Numero 17/2005

Amore platonico

Davide Galli

Penso che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia detto o ascoltato l'espressione ``amore platonico'', interpretandola nel significato di ``amore spirituale'', ``amore privo di un interesse fisico per la persona amata''. Il Vocabolario della Lingua Italiana di Nicola Zingarelli, alla voce "platonico" in riferimento all'amore, recita: "Detto di sentimento nobile, elevato, scevro di ogni sensualità". Similmente, il Dizionario della Lingua Italiana di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli recita: "Quello concepito come pura esperienza spirituale". Questo è dunque il significato che nell'uso linguistico italiano ha assunto l'aggettivo "platonico" in rapporto all'amore.
Ma quando il Platone storico, vissuto duemilacinquecento anni fa, parlava e scriveva di eros, che significato assegnava realmente a questa parola? L'amore di cui scrive Platone è davvero "l'amore platonico" di cui oggi parliamo noi? La risposta è solo in parte positiva. Se ci atteniamo a ciò che nelle sue opere Platone scrisse riguardo all'amore, scopriamo che la sua originale concezione dell'eros è qualcosa di diverso da ciò che comunemente si crede.
Innanzitutto chiariamo il significato del vocabolo: nel Cratilo, Platone definisce l'eros come "ciò che scorre dentro dall'esterno", attraverso gli occhi (esattamente la stessa cosa che diranno, più di millecinquecento anni dopo, gli stilnovisti). Questo concetto viene approfondito nel Simposio e, più ancora, nel Fedro. In queste opere viene esplicitamente detto come il primo stadio dell'innamoramento sia provocato dalla visione della bellezza di un corpo fisico, in carne ed ossa. La bellezza della persona amata penetra nell'anima dell'amante e la riempie di sé, "fino a farla traboccare". L'aspetto fisico è dunque un elemento imprescindibile dell'innamoramento. In altre parole, la "simpatia visiva" è il primo passo dell'eros platonico: non le parole, non la mente, non l'anima, ma gli occhi sono la porta attraverso cui l'amore colpisce l'interiorità.
La seconda fase dell'amore coinvolge la spiritualità. Platone spiega infatti la bellezza esteriore, che tanto potere ha sugli occhi dell'innamorato, come un richiamo, uno specchio della bellezza perfetta ed eterna della Verità. E questa Verità consiste in tutto ciò che è divino, che a sua volta consiste in tutto ciò che è buono, sapiente, giusto. La compagnia dell'amato, la sua frequentazione, le sue parole e la sua bellezza rappresentano l'esortazione ad abbandonare il lato nero dell'anima, malvagio e deforme, e a rivolgersi al lato bianco e luminoso, che si nutre di bene, sapienza e giustizia. In breve, penso che l'essenza più profonda dell'eros platonico possa essere considerata come la consapevolezza di sentirsi migliori quando si ama. Amare una persona significa comprendere che quella persona è ciò che comunica all'anima la volontà ed il desiderio di sollevarsi dalla negatività e di "volare" verso quanto vi è di buono e divino.
Un'ultima precisione: ogni volta che Platone parla di amante o amato, lo fa in riferimento a persone di sesso maschile. Il vero amore platonico, quello di Platone, è fondamentalmente omosessuale e solo maschile, non femminile. Questo aspetto si può spiegare con la convinzione, comunemente diffusa nella Grecia antica, della naturale inferiorità della donna rispetto all'uomo. Essendo l'eros platonico, come abbiamo visto, un amore che presuppone importanti aspetti di moralità e spiritualità, si pensava che questo fosse precluso a quell'essere inferiore che era la donna. Inoltre, non va dimenticato che il rapporto omoerotico maschile, in particolare tra l'adolescente e l'adulto, rientrava in una precisa convenzione sociale ed era considerato come parte integrante della crescita educativa del giovane. Il rapporto eterosessuale veniva spesso considerato semplicemente in rapporto alla finalità della generazione della prole. Per di più, in tutti gli aspetti di Eros celebrati da Platone, è data per scontata una parità assoluta di diritti, nella vita pubblica e privata, tra l'amante e l'amato: cosa impossibile per chi, come la donna, era pressoché priva di questo genere di diritti. Nulla vietava ad un uomo sposato, padre di famiglia, di intrattenere relazioni ``platoniche'' con altri uomini, e di cercare in esse quella pienezza sentimentale e spirituale che con la donna, a loro parere, era impossibile raggiungere. Ma oggi, si sa, tempi ed opinioni sono cambiati.

Pubblicato su Inchiostro numero 17/2005 del 10 aprile 2005 alle ore 22:00 a pagina 6

Commenti

il sentimento è vero

In parte la convinzione di un amore spirituale omosessuale può essere spiegata con il semplice fatto che essendo la donna priva di diritti nella grecia di quel tempo,era naturale assumere questo atteggiamento spirituale-edonico in favore dello stesso sesso. Non bisogna dimenticare che l'amore per il bambino ed il concetto di ''pedofilia'' sono tipici di questa visione. L'educatore imprimeva al bambino un'educazione che prevedeva l'avvicinamento allo stesso sesso talvolta persino tramite il rapporto sessuale e dunque la totale affezione del bambino verso la figura maschile. In merito all'evoluzione del concetto d'amore,la filosofia occidentale moderna ne ha fatto uno strumento di lettura verso la fede religiosa(S.a. kierkegaard) ed in particolare verso Gesù e Dio. Altre posizioni radicali trovano l'amore in particolari tipi di atteggiamento(l'Estetismo di D'annunzio,Hegel che lo ritrova nella figura suprema dello stato,Marx nell'evoluzione economica della società). Queste mie posizioni potrebbero sembrare del tutto errate ma credo che il concetto d'amore possa essere letto in molte chiavi ed in molti contesti. Oggi sembra molto facile innamorarsi,tuttavia io credo che il sentimento amoroso tra uomo-uomo,uomo-donna sia pressocchè irrealizzabile in una società impregnata di un materialismo estetico ed edonistico dove la comunicazione sta diventando più un fenomeno di convenienza che di contingenza.

Lasciato da dario matteo il giorno 31/08/2005 alle ore 09:48

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amore platonico

io credo che gli amori più belli e più forti sono quelli spirituali...nel senso che prima bisogna che fra uomo e donna-o donna e donna- o uomo e uomo-ci sia una conoscenza metafisica...e che poi l'atto sessuale sia solo un completamento di quell'amore spirituale.Nella società materialista del duemila ormai è difficile innamorarsi davvero...al massimo si crede di esserlo ma la verità è che non si sa più cosa significa la parola AMORE o INNAMORARSI.
e bisogna chiedersi:veramente vogliamo saperlo?

Lasciato da valeria il giorno 04/02/2006 alle ore 18:46

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