A qualcuno piace Tango: fame e frustrazione in “Ultimo tango a Zagarol”

giugno 1st, 2018 | by Riccardo Bellini
A qualcuno piace Tango: fame e frustrazione in “Ultimo tango a Zagarol”
Birdmen

La parodia non è un semplice abbassamento linguistico fatto per suscitare risate ai danni dell’originale. La parodia è anche e soprattutto lo strumento spesso più efficace per comprendere a fondo un’opera, il suo tempo e il pensiero di un autore, talvolta meglio dell’autore stesso. È per questo che nel documentario di Ciprì e Maresco Come inguaiammo il cinema italiano – La vera storia di Franco e Ciccio (2004) Bertolucci disse di non aver mai voluto vedere Ultimo tango a Zagarol (1973), mosso dalla paura di scoprire nel film di Nando Cicero un prodotto addirittura migliore del suo Ultimo tango a Parigi (1972). Un pensiero che va sicuramente colto con il dovuto peso ma che sottende forse il timore di vedere messe a nudo – letteralmente – certe pretese autoriali, utili per capire il film di Bertolucci.

2 Tango Zagarol

Il restauro in 4K di Ultimo tango a Parigi – curato da Vittorio Storaro e Federico Savina, e proiettato nelle sale italiane dal 21 al 23 maggio –, potrebbe essere stata per alcuni l’occasione di scoprire (o riscoprire) a distanza di tempo la puntualità e la genialità dell’operazione di Cicero. Ultimo tango a Zagarol non si è limitato infatti a prendere il “modello alto” come mero pretesto, ma è riuscito a ripercorrere punto per punto, quasi scena per scena, le contorsioni erotiche e intellettualoidi tra Marlon Brando e Maria Schneider, che valsero alla pellicola di Bertolucci la messa al rogo di tutte le copie (eccetto una) e al regista l’interdizione al voto per cinque anni, oltre al record di film italiano con il maggior numero di biglietti venduti (più di quindici milioni). Lo stesso Zagarol raggiunse ottimi incassi, attirando inoltre l’attenzione di alcune voci autorevoli – da Fofi a Carmelo Bene – in un periodo in cui il cinema cosiddetto di serie B, in Italia, doveva fare i conti con una critica spesso miope e sbrigativa. La forza del film di Cicero fu di individuare, a colpo sicuro, un bersaglio perfetto e perciò molto ghiotto: un film talmente serioso da contenere già in sé elementi potenzialmente parodistici – e non si tratta solo della proverbiale scena del burro –, per procedere poi a un abbassamento, sempre in funzione però del fondo tragico presente nel film di Bertolucci. L’altra intuizione fu invertire i ruoli dell’uomo e della donna rispetto alla coppia originale, con Franco Franchi nella parte del sottomesso e la giamaicana Martine Beswick (doppiata da Marzia Ubaldi) nei panni della dominatrice.

3 Tango Zagarol

Franco è grandioso. In una delle sue interpretazioni migliori, qui si affida spesso alla sottorecitazione, scimmiottando l’intimismo malinconico di un Brando sovente sul filo del ridicolo. La giacca di cammello simile a quella dell’americano, troppo lunga per l’altezza modesta di Franco, il passo flemmatico e il volto assorto in chissà quali baratri esistenziali, sono indici della precisione comica di Ultimo tango a Zagarol. Il contrasto tra l’aria tragica assunta dal siciliano e la comicità della sua figura, insieme all’assurdità di certi dialoghi che fanno il verso all’intellettualismo zavorrato di Bertolucci, è semplicemente esilarante e rivela l’artificiosità spesso ingombrante di Ultimo tango a Parigi. Ma l’alone tragico – o per meglio dire tragicomico – non scompare ed è semmai espresso con maggiore efficacia proprio grazie al cambio di registro. Franco diventa qui la perfetta maschera dell’uomo-facchino, cornuto e mazziato, simbolo della tragicità di chi rincorre un oggetto del desiderio continuamente negato. L’abbassamento, chiave di ogni parodia, è totale. Mentre infatti in Bertolucci la tensione erotica è piuttosto idealizzata, in Cicero tutto è ricondotto alla materia e agli istinti più primari, in primo luogo alla fame (e il burro finisce allora con assolvere alla sua funzione principale). Il film è pieno di questi momenti. Quando Franco, alla notizia che la moglie lo ha tradito, sentenzia cercando di mantenere un sofisticato aplomb “ma le corna sono bassezze belle e buone” la risposta dell’amica della moglie è “ma quali bassezze? Altezze! Alte come quell’obelisco!”. Irresistibile. Così, sotto un tassello del pavimento, pensando di trovare chissà quali segreti, Franco scopre invece un buco che dà direttamente sull’appartamento inferiore, mostrando un anziano al gabinetto. Come a suggerire che l’operazione di scavo condotta da Cicero consiste nella scarnificazione fino alla materia più cruda, al fondo più intestinale dei ridicoli drammi umani. La fame è inoltre un tema già presente nella deliziosa animazione dei titoli di testa – realizzata da Biamonte e Grisanti – e nella canzone Nasce la vita, cantata dallo stesso Franco, sull’origine biblica delle sofferenze dell’uomo dopo aver assaggiato la mela proibita. Del resto, Canto pe’ magna’ cantava l’amico Ciccio. Deliziosa poi Franca Valeri nella parte della regista impegnata con occhiali e vestito alla Wertmüller, presa in giro di certa televisione d’inchiesta dell’epoca.

4 Tango Zagarol

Ultimo tango a Zagarol è senza’altro un film da preservare, che scarta le soluzioni più ovvie di molta brutta commedia italiana di serie B, scegliendo strade meno scontate, senza rinunciare per questo a un po’ di sana e genuina trivialità. C’è chi si è spinto oltre, riconoscendo – e forse a ragione – i paradossi di cui è capace una parodia ben riuscita. Così Carmelo Bene disse, prendendo a suo modo le mosse da Fofi«L’Ultimo tango a Parigi è parodia miserrima di quell’Ultimo tango a Zagarolo, eletto e giustamente a ‘originale’». E per certi versi è bello pensarlo.

Last Tango In Paris / Ultimo Tango A Parigi____________________