Recensione – Student Services

marzo 14th, 2012 | by Erica Gazzoldi

di Erica Gazzoldi

È quasi provocatorio, a Pavia, proiettare questo film. Vi pulsa una vita universitaria ben lontana da quella del mercoledì studentesco, delle feste e delle feluche.
Mès chères études è un romanzo autobiografico scritto da Laura D., in Italia: Pagami. Studentessa, 19 anni, prostituta part-time (Sonzogno). Emmanuelle Bercot ne ha tratto il film omonimo, dapprima destinato alla televisione. Tuttavia, per una felice scommessa, Mès chères études è stato applaudito a Cannes (2009).
In Italia, è rimasto a lungo inaccessibile al pubblico, poiché i distributori non lo giudicavano un prodotto vendibile. A Pavia è giunto l’8 marzo 2012, scelto da Roberto Figazzolo per una giornata dedicata alle donne, a chiusura della rassegna Sguardi puri. Il titolo, stavolta, è l’infedelissimo Student Services: scompare il riferimento ai “cari studi”, per alludere ai “servizietti”. Di allusivo, però, l’arte della Bercot ha ben poco. La telecamera serra i corpi, senza addolcirli. Laura (Déborah François) ha costole in vista, sotto la pelle smunta. Studia all’università di Besançon; lavora part-time come centralinista, ma si trova letteralmente alla fame. Non ha accesso a borse di studio, sé si intravede edilizia studentesca. Perfino la mensa universitaria è troppo costosa, per il padre muratore e la madre infermiera. Laura desidera fermamente coltivare il proprio sogno, ma senza pesare su di loro. Un giorno, trova un equivoco annuncio su Internet. La sventurata risponde.
Il primo è Joe (Alain Cauchi), ambiguo insegnante, di cui la telecamera inquadra bene la fede nuziale. È lui ad iniziare Laura alla prostituzione, stringendola in una ragnatela di promesse, sottomissione e menzogne.
Dopo, arrivano altri, in una serie fatale di “ultime volte”. I clienti pagano cifre sempre più alte, affinché lei materializzi le loro illusioni. La vita, non solo per Laura, si misura in euro. La ragazza si scopre parte di un fenomeno diffuso, nascosto dietro borse ed abiti firmati. Lei si accontenta di vitto, alloggio e studi. Tuttavia, l’etichetta di “puttana” incombe.
Non può far nulla l’amore, che sfocia nell’indifferenza di Manu (Benjamin Siksou) e nell’acquiescenza di Benjamin (Mathieu Demy). Del resto, per nessuno sembra essere inquietante ciò che le accade. “È il libero mercato. Oggi tutto si vende e si compra” risolve Joe. “Essendo la ragazza consenziente, non c’è nulla di male. […] Non andrei mai con una thailandese minorenne. Ho un’etica.”
A Laura restano solo la fuga o la denuncia. L’una o l’altra, in ogni caso, a viso aperto, per non diventare un numero in una statistica, né cedere al ricatto della vergogna.