Due pensieri sulla mancata visita del Papa all’Università La Sapienza

gennaio 21st, 2008 | by Inchiostro
Due pensieri sulla mancata visita del Papa all’Università La Sapienza
Attualità

Tolleranza “all’italiana”

di Paola Cabutto

Perchè manifestare contro la visita del Papa all’Università La Sapienza di Roma in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2007/2008?
Perché impedire ad un luminare della cultura, perché tutto si può dire di Papa Benedetto ma non che non sia un uomo di elevata cultura, di inaugurare un anno accademico in un’Università che si presume debba essere luogo privilegiato per l’espressione della cultura stessa?
Perché fare della facile ironia sulla figura umana di Joseph Ratzinger quando per persone molto meno interessanti e più spaventosamente ignoranti si stendono tappeti rossi?
Perché, invece di chiudersi sulle proprie posizioni, i giovani dell’ateneo romano, e dolorosamente bisogna anche menzionare alcuni docenti che hanno dimostrato un’ottusità stratosferica, non hanno accettato un confronto aperto e sereno con il Pontefice?
Pensavano che Ratzinger si sarebbe presentato con la guardia svizzera e avrebbe sequestrato tutti occupando l’ateneo per ottenere il più alto numero possibile di conversioni?
Non penso che il Suo intento fosse esattamente quello; semplicemente poteva essere un’occasione per una lettura in chiave cristiana dell’istituzione universitaria e di incoraggiamento per chi ancora oggi, nonostante le discriminazioni messe in atto da questa nostra società che si professa aperta al dialogo, alla tolleranza e all’accettazione, crede in Dio, per chi ha una fede salda costruita su principi che vanno aldilà dell’uomo Ratzinger ma che trovano piena espressione nella figura papale.
Un’ultima riflessione sulle autorità chiamate in causa per questo fatto di cronaca: perché se il Presidente Napolitano, il Rettore dell’Ateneo romano e altre personalità politiche e non hanno espresso “rammarico e indignazione” per questa vicenda, non sono intervenuti prima che questa decisione venisse presa?
La situazione è tipica delle istituzioni italiane: è inutile “piangere sul latte versato” ma forse bisognerebbe iniziare a riflettere…

Mi si nota di più se vengo e resto in disparte o se non vengo per niente?

di Luca Restivo

Non dico che su questa faccenda del Papa sento puzza di bruciato perché mi sembrerebbe poco carino richiamare alla mente Giordano Bruno proprio in questa occasione, ma di certo ho come l’impressione che la realtà sia dannatamente più complessa di quanto possa apparire.

Innanzitutto, alcuni dati di fatto che non possono essere esclusi dalla discussione:

  1. seppur descritte dai giornalisti quasi si trattasse delle truppe di Rommel pronte alla campagna d’Africa, chi il Pontefice si sarebbe trovato davanti alla Sapienza non sarebbe stato che una folla di persone che legittimamente (legittimamente) esprimeva il suo diritto di protesta con armi letali quali cartelli di cartone e maschere di plastica fino a prova contraria la possibilità di manifestare è ancora contemplata dalla Costituzione e, per quanto ricordo, nessun comma bolla come illegale la contestazione ad un Pontefice
  2. la citazione più citata del pianeta, ovvero quella di Voltaire (“non sono d’accordo con te ma mi farò uccidere per far sì che tu possa esprimere la tua opinione”) non c’entra nulla con questa storia, con buona pace dei giornalisti del “Foglio”. Non c’entra nulla per due motivi:
    1. il Papa aveva il pieno diritto di parlare
    2. i manifestanti avevano il pieno diritto di parlare
  3. alcuni autorevoli commentatori sostengono che mentre in U.S.A. il presidente iraniano Ahmadinejad può parlare all’università, in Italia il Papa non può farlo per via di un clima ostile concludendo che quindi siamo un paese poco libero. Il che è certamente vero, ma per altri motivi, che fanno rima con “–usconi”. Il Papa infatti poteva tranquillamente venire in facoltà (usando la metro, linea Blu) e tenere il suo discorso, ma per sua volontà (e solo per sua volontà) non ha voluto.

Ora, please, usiamo un po’ di memoria.

Nemmeno una settimana fa, dopo un incontro con Veltroni, Ratzinger rilascia una nota dove evidenzia il degrado in cui versa la città di Roma. Il giorno dopo (il giorno dopo!), come se fosse un berlusconi qualsiasi, parte la smentita, ma la frittata ormai era fatta, così come la dimostrazione di forza nei confronti di Walter. Ora, sfruttando un’occasione preziosissima servitagli su un piatto d’argento, gli ambienti del Vaticano hanno fatto fare una figura a dir poco barbina anche al governo Prodi, finendo per di più dalle parte delle vittime.

Chissà perché, ma con il clima che si è creato (o meglio, che qualcuno che capisce come funzionano i media e che bazzica il Vaticano ha creato ad arte…) credo che nei prossimi mesi gli attacchi alla 194 e leggi simili si faranno sempre più insistenti e le voci contrarie sempre più flebili…