menzionava, però, Brega Massone. Né la soffiata ebbe riscontri. La Guardia di Finanza, per prudenza, segnalò comunque la cosa alla procura di Milano. Essa fece effettuare le famose intercettazioni telefoniche, in cui i medici discutevano sugli aspetti economici del proprio lavoro e sull’andamento delle indagini.
Il saggio della Baer e della Cracco procede in base alla documentazione: richieste di misure cautelari, verbali giudiziari, rapporti del Ministero della Salute, relazioni della Commissione attività Casa di Cura Santa Rita Milano… Una gran mole di materiale, da cui risulta un testo denso ed impegnativo. Nessuna promessa di rivelazioni straordinarie, bensì un razionalismo raro negli instant book italiani.
Sullo sfondo della sanità lombarda, le autrici delineano un dott. Brega Massone puntiglioso, pragmatico, che si dà da fare per visitare sempre più pazienti: anche nell’interesse economico della clinica, beninteso. Al telefono, il suo linguaggio è spiccio, medico-gergale. È stato soggettivamente interpretato dai pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano come indifferenza verso i pazienti. Un medico lontano da quelli delle fiction, ma anche dal serial killer dipinto dalla stampa. Ha spesso impiegato, per fare diagnosi, la VATS (video-toracoscopia). Essa permette di visionare l’interno del torace, grazie a piccole incisioni. Consente di prelevare campioni di tessuto polmonare, per diagnosticare eventuali tumori o infezioni (tubercolosi…). Da una VATS sono costituiti quasi tutti gli “interventi inutili” contestati.
La Baer e la Cracco riportano anche i testi delle intercettazioni telefoniche, cui si è ampiamente appellata l’accusa. Sbocconcellate, ambigue, ma portate alle stelle dal dibattito del momento: quello sulla “legge bavaglio”. Sottolineare il ruolo delle intercettazioni, nel 2008, significava ostacolare le proposte del governo berlusconiano: una questione politicamente pesante. Così pure sarebbero state eventuali obiezioni all’operato della Magistratura, dato il suo contenzioso con l’allora Primo Ministro.
Si aggiunga il danno d’immagine al sistema sanitario. Per ripararlo –secondo le autrici- era necessario un capro espiatorio. La stampa l’ha indicato, ben prima del processo. In effetti, diverse testate sono finanziate anche da imprenditori della sanità: il Corriere della Sera da Giuseppe Rotelli; Repubblica da Carlo De Benedetti; Libero e Il riformista da Giampaolo Angelucci. Una pressione mediatica ingente gravava sui magistrati e avrebbe, di fatto, predeterminato la sentenza di primo grado. Quella di secondo grado, è, sostanzialmente, un calco della precedente, stando a quanto ha scritto Il Giorno. Il saggio della Baer e della Cracco è anche un monumento al “quarto potere”, grazie al quale l’Italia ha sempre meno “imputati” e sempre più “mostri”.