#WildWest – 10 • La Nuova Hollywood: “Il Grinta” e “Butch Cassidy”

agosto 17th, 2018 | by Samuele Badino
#WildWest – 10 • La Nuova Hollywood: “Il Grinta” e “Butch Cassidy”
Birdmen

#WildWest • Il Cinema Western passo passo, nella rubrica di Samuele Badino. 10° episodio. Nel 1969 inizia la Nuova Hollywood, e nel Western la aprono Il Grinta Butch KassidyClicca qui per scoprire tutti gli articoli.


Il ’69 è un anno particolare per il Cinema hollywoodiano. Il decennio che sta concludendosi è stato piuttosto difficile, l’Età d’oro era finita e il rinnovamento faticava a prendere il largo. Perfino un colosso come Disney soffriva il suo periodo peggiore, con la morte del fondatore e l’introduzione di tecniche di animazione più economiche. Da un lato quindi resta il mito degli anni cinquanta, delle grandi produzioni, delle grandi star, dall’altro si avverte la tensione verso la cosiddetta Nuova Hollywood, la cui nascita generalmente viene posta proprio in quest’anno, e si fa coincidere con l’uscita di Easy Rider  (Peter Fonda), film-evento di questa generazione.

Il Western ovviamente non può esimersi dal clima di fermento che coinvolge tutta l’industria d’intrattenimento, e due dei film che al meglio rappresentano l’età del cambiamento sono Il Grinta  (True Grit), di Henry Hathaway, e Butch Cassidy  (Butch Cassidy and the Sundance Kid), di George Roy Hill. La terza via per affrontare il nuovo è quella dell’autorialità, percorsa da Sam Peckinpah – con il suo Il mucchio selvaggio  (1969) – di cui parleremo approfonditamente la prossima settimana (clicca qui per approfondire).


Il Grinta  (1969)


10 - 4Hathaway cerca di mantenere l’impianto più classico del Western, con una fotografia, dei tempi scenici, un montaggio e una regia piuttosto canonici. La scelta di John Wayne come coprotagonista è in linea con questo intento un po’ nostalgico. Dall’altro lato però l’autore non può negare l’avanzare dei tempi, deve riconoscere il nuovo che c’è in Hollywood. E lo fa brillantemente, con eleganza, inserendo – partendo dal romanzo Un vero uomo per Mattie Ross  nel panorama West uno dei personaggi più affascinanti dell’intero genere, Mattie Ross appunto, una giovane determinata che non ha assolutamente nulla dello stereotipo della ragazza di campagna del Far West descritta nelle pellicole realizzare fino a quel momento – sempre ingenua e innamorata, dipendente da una figura maschile –, piena di un fortissimo sentimento poco calzante alla figura di una fanciulla, la vendetta. A rimanerne affascinati saranno anche i fratelli Cohen, che dirigeranno nel 2010 un remake  di questa pellicola.

10 - 3John Wayne regala una delle sue migliori interpretazioni, superando perfino la sua performance  in Sentieri Selvaggi  (clicca qui per approfondire), e vincendo il suo primo Oscar. L’attore si rivela capace di dissacrare l’immagine del cowboy  – e quindi anche un po’ di se stesso – che ha creato negli anni: è sì un pistolero duro e puro, ma ormai è vecchio, grasso e alcolizzato. Non è più il Wayne perfetto e integerrimo, si tratta di uno sceriffo violento, che spara senza porsi troppe domande, e la cui moralità viene spesso messa in discussione, in particolare nell’aula di tribunale, che – come abbiamo già visto ne L’uomo che uccise Liberty Valance  (clicca qui per approfondire) – rappresenta l’apparato statale e la modernità.

Il soggetto principale della trama è poi fondatore di un tema che verrà più e più volte ripercorso: quello della ragazza orfana che riesce a sciogliere il cuore di un arcigno e vecchio combattente e a stimolare i suoi sopiti sentimenti paterni; ultimo esempio di rilettura di questo topos  è forse Logan, di James Mangold, del 2017 (clicca qui per approfondire).


Butch Cassidy  (1969)


Un secondo modo per cavalcare quest’onda di rinnovamento ce lo presenta George Roy Hill, che prende una delle storie vere del West che nel tempo si erano trasformate in leggenda, ovvero quella dei due fuorilegge Butch Cassidy e Sundance Kid, arricchendola di humor  e affidando i ruoli a due novelli sex symbol  di Hollywood, che si dimostrano un’accoppiata perfetta, capace di creare un’alchimia rara sullo schermo anche in altri film – come La stangata  (1973) –, ovvero Paul Newman e Robert Redford.

La pellicola in seppia che scorre durante i titoli di testa rimanda direttamente al primo film Western – The great train robbery, del 1903 (clicca qui per approfondire) – e, oltre ad omaggiare il classico, vuole ricordare che, esattamente come il primo, intende essere la descrizione di una storia vera: in realtà poi il romanzo prende il sopravvento sul documentario, e tutto ruota attorno al triangolo amoroso tra Butch, Sundance ed Etta (Katharine Ross, fresca fresca da Il laureato  del 1967), in un’elegante non detto  rispettato da tutte le parti in gioco.10 - cover

Pur essendo un remake  de I tre fuorilegge  (1956), il film ne è una profonda rilettura, retta sulle battute comiche tra Redford e Newman, che rivelano una lucida autocoscienza del totale fallimento delle proprie vite. L’atmosfera sovversiva e di cambiamento che si è affacciata col ’68 impregna la pellicola, soprattutto durante l’inseguimento, che perdura per giorni e centinaia di miglia. 10 - 5Questa promessa di morte viene in parte disinnescata dal romantico furore dei due fuorilegge, che non si fermano davanti al pericolo: messi alle strette, i due hanno il coraggio di compiere il grande salto, e di cercare una seconda possibilità in Bolivia insieme alla maestrina Etta, innamorata sia della spensieratezza di Sundance che dell’esperienza di Butch, ma mai indecisa o titubante nel mantenere lo status quo  della loro amicizia. L’unica sequenza in cui questo confuso rapporto viene rivelato è la memorabile scena della gita in bicicletta, in cui sulle note di Raindrops keep fallin’on my head, di Burt Bacharach, Etta e Butch omaggiano il Cinema muto in una serie di gag  che sembrano uscite da un film di Buster Keaton.

Pur schierandosi dalla parte dei due simpatici banditi, lo spettatore avverte uno scarto sempre più crescente tra il dialogare scanzonato di Butch e Sundance e il cappio della realtà che sta facendosi sempre più stretto, soprattutto con l’avvicinarsi della sparatoria finale e nella stessa. Le figure classiche alla Wayne  di Ombre rosse, per intenderci (clicca qui per approfondire) – hanno ormai perso la loro aura eroica. Butch Cassidy contribuice a colpire e a far crollare le strutture portanti del Western classico americano, di cui già lo Spaghetti Western di Leone (clicca qui per approfondire) e Corbucci (clicca qui per approfondire) avevano mostrato i limiti. Il film vinse quattro Oscar, ma, ciò nonostante, fu trattato freddamente dalla critica, che non ne colse la denuncia contro la produzione cinematografica del decennio passato.10 - 2