17 maggio: una Giornata necessaria

maggio 15th, 2018 | by Ilaria Marciano
17 maggio: una Giornata necessaria
Attualità

Il 17 maggio si celebra la Giornata mondiale contro l’omofobia e la trasfobia, istituita dall’UE nel 2007 in memoria del 17 maggio 1990, giorno in cui l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Salute) depennò l’omosessualità dall’annovero delle malattie mentali.

Il significato della Giornata
Per quanto ci si ostini a definire l’Italia un Paese “aperto”, preoccupanti sono i dati riguardanti l’omofobia rilevati dalla relazione finale della Commissione Jo Cox sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio. Citando la relazione, pubblicata il 6 luglio 2017, leggiamo che:

  • il 25% degli italiani (uno su quattro) considera l’omosessualità una malattia.
  • Il 20% (un italiano su 5) ritiene poco o per niente accettabile avere un collega, un superiore o un amico omosessuale.
  • Il 24,8% (uno su cinque) ha perplessità sul fatto che persone con orientamento omosessuale rivestano una carica politica. Questa percentuale sale al 28,1% nel caso di un medico e al 41,4% nel caso di insegnante di scuola elementare.
  • Il 40,3% delle persone LGBTI afferma di essere stato discriminato nel corso della vita. il 24% a scuola o università, il 29,5% nel corso di una ricerca di lavoro, il 22,1% sul lavoro.
  • Il 10,2% è stato discriminato nella ricerca di una casa da affittare o acquistare; il 14,3% nei rapporti col vicinato; il 10,2% nel rivolgersi a servizi socio-sanitari (da un medico, un infermiere o da altro personale sanitario) e il 12,4% in locali, uffici pubblici o mezzi di trasporto.
  • il 23,3% della popolazione omosessuale/bi- sessuale ha subito minacce e/o aggressioni fisiche a fronte del 13,5% degli eterosessuali. Analogamente, è stato oggetto di insulti e umiliazioni il 35,5% dei primi a fronte del 25,8% dei secondi.
  • A livello dei social media, le persone LGBTI sono a pari merito con i migranti come oggetto d’odio nei messaggi su Twitter, secondo l’indagine Vox: rispettivamente nel 10,8% e 10,9% dei casi.

17maggio-iniziativa-sitoUna lettura che dovrebbe destare non poche preoccupazioni. Sebbene il Sole24ore – in un articolo risalente al 28 agosto scorso – dia un’interpretazione positiva della lettura del quadro, in conseguenza al fatto che molte più persone – forse – smettono di nascondersi, è necessario però che lo Stato, dopo aver approvato una legge sulle unioni civili, renda punibile legalmente la violenza legata ad atti di omo-trasfobia.

Esigenza di una legge
In una società come quella in cui siamo immersi quotidianamente, società che accetta quotidianamente la sessualità in televisione in prima serata ma non accetta l’amore tra due persone dello stesso sesso, una legge che tuteli dalle violenze che quasi quotidianamente si verificano nei confronti di soggetti omo-transessuali sembra d’obbligo. Per quanto una legge non possa estinguere un fenomeno violento, sicuramente potrebbe aiutare ad educare, a comprendere e ad accettare le “diversità”. Perché di educazione si tratta.
Etimologicamente parlando, il termine “omofobia” indica una “paura nei confronti dell’omosessualità, della bisessualità e della transessualità”. Ma non si tratta di avere paura, si tratta di una discriminazione fondata su un pregiudizio, il pregiudizio sul “diverso da me” che spesso e volentieri sfocia in atti di violenza ingiustificata. E allora, per estinguerlo, è necessaria l’educazione. Bisognerebbe infatti imparare, e insegnare ai propri figli, che l’orientamento sessuale non è che una delle molte caratteristiche che le persone hanno, e che non è un criterio per definire tale persona “buona” o “cattiva”, “giusta” o “sbagliata”. Ma, prima di tutto, capire che non è di questo che si deve avere paura: a fare paura, infatti, sono violenza e discriminazione.