Donne e Mafia: la forza morale di sette donne

ottobre 10th, 2018 | by Lisa Martini
Donne e Mafia: la forza morale di sette donne
Attualità

Luci soffuse, silenzio disarmante e sette donne padrone del palco. È così che mercoledì 3 ottobre 2018 si è riempita l’Aula del 400, nella sede centrale dell’Università degli studi di Pavia. Una platea numerosa, prettamente femminile, ha così accolto Donne e Mafia, uno spettacolo teatrale intenso, suggestivo, capace di coinvolgere emotivamente lo spettatore e portarlo ad un gradino più alto rispetto a quello del semplice intrattenimento. L’Osservatorio Antimafie Pavia e UDU Pavia-Coordinamento per il Diritto allo Studio hanno così offerto, nel secondo appuntamento del loro “Mafie: legalità e istituzioni” 2018 (di cui ha parlato approfonditamente Francesca Porcheddu), una serata in cui teatro, forma d’arte per eccellenza, e istruzione convergono al fine di informare e formare le giovani menti degli studenti dell’Università degli studi di Pavia.

La rappresentazione teatrale, scritta, diretta e interpretata da Simonetta De Nichilo assieme ad altre sei talentuose attrici (Chiara Carpentieri, Anna Rita Gullaci, Tiziana Santercole, Matilde Piana, Chiara Spoletini e Roberta Sciortino), funge da portavoce di valori quali il coraggio, la forza morale e l’amore, tutti valori che le donne a contatto con il sistema mafioso hanno imposto, lottando.

Inchiostro, sensibile alla tematica della lotta alle mafie, ha voluto intervistare in presa diretta le protagoniste di questa serata. Ecco cosa Simonetta e le colleghe ci hanno confidato.

“Innanzitutto, in questo spettacolo date voce a sette storie di donne, diverse fra loro per età, ruolo, provenienza. Tutte, però, rimangono accomunate da un unico fattore: la mafia. Prima di analizzare i loro trascorsi, raccontateci la vostra di storia. Come è nato e si è sviluppato il vostro progetto?”

“Tutto nasce nel 2012 a seguito di un incontro con Piera Aiello, moglie di un mafioso e successivamente diventata testimone di giustizia, nonché cognata di Rita Atria, donna a cui abbiamo dato voce nello spettacolo. Piera, prima del matrimonio, conosceva la mafia così come la maggior parte di noi la conosce. Con il legame coniugale, però, non solo l’ha incontrata, ma ha vissuto direttamente sulla propria pelle tutto ciò che il sistema mafioso porta con sé. Dopo aver preso contatto, in prima persona, con i dettagli più inquietanti e organizzativi su cui si fonda questa “istituzione”, a seguito della morte del marito, Piera Aiello ha deciso così di denunciarne le atrocità e i segreti più intimi. Dopo quell’incontro, allora, abbiamo deciso di dare vita a questo progetto, così da mettere ulteriore luce su questa tematica purtroppo ancora attuale, parlando prettamente da un punto di vista femminile.”

“Quali sono stati gli step necessari affinché il progetto non mancasse di concretezza e di veridicità, trattando un tema così delicato e sensibile?”

“Dopo l’incontro con Piera abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con molte altre realtà che si occupano della tematica. “Libera” e “ReggioNonTace” sono solo due fra le tante organizzazioni ed enti con cui abbiamo stabilito un dialogo per la raccolta del materiale da cui far partire il nostro lavoro. Le interviste non sono altresì mancate: abbiamo infatti avuto modo di parlare con tantissime figure che ogni giorno si battono per la lotta alle mafie. Dopo aver analizzato attentamente i dati nelle nostre mani, abbiamo deciso di impostare il nostro spettacolo rivolgendoci principalmente all’ambiente scolastico: gli studenti erano il nostro principale pubblico. Successivamente, “Donne e Mafia” ha intrapreso un percorso parallelo allargando così la cerchia di spettatori. Abbiamo partecipato al Festival TRAME – Festival dei libri sulle mafie e nel 2013 “Donne e Mafia: la forza morale di sette donne” si è classificato al secondo posto durante il festival Antimafie e Diritti Umani DIRITTIINSCENA. Il nostro obiettivo, è quello di focalizzare l’attenzione del nostro pubblico sui vari temi legati alla Mafia: la condizione delle donne in questo ecosistema e soprattutto la tematica, non così scontata, della scelta.”

Simonetta aggiunge “La scelta spetta a noi, se accetti qualcosa rispetto a qualcos’altro, prendi automaticamente un percorso. Questa consapevolezza è già una scelta. Anche girare la testa lo è. Tutto dipende dal coraggio: avere o meno il coraggio di dire – No, adesso basta -.”

“Analizzando lo spettacolo, salta subito all’occhio come la struttura si basi essenzialmente su due prospettive con evidenti richiami alla cultura antica, specialmente alla tragedia greca. Raccontaci di più!”

“Si parte dalle tradizioni, dalle storie che per noi oggi risultano lontane: lo spettatore assiste e partecipa a un intenso ritorno al presente, durante il quale vengono raccontate sette storie.

Nella prima parte dello spettacolo diamo voce a delle donne che potremmo definire “ribelli”, senza però calcare troppo la mano sul simbolo della ribellione. Sono donne che hanno avuto la forza di lottare contro un’educazione che avrebbe segnato per sempre la vita dei loro figli. Si sono ribellate e liberate, molto spesso sopportando l’annullamento della propria identità da parte di un ruolo che non volevano più ricoprire: quello da educatrici di una cultura mafiosa che erano contrarie a portare avanti. Dopo minacce e lutti incancellabili (come può essere la perdita di un figlio) hanno deciso di rivelare tutti i meccanismi della Mafia, molte di loro pagando caro le conseguenze delle loro scelte. Quelle di Michela Buscemi, Rita Atria e Maria Concetta Cacciola sono le storie a cui abbiamo deciso di dar voce. Racconti che abbiamo scelto personalmente in base anche a caratteristiche che più ci avvicinavano alle donne da riprodurre. Costruendo questo legame con loro abbiamo tentato di raggiungere e riportare più punti di vista possibili.

Dalla storia di Serafina Battaglia, prima testimone di giustizia italiana, risalente al 1962, abbiamo così costruito uno spettacolo capace di guidare lo spettatore da quell’epoca, che molte volte sentiamo fin troppo lontana, fino ai nostri giorni.

Nella seconda parte dello spettacolo, invece, le storie di Saveria Antiochia, Rosaria Costa e Lucia Borsellino riportano come queste figure femminili hanno proseguito la lotta dei mariti, padri e figli morti per mano della mafia. Donne che vanno avanti, nonostante il dolore causato dalla perdita dei loro affetti più cari, e proseguono ciò per cui essi si battevano in vita. Si tratta dunque di storie di uomini che, perdendo la vita, hanno dato voce alle donne che stavano al loro fianco.”

Lo spettacolo si apre con un richiamo alla terra mediante l’immagine dell’albero di limoni e dei suoi frutti, per poi svilupparsi in un’alternanza di riti, canzoni e richiami alla tradizione.  Come mai avete scelto proprio questa figura per aprire il vostro spettacolo e come avete selezionato il materiale acustico da inserire in Donne e Mafia?”

“In realtà il limone è un simbolo molto forte sia per il gruppo che per la scena: nella scenografia, infatti, sono presenti i richiami al giallo e alla struttura dell’albero. L’idea dell’immagine del limone risale alla lettura di un libro che tutte noi abbiamo avuto modo di leggere, e sembrava, dunque, calzare a pennello con ciò che volevamo portare sul palco. L’albero di limone parte dal terreno, è un qualcosa di arcaico, che rimanda molto all’idea di terra e della sua coltivazione. La Sicilia è sempre stata la Terra in cui si lavora la terra: fin dalla notte dei tempi rappresenta qualcosa di prezioso da difendere. Una storia arcaica, appunto, come quella della nascita della Mafia, che parte dalla difesa del feudo da cui si ricavava il benessere, fino alla difesa del monopolio di ben altri elementi da cui poter trarre profitto, quali droga, cemento etc.

La figura della terra, dei limoni e della natura, così come viene riportata nella parte discorsiva, viene altresì espressa mediante la fisicità e oralità dello spettacolo. Le canzoni ed i movimenti che compiamo sul palco, rimandano alla nascita dell’albero che dal suolo si innalza fino ad erigersi in tutta la sua imponenza.

Per quanto riguarda le canzoni, in particolare le ninna nanne, all’interno del nostro gruppo Matilde, per personale interesse sull’etnomusicologia risalente agli ultimi anni’70, ha fatto un lavoro di raccolta delle canzoni antiche della cultura catanese, indagando di persona nei paesini sotto l’Etna, raccogliendo antichi proverbi e storie. L’attenzione al passato e all’ “antico” ci ha consentito di inserire nello spettacolo la storia di “Osso, Mastrosso e Carcagnosso” e di riportare sul palco il rito di iniziazione a cui i mafiosi dovevano sottoporsi. Infine, anche mediante i nostri semplici capi d’abbigliamento vi è una sorta di richiamo involontario alla tradizione, più facilmente riassumibile con questa frase che ci è stata detta durante il periodo di raccolta di materiale “mia nonna non l’ho mai vista vestita di un altro colore che non fosse nero, padre e marito ammazzati dalla mafia.”

Donne e Mafia: la forza morale di sette donne è tutto questo. È storia, dialogo e ascolto. Il messaggio che vuole trasmettere è chiaro, puro, e a differenza dell’argomento principale di questo spettacolo, non impone con la forza un determinato pensiero. Ciò che aspira a lasciare al pubblico è un concetto semplice, e Simonetta, assieme alle sue colleghe, lo esprime con queste parole “Insieme si grida più forte. Volevamo essere un monologo ma così non è stato. Siamo in sette, siamo donne, e insieme siamo più forti”.