#CineSport: “Warrior” (2011)

luglio 27th, 2018 | by Antonio Emmanuello
#CineSport: “Warrior” (2011)
Birdmen

Benvenuti in #CineSport, la rubrica di “Birdmen” sullo Sport nel Cinema. Qui tratteremo dell’incontro di due mondi che vivono di emozioni, e sfrutteremo lo Sport come trampolino per parlare di Settima Arte, di storie, di chi le ha vissute e di chi le racconta.


Se dovessi paragonarlo ad una giornata questo film sarebbe una di quelle in cui da piccolo le prendevo davo a mia sorella. Warrior è una storia di riscatto che intreccia tre vite inesorabilmente unite dalla biologia ma divise dall’eventualità. La famiglia Conlon ha avuto gravi problemil_d2fc1567-1789-4d45-acb6-c8495922333d nel corso della propria storia; prima l’alcolismo del padre Paddy, poi la malattia della madre, la cui cura viene presa come missione personale da un figlio minore, Tommy, che si chiude via via nei confronti di un padre probabilmente violento (l’argomento è solamente accennato in una singola battuta iniziale) e di un fratello che ha preferito la fidanzata alla madre. Ma in questo, soprattutto nel secondo caso, Tommy dimostra una disconnessione con la realtà poiché in quel caso Brendan, il fratello maggiore, in realtà scelse quella che sarebbe diventata presto sua moglie nonché madre dei suoi figli, e non una qualsiasi, come fa notare egli stesso; e ancora, fuggì da quell’ambiente non per viltà, non per non aiutare una madre malata poiché, infatti, nessuno sapeva di quello che stava per accadere. La rabbia di Thomas, detto appunto Tommy, si dimostra in questo senso cieca e sarà incanala prima nell’esercito, da cui diserta dopo un eroico salvataggio, e poi nella lotta.

Ecco. Warrior affronta la lotta intesa come MMA ma spesso, benché non sia nulla di estremamente filosofico e autoriale, si sofferma a descrivere, o meglio ad accennare, la lotta interiore dei personaggi principali. Un padre che cerca di riscattare la propria immagine nei confronti dei figli che per anni hanno dovuto subire la sua versione alcolista; un figlio maggiore messo in secondo piano da un padre che ha sempre preferito il figlio più piccolo e che ora ha bisogno di provvedere alla propria nuova famiglia in gravi condizioni economiche; infine c’è Tommy che non cerca la ricchezza, non vuole la fama, né la sua vecchia famiglia. Tommy ha già trovato la sua famiglia nel fratello che non ha mai avuto, quello venuto fuori dal fango della guerra. Morto in battaglia, Tommy si sente in obbligo di provvedere alla cura della famiglia del compagno d’armi ed è questo che lo sprona per tutto il film. Non è un particolare secondario poiché sostanzialmente per almeno tre quarti della pellicola, 140 minuti in totale, non sappiamo cosa lo spinga ad agire. Inizialmente diamo per scontato sia una sorta di riscatto, un ritorno di fiamma verso un passato promettente che fin dall’adolescenza lo portava a sfidare il record del lottatore greco Teogene, imbattuto per 1400 incontri.

maxresdefault (2)Nel loro cammino i tre devono rivoluzionare le proprie vite. Brendan, fuori da quel mondo che presto o tardi lo avrebbe ucciso, è diventato un rispettabile professore di fisica. Si ritrova però a perdere tutto, prima la casa, poi il lavoro. Spalle al muro decide allora di giocarsela fino in fondo. Il padre Paddy, nel tentativo di riconquistare la sua famiglia, perde il suo vantaggio sul vizio. E infine Tommy, eroe e al contempo disertore, spera nella vittoria a fine caritatevole ma finisce per essere scoperto e destinato al carcere militare. È un film inizialmente confuso, rumoroso (letteralmente; in alcuni punti è, spero volutamente, presente molto rumore nell’immagine), lento nella prima metà e più ritmato nella seconda. Ma è anche un film emotivo e, per quanto in alcuni punti la sospensione dell’incredulità sia d’obbligo per poter proseguire, non si riesce a rimanere impassibili di fronte alle vittorie e alle conquiste. La trama è a tratti telefonata e lo scontro tra i fratelli si dimostra prevedibile non appena iniziati gli allenamenti; eppure non è un film che si basa sulla trama, non ci sono, e neppure servono, guizzi di sceneggiatura poiché si punta piuttosto sul racconto di una famiglia costretta allo scontro per venirsi incontro. E infine abbiamo l’emozione, che per molti è il cardine del cinema (anche se parzialmente opinabile): dilagante, ben costruita, coinvolgente quando deve. Le vittorie, nonostante siano lapalissiane, concedono al corpo un brivido adrenalinico, intenso quel tanto che basta a farci sentire immedesimati, quasi stessimo guardando uno scontro live e imprevedibile. Volendo nell’opera di Gavin O’Connor si può anche leggere una vena politica e polemica. Da una parte c’è una velata critica al sistema scolastico così economicamente bistrattato e dimenticato che un professore competente è costretto a dover trovare altrove il suo sostentamento. Dall’altra il cattivone di turno, come nei migliori film al gusto cortina di ferro, è un russo brutto e cattivo (che poi russo non è dato che viene interpretato dall’americanissimo Kurt Angle, campione del mondo di lotta libera ad Atlanta nel 1995).

In breve: Warrior non è di certo un capolavoro imperdibile ma se avete due ore e venti minuti, se vi piacciono i film sportivi e se vi piacciono le storie familiari sicuramente potrà intrattenervi. Se poi vi piacciono gli uomini muscolosi quasi sempre a petto nudo, il film fa certamente per voi.