Mafie 2008: legalità e istituzioni.

ottobre 10th, 2008 | by Inchiostro
Mafie 2008: legalità e istituzioni.
Attualità

di Paola Cabutto

Falcone e BorsellinoLa IV edizione della manifestazione Mafie 2008: legalità e istituzioni è stata inaugurata lunedì sera dalle testimonianze di Benny Calasanzio Borsellino e da Salvatore Borsellino.
Il primo, nipote di Paolo e Giuseppe Borsellino, rispettivamente zio e nonno dell’ospite, impresari di una piccola attività a livello locale in Sicilia dove sono stati uccisi, a qualche mese di distanza l’uno dall’altro nel 1992, perché i mafiosi di “primo livello”, quelli che altro non sono se non gente fallita e senza dignità, hanno ritenuto che la volontà dei due impresari di condurre i loro affari onestamente fosse da punire con la morte.
Più pericoloso e “schifoso” del primo livello c’è quello che viene definito delle “coperture istituzionali”; questo è il livello che, invece di garantire protezione e sostegno a coloro che sono vittime delle associazioni mafiose, collude con esse.
Dopo l’intervento del giovane Benny, ventitré anni appena, ha preso la parola per un intenso e sconcertante monologo il fratello del giudice Paolo Borsellino, ucciso a Palermo il 19 luglio 1992, e sul cui omicidio non è stata ancora fatta chiarezza.
Si prende avvio dall’assurda notizia, e dal successivo scoramento dovuto ad essa, della concessione degli arresti domiciliari a Palermo a Bruno Contrada, unico esponente delle istituzioni ad essere stato punito con dieci anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e che ora si vuol far tornare nella città in cui i suoi crimini sono stati commessi.
Salvatore parla della sua rabbia verso le istituzioni, per l’abbandono del Sud, per le indagini relative all’assassinio di suo fratello mai giunte a termine e per come il nome del giudice, che con Falcone ha cercato di far luce su di un’organizzazione che ogni anno fattura miliardi di euro, sia stato avvicinato alla definizione di “eroe” quando l’attuale Presidente del Consiglio, teneramente abbracciato a Dell’Utri, ha dato questa stessa definizione ad un uomo come Mangano.
Secondo Paolo Borsellino, le cui parole sono state riportate dal fratello, “la lotta alla mafia è un problema morale, c’è la necessità di un movimento culturale” che parta dai giovani a cui il giudice amava rivolgersi.
Per leggere la testimonianza e il lavoro di informazione portato avanti da Salvatore Borsellino visitate il sito www.19luglio1992.com.