Conosciamoli meglio: prof. Fabio Muzzio

Luglio 9th, 2011 | by Inchiostro
Conosciamoli meglio: prof. Fabio Muzzio
Cultura

di Stefano Sette, Rita Petrassi e Francesco Iacona

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Continuiamo la pubblicazione delle interviste complete ai professori che vi avevamo promesso sul numero Simpatico!

Intervista al Prof. Fabio Muzzio, docente di Editoria Multimediale presso la facoltà di CIM

Inchiostro – In quale università (e città) si è laureato? E in quale facoltà?

Prof. Muzzio – Con molto orgoglio mi sono laureato nella Facoltà di Scienze politiche (indirizzo politico-sociale) della nostra Università.

Ha mai vissuto in collegio? Se si, qual è stata la peggior “matricola” fatta e quale quella subita?

Non ho vissuto gli anni universitari come studente di Collegio. L’ho vissuta da pavese nella sua città.

La (eventuale) peggior figuraccia della carriera universitaria?

Eventuale? Diverse. La peggiore, o forse la più raccontabile, l’aver “dimenticato” di leggere uno dei tre testi per l’esame di Sociologia. Mi sono ritirato e l’ho rifatto.

L’esame più odiato e quello più difficile?

Credo il secondo Economia, per noi era “macroeconomia”, che, guarda caso, era stato pure l’ultimo. Il più difficile? Direi quello di Statistica, materia che non era in cima alle mie preferenze.

L’esame preferito?

Qui è difficile rispondere: amavo e amo ancora la politologia e la sociologia. Fossi costretto a rispondere direi Partiti e gruppi di pressione tenuto dal Professor Giacomo Sani, che poi è stato il mio relatore.

Il voto più basso accettato?

24 in Statistica e meno male!”.

Una serata tipo da studente universitario? E una serata memorabile del periodo in cui studiava?

In genere chi risiede in Pavia “vive” davvero poco anche le serate universitarie. Si amplia la cerchia degli amici, ma le vecchie abitudini rimangono consolidate. Lo comprendi dopo, a me è capitato così, di aver assaporato quegli anni molto meno di chi arriva da “fuori”. Non per questo, però, non ci sono stati momenti divertenti. Una serata memorabile? Abbiamo giurato di non raccontarlo mai.

Da docente ha mai incontrato studenti strani o curiosi?  Se si, per quale motivo?

Nella mia esperienza più che studenti strani o curiosi ne ho incontrati moltissimi di talento e davvero in gamba. Poi, ovvio, ognuno ha la propria personalità. A meno che sia io a essere strano o curioso a tal punto di non intravedere queste caratteristiche negli altri.

Aneddoti particolari della sua carriera da studente e/o da docente?

Ne racconto tre da studente, due dei quali, prima di un esame: all’epoca non esisteva ancora l’iscrizione elettronica, anzi, a pensarci bene non esisteva ancora il Web. Per gli appelli si utilizzavano i fogli appesi in bacheca, insomma una modalità analogica, ma senza fili.

Gli studenti, si sa, hanno sempre scherzato sui nomi, quante volte ho letto Carmen Russo, Walter Zenga, Pippo Baudo, piuttosto che i famosissimi fratelli Lampa (Dina e Dario); una volta, però, qualcuno era andato oltre, iscrivendo dal numero 1 all’11 l’intera formazione dell’Atalanta. Il Professore l’annunciò tutta: evidentemente non aveva una gran passione per il calcio…

Un’altra volta, invece, scatta l’appello: chiamano me e, poco dopo, è la volta di un certo Scevola, che risponde: “Presente”. Successivamente chiamano Carnevale. A un certo punto il Professore si ferma, ci guarda e dice quasi sconsolato o con il timore, se così si può dire, di essere in procinto di cadere nel tranello: “Dov’è Quaresima?”. Era presente anche lui…

L’ultimo durante un esame: a uno studente, sicuramente per l’emozione, scappa un “Se sarebbe”. Dall’altra parte della scrivania, invece, un: “Può ripetere?”. Alla terza volta che da una lato si alzava sempre più il tono della voce, pensando a una momentanea sordità del Professore e dall’altra la richiesta di sentire l’utilizzo corretto del congiuntivo si è sentito l’urlo: “Se fosse, si dice se fosse!”. Sembrava una di quelle scene della commedia all’italiana.