La mozione di Cota: ipocrisie politiche e problemi della scuola italiana

ottobre 16th, 2008 | by dreand
La mozione di Cota: ipocrisie politiche e problemi della scuola italiana
Attualità

di Andrea Giambartolomei

La mozione presentata dall’onorevole Roberto Cota sull’istituzione di “test e specifiche prove di valutazione” per l’accesso degli studenti stranieri nelle scuole, e di classi ponte “che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana”, propedeutiche all’ingresso nelle classi permanenti, ha suscitato molte, moltissime polemiche.

Polemiche che sono anche motivate, considerando i dubbi sollevati da un parlamentare della Lega Nord che ora si pone a tutela degli studenti stranieri: Cota dichiara «la mia proposta serve a prevenire il razzismo e punta a realizzare una vera integrazione». Forse parla di quel razzismo che a Varese (terra di Bossi, Maroni e altri leghisti) porta alcuni studenti italiani a colorare di bianco delle sagome di alunni neri, o a spaccare il naso una studentessa marocchina su un autobus perché non lascia il posto alle italiane.

Ma la proposta di Cota non andrebbe criticata e rigettata a priori, perché ha un merito: quello di destare attenzione su quello che è un problema reale da affrontare ora.

Parlando con dei professori delle scuole medie o a delle maestre delle elementari che lavorano in periferia o in provincia, così come in certi quartieri centrali delle città, ci si rende conto che esistono delle difficoltà nell’insegnamento quotidiano in classi con studenti stranieri.

Trovarsi in classe più studenti che ancora non parlano italiano pone delle difficoltà ai docenti, che devono far capire gli insegnamenti; e agli altri studenti, il cui apprendimento è rallentato. Cosa è successo in questi anni: in diverse scuole in cui la presenza di stranieri è alta, i genitori di studenti italiani hanno iscritto i propri figli ad altre scuole, magari quelle più centrali o a istituti privati, lasciando gli stranieri da soli.
A questo punto cosa si ottiene? Si ottiene una classe ghetto.

Magari ora non ci si pone più problema di rallentamento della didattica, ma un problema linguistico: come insegnare ad alunni arabi, slavi, africani, sudamericani etc che parlano poco la lingua italiana?

Le difficoltà restano e si riproducono, mentre gli studenti stranieri rimangono isolati, non integrati, magari uniti solo per la comunità originaria.

Finora gli insegnanti hanno avuto pochi mezzi a disposizione per migliorare l’integrazione e la partecipazione degli studenti stranieri. E se entro l’anno scolastico non si riusciva a porre un rimedio, la soluzione finale era la bocciatura dello studente straniero, costretto a un’umiliazione di più, a una chiusura interiore o a un senso di rigetto.
C’è quindi il bisogno di intervenire. Magari le “classi ponte”, se sono davvero un ponte temporaneo che conduca l’alunno alla comprensione delle lezioni e a migliori relazioni con i compagni di classe. Magari, per evitare anche questo isolamento momentaneo che faccia sentire l’alunno diverso, istituendo corsi supplementari intensivi (che siano davvero efficaci) di lingua italiana per gli studenti stranieri, senza distaccarli dai coetanei.

Certo è che, con i tagli alle finanze della scuola e al personale docente, l’organizzazione di qualsiasi sistema atto a integrare gli studenti stranieri si rende più difficile.

E per quanto riguarda “educazione alla legalità e alla cittadinanza” a cui accenna la mozione, spero che l’insegnamento sia esteso anche a quegli studenti e quelle studentesse di Varese.