#WildWest – 2 • Età aurea: John Ford – Parte I

giugno 10th, 2018 | by Samuele Badino
#WildWest – 2 • Età aurea: John Ford – Parte I
Birdmen

#WildWest • Il Cinema Western passo passo, nella rubrica di Samuele Badino. 2° episodio. I primi capolavori di John Ford, interpretati da due star nascenti: John Wayne ed Henry Fonda. Clicca qui per scoprire tutti gli articoli.


2 - protagonistiL’era d’oro è iniziata! John Wayne, dopo aver recitato in decine di film muti, spesso non accreditato, approda definitivamente al Western negli anni trenta. E sarà questo genere a decretare la sua fortuna e il suo successo, fino a consacrarlo come una delle star più celebri ed amate della Storia di Hollywood. La sua fu una carriera dedicata pressoché in esclusiva al Western (circa l’85% della sua filmografia), eccezion fatta per qualche bella incursione in altri campi, come Il giorno più lungo (Ken Annakin, Andrew Marton, 1962). Le centinaia di pellicole di cui fu protagonista ne fecero il volto più simbolico dell’epopea del West. Visivamente, alto e atletico, John Wayne incarnava il prototipo dell’americano ideale, e la sua figura diventò così iconica per il Cinema da ispirare molti altri attori, dando luogo alla diffusa diceria per la quale in realtà lui non recitasse affatto, ma fosse un cow-boy anche nella vita privata. Nemmeno Henry Fonda, che ha attraversato tutta la storia del Western dal periodo classico fino allo Spaghetti Western, è riuscito ad incarnare lo stesso valore simbolico. E lo stesso vale per tutti quegli altri interpreti che si associano al ruolo del pistolero, da James Stewart e Clint Eastwood (clicca qui per approfondire) agli italiani Giuliano Gemma e Tomas Millan (clicca qui per approfondire).

John Ford si era affermato come regista di talento già nell’epoca del muto, con titoli come The Iron Horse (1924) e Three bad men (1926) – di cui abbiamo parlato qui –, ma è stato negli anni iniziali del Cinema sonoro che ha dimostrato la sua grande capacità innovativa. Dopo aver vinto il suo primo Premio Oscar alla regia con il film storico Il traditore (1935), arriva ad una soluzione matura anche nel Western già sul finire degli anni trenta, riuscendo a sintetizzare queste idee in Ombre rosse – Stagecoach (1939)2 - Stagecoach 1


Ombre Rosse  (1939)


Guardando Ombre rosse, l’impressione che si potrebbe avere è che il film non si allontani molto da quella trama dall’impianto canonico cui si faceva riferimento nel precedente capitolo di questa rubrica, ma si verrebbe tratti in inganno: il protagonista Ringo (John Wayne) è sì un pistolero di buoni sentimenti e di indiscussa maestria nel tiro, ma è un bandito evaso, spinto non dalla giustizia ma dalla pura vendetta. 2 - Stagecoach 3La sua controparte femminile (Claire Trevor), poi, è una donna di facili costumi, cacciata e costretta a rifugiarsi in un’altra città. Una signora incinta, un avventuriero/gentiluomo, un pacato rappresentante di liquori, un medico beone, un banchiere disonesto, uno sceriffo irreprensibile e un pavido conducente completano il gruppo che occupa la diligenza di quello che, inconsciamente, è il primo road-movie del Cinema, genere fortunatissimo che continuerà con titoli come La belva dell’autostrada (Ida Lupino, 1953), Il sorpasso (Dino Risi, 1962), Easy rider (Peter Fonda, 1969), fino a Tre uomini e una gamba (Aldo, Giovanni, Giacomo e Massimo Venier, 1997). La Monument Valley è il teatro ideale per questa fuga e i suoi paesaggi restano il simbolo iconografico dell’epopea americana. Ford è capace di capovolgere quelli che ormai erano i cliché sulla società americana delle origini, descritta nei film degli anni precedenti come perbenista e divisa nettamente per classi e razze. Certo, neri non ce ne sono, e i pellerossa sono cattivi, ma è la redenzione dei protagonisti inetti (il fuorilegge, la prostituta e l’alcolizzato), che si estende in un conflitto sociale per tutta la durata del viaggio, a stupire e a rendere Ombre rosse un classico senza tempo. Questi diventeranno poi i personaggi imprescindibili dell’intero genere. Famosa la sequenza dell’assalto degli Indiani d’America guidati dal terribile Geronimo, modernissima e tecnicamente innovativa, ma verranno riprese più e più volte nelle pellicole successive anche altre scene cult: su tutte la bellissima carrellata che inquadra per la prima volta Ringo Kid.2 - Stagecoach 2


Sfida infernale  (1946)


Qualche anno dopo, John Ford torna sul genere, scegliendo come protagonista per Sfida infernale (My darling Clementine – 1946) proprio Henry Fonda, che diventerà un altro volto principe del Western. Il momento cardine di tutta la vicenda è la più celebre sparatoria della storia, quella dell’O.K. Corral del 26 ottobre 1881. Su di essa si sono cimentati altri registi nel tempo: Allan Dwan (Gli indomabili, 1939), John Sturges (Sfida a2 - my darling clementine 2ll’O.K. Corral, 1957), Franck Perri (Doc, 1971), John Cosmatos (Tombstone, 1993) e anche Lawrence Kasdan (Wyatt Earp, 1994). Ma per Ford il fatto è solo un pretesto per affrescare il suo ritratto dell’America delle origini, una terra di contraddizioni: quella tra la dolce Clementine (Cathy Downs) e la furia dei Clanton; quella nello sceriffo stesso (Henry Fonda), timido con le donne e implacabile con la pistola; quella in Doc Holliday (Victor Mature), incline alla rabbia e amante di Shakespeare; quella tra una dimensione spaziale definita e orchestrata e una temporale del tutto fumosa e indistinta; infine quella tra gli esterni vasti e luminosi della Monument Valley e gli interni claustrofobici, oscuri e illuminati dalle sole lampade a petrolio – presenti in ogni scena al chiuso – di Tombstone (nomen omen), in cui il protagonista è in qualche modo prigioniero. Un’opera ricca di ironia, di poesia, di dialoghi pungenti e battute memorabili che riesce a trasformare la Storia in Mito. Per entrambi i titoli si consiglia la visione in inglese; infatti, soprattutto per My darling Clementine, il doppiaggio italiano manca di carica espressiva, e mitiga l’atmosfera.

Per qualche anno ancora Ford si impegnerà su questo filone classico da lui stesso fondato, finché alla metà degli anni cinquanta non giungerà a soluzioni che saranno poi definite revisioniste” (clicca qui per approfondire). Tra i classici degni di nota, In nome di Dio (1948) e Rio Bravo (1950), ad esempio, ovviamente entrambi interpretati da John Wayne.2 - my darling clementine 1