L’Era del Diritto e il Candidato Spaziale

giugno 3rd, 2009 | by Alberto Scaravaggi

di Matteo Bertani 

Le Elezioni Europee sono ormai alle porte.

Per varcare degnamente la soglia della cabina elettorale occorrebbe quanto meno avere in mente chi votare. In questa occasione, l’ormai asfittico sistema italico ci concede, bontà della nostra classe politica, addirittura la vetusta possibilità di esprimere preferenze.

Appare quindi ancora maggiormente utile e doveroso fare chiarezza su chi sono e cosa hanno precedentemente fatto i papabili candidati. Nell’impossibilità di conoscere tutto di tutti, vediamo almeno di fare la nostra parte ove ci compete.

Tra le fila del principale partito d’opposizione (?), il PD senza la L per intenderci, gravita un personaggio nuovo di zecca: Giovanni Bignami.

Astrofisico di fama internazionale, già presidente del Consiglio Scientifico della Agenzia Spaziale Europea, parallelamente ai suoi tantissimi e blasonati incarichi, il Bignami è stato per diversi anni titolare di una cattedra di Astrofisica presso l’Università di Pavia. Occorre dire che codesta luminescente presenza ha titolato la nostra Università come una delle poche in Italia ove fosse possibile seguire un percorso di studi (teorico) con caratterizzazione Astrofisica, motivo fondamentale di scelta negli anni per numerosi studenti attirati da una così preziosa possibilità.

Benché la fisica a Pavia si concentri in un paio di dipartimenti dislocati in un unico buio palazzo di tre piani, qualunque studente pavese avesse avuto la fortuna di vedere il Bignami in tale luogo, potrebbe tranquillamente gridare al miracolo o, meglio, al miraggio.

E’ cosa nota a tutti, infatti, come il Professore neo Candidato abbia per anni svolto solo in infima parte gli obblighi didattici a cui era sottoposto, delegando a svolgere le lezioni, per la stra-grande maggioranza dei casi, la moglie (nota e validissima ricercatrice, ahimé priva di titoli ufficiali che la legassero alla nostra Università), e più o meno giovani collaboratori a lui vicini, ricercatori o dottorandi che fossero, andando di fatto a minare la possibilità che questi ultimi vedessero riconosciuto il proprio impegno e la propria attività didattica, in vista, per esempio, della partecipazione ad un concorso per Professore Associato, andando piuttosto ad instaurare un tacito rapporto clientelare (es. per avere i titoli sopracitati avrò bisogno dell’intercessione del Professore). Tutto questo in barba ai regolamenti ufficiali e alle regolamentazioni da seguire per la compilazione dei verbali didattici che, in ogni caso, riportano il nome del Professore anche per lezioni da lui non svolte. Tutto questo nonostante le possibilità per definire concretamente tali situazioni ci siano e siano note a tutti (es. richiesta per seminari didattici da far svolgere a non titolari del corso).

A breve, su questo sito, la risposta del Professore. 

Decine poi sono i casi di studenti ‘invitati’ a sostenere l’esame in contesti estranei all’Università di Pavia (Milano), esaminati da commissioni non identificabili come ufficialmente lecite o meno. Ancora, ovviamente, i libretti e i verbali d’esame riportano sistematicamente la firma del responsabile del corso, non potendo giuridicamente essere altrimenti.

Si narra poi di un laureando dovutosi presentare alla commissione di Laurea senza che il Professore suo relatore fosse presente. Addirittura senza che il candidato fosse stato messo debitamente al corrente dell’eventualità con il dovuto anticipo.

Chi ha svolto per anni il ruolo di rappresentante degli studenti per il Consiglio Didattico di Fisica e per la Facoltà di Scienze MM.FF.NN, sa inoltre per certo che raggi e bagliori del Bignami in quelle sedi non ce ne sono state quasi mai: l’unica volta che degnò la platea della sua presenza fu per informare del suo passaggio dall’Università al maggiormente blasonato IUSS. Per Giove e per Saturno!

Quanto dichiarato, vero, inconfutabile e facilmente documentabile, denota quantomeno i seguenti fatti:

– scarso rispetto per il pubblico discente e verso la mansione prima a cui dovrebbe dedicarsi un Professore: l’insegnamento;

– totale non curanza del rispetto di regole e regolamenti atti a definire i criteri comportamentali a cui deve sottostare un funzionario pubblico;

– disinteresse verso la gestione didattica, organizzativa e logistica dell’entità in cui si è inseriti, che, fino a prova contraria, garantisce un non trascurabile ritorno professionale ed economico.

Ne nasce un problema etico e morale, legato sì ad una passata attività professionale, ma che potrebbe averepesanti ripercussioni nel momento in cui un soggetto di tale integerrimo splendore dovesse andare a rappresentare l’Italia in un organo come il Parlamento Europeo. Sorge quindi, conseguentemente, una semplice domanda:

“Professor Bignami, senza in alcun modo voler mettere in dubbio la sua assodata e assoluta competenza ed esperienza in campo scientifico, nel caso in cui venisse eletto in seno al Parlamento Europeo, intende perpetuare approccio, comportamento, modi e metodi che hanno contraddistinto la sua più recente attività Accademica a Pavia, o intende assolvere ai suoi compiti in maniera più completa, lodevole e consona a regolamenti e leggi vigenti?”

L’interrogativo è stata posto di persona ad uno dei tanti incontri di queste settimane che vedono il Prof. Bignami presente in veste di candidato alle Elezioni Europee.

La risposta come ci si aspettava, non è stata soddisfacente: potremmo forse applaudire chi dichiara – non potendo fare altrimenti – che rispetterà una legge ben definita? Dovremo di conseguenza trattare similmente un commerciante che dichiari d’essere disposto a fare sempre lo scontrino fiscale, o un edile che si prefigga pubblicamente di rifiutare il lavoro nero. Saremmo al plauso dell’ovvia legalità, cosa sì rara di questi tempi, forse però non così eccezionalmente lodevole.

Il putiferio verbale che ne è scaturito, per bocca e mano dell’entourage Democratico presente all’evento, rappresenta invece un ottimo spaccato della validità di un certo movimento e, credo, debba giungere all’orecchio di tutti. O perlomeno di eventuali potenziali elettori. A tal proposito si rimanda all’ottimo post presente in blog indipendente.

Non faremo di tutta l’erba un fascio certo, ma nemmeno di una gigante rossa, addirittura una galassia!