L’evoluzione del pop d’autore di Cesare Cremonini

settembre 3rd, 2018 | by Luca Bertoloni
L’evoluzione del pop d’autore di Cesare Cremonini
Cultura

L’estate del 2018 ha visto esordire Cesare Cremonini (per la prima volta da solista) in un tour negli stadi che, visto il grandissimo successo, verrà ripreso nei palasport nel prossimo autunno. Cremonini è autore molto interessante poiché è riuscito, dal punto di vista musicale, a coniugare sonorità del pop internazionale con un melodismo tutto italiano. Il suo percorso è piuttosto interessante anche dal punto di vista linguistico.

La centralità delle parole nel lavoro del cantautore di Bologna è piuttosto evidente: «Le tue parole fanno male / sono pungenti come spine […] / fammi ragionare, sì, / ma non capire, non capire», Le tue parole fanno male; «Non so dirti una parola / non ho niente di speciale», (Il comico); «Vorrei dirti parole d’amore / ma forse a parlare sei più brava tu», (Greygoose); «Dimmi dove sei / vorrei parlarti»; «Dimmi come stai / perché non parli», (Poetica); «Fammi un’altra domanda / che non riesco a parlare», (Nessuno vuole essere Robin). Sono solo alcuni esempi di testi in cui Cremonini riflette sulle parole, in particolare sulla mancanza di parole efficaci, in amore come nella vita. Non a caso questa assenza di parole, rimarcata più volte anche nell’ultimo album, Possibili scenari (2017), viene qui colmata, nel singolo di lancio, Poetica, da una suite musicale molto lunga (oltre cinque minuti), in controtendenza rispetto al pop contemporaneo, in cui una musica (piuttosto ricercata) va a colmare il silenzio, l’inadeguatezza e l’incomunicabilità.

L’esordio artistico di Cremonini è con i Lunapop (1999-2001), band giovanissima, dall’immensa fortuna e dalla durata decisamente breve. L’unico album della band, Squérez (1999), godette di una fortuna immensa grazie a testi immediati, che riuscivano a descrivere emozioni e sentimenti dei giovani contemporanei, come l’ormai diventata proverbiale 50 special, oppure la romantica Vorrei. Con Bagus, 2002, Cremonini inizia la sua carriera da solista, mentre raggiunge con Maggese, 2005, l’interesse della critica ed un primo grado di maturazione anche stilistica e linguistica. Il linguaggio, da generico e adolescenziale, diventa piuttosto dettagliato, come si può osservare in Marmellata 25, secondo e fortunatissimo singolo dell’album: una classica canzone d’addio, costruita sull’intuizione della marmellata, simbolo della felicità, da ricercare anche in una situazione di infelicità e abbandono. La descrizione dell’addio è infarcita di dettagli, sparsi per la casa (le scarpe, la «patente rosa tutta stropicciata», un «libro letto e una wiston blu», le calze rotte, la sciarpa e molto altro); la marmellata compare sul finale («ogni volta in cui ti penso mangio chili di marmellata / quella che mi nascondevi tu / l’ho trovata»), che stravolge il tono d’abbandono che aveva pervaso tutto il testo, perché il protagonista è riuscito ritrovare il barattolo (metafora della felicità) che la compagna, con la sua partenza, aveva nascosto (e quindi portato via con sé). Un ulteriore segno della ricerca linguistica di Maggese è il ricorso alle argomentazioni raziocinanti tipiche di alcuni filoni della canzone d’autore degli anni Duemila, anch’esse fittissime di dettagli: Momento silenzioso è una lunga argomentazione che si presenta come una riflessione, più che come un testo di canzone, come si può notare anche solo dall’incipit («Credo che non manchi molto / alla mia morte e devo / cominciare a non pensare / o perlomeno devo / continuare a fare tardi / anche quando sono stanco»), molto franto da tantissimi enjambement che spezzano il ritmo del testo, con proposizioni che si spingono oltre il primo grado di subordinazione (fatto piuttosto raro nei testi di canzone).

I testi di Cremonini si caratterizzano anche per un’originale presenza di inserti in inglese, che si infittiscono sempre di più nel corso degli anni, in concomitanza con la crescita della presenza dell’inglese nell’italiano quotidiano, soprattutto in quello di persone di mezza età; non l’inglese ludico di Battiato, o quello blues di Zucchero, ma un inglese quotidiano e reale perché, parafrasando una fortunata espressione di un poeta del secondo Novecento, Raffaello Baldini, per un giovane adulto del Duemila come Cremonini «le cose succedono anche in inglese», per cui il ricorso ne risulta indispensabile. Gli inserti inizialmente sono soltanto lessicali (come la già citata Wiston blu di Marmellata 25, o il Gong-boy dell’omonima canzone), mentre a partire da La teoria dei colori, 2012 continuano ad invadere il lessico (business man in La nuova stella di Brodwaynike e city in Lost in the weekend), iniziando ad intaccare anche le rime è come scegliere tra Blur e Oasis […] / tra mille giorni spesi»Quasi quasi) e l’onomastica («Sasha Grey», Vent’anni per sempre), spesso anticipata nei titoli (John WayneGreygoose), oppure interi sintagmi: I love you, «share the love» (sottotitolo di Buon viaggio), Lost in the weekendSilent hill (titolo che però non compare in corpo di testo), «You can’t get no satisfaction» in Vent’anni per sempre; «take me to the party» in Khasmir-khasmir. Come ha affermato Giuseppe Antonelli, che per primo nel 2016 ha parlato della lingua di Cremonini nel corso della trasmissione La lingua batte, «siamo un po’ tutti lost in the weekend».

Il cantautore bolognese inoltre ha un grandissimo rispetto per la tradizione italiana, come si può notare dal gusto, tutto post moderno (ma piuttosto velato), per la citazione: diversi i riferimenti a Dante («come Dante ha poi visto e raccontato / compreso il male, il godere e il peccato», Stavo pensando che Dio; «c’è chi non conosce Dante», Il comico), alla Bibbia («e da sempre il serpente / ha la meglio su Adamo», Se c’era una volta l’amore), ma soprattutto alla canzone d’autore, da Anna e Marco di Dalla, di cui Io e Anna rappresenta un’ideale prosecuzione, a Uomini persi di Baglioni («uomini persi per le strade», Mondo), Io se fossi Dio di Gaber («Io se fossi un Dio vi direi così», Kahsmir-khasmir) o Siamo di passaggio di Battiato («che siamo solo di passaggio», Buon viaggio). Queste citazioni, che sono quasi sempre riprese di sintagmi piuttosto celebri, probabilmente non sono volute, ma sono presenti nel bagaglio culturale di Cremonini, grande conoscitore della tradizione cantautorale italiana.

Un esempio piuttosto interessante all’interno di tutta la sua produzione è Nessuno vuole essere Robin, 2017, un lungo alternarsi di frasi slegate come in un flusso: pensieri sull’amore, sulla solitudine, sull’assenza di parole e sull’incomunicabilità, ma anche attacchi alla contemporaneità dei social, ulteriore causa, secondo l’autore, di quei vuoti incolmabili di cui è piena la vita («e quanti inutili scemi / per strada o su Facebook che i credono geni / ma parlano a caso mentre noi ci lasciamo / di notte e piangiamo e poi dormiamo coi cani»); da notare il ricorso a un lessico quotidiano, molto reale e dettagliato, caratteristico di tutto il pop d’autore di Cremonini.