Roberto Rossellini: nel solco del Neorealismo italiano

maggio 14th, 2018 | by Stella Civardi
Roberto Rossellini: nel solco del Neorealismo italiano
Birdmen

Roberto Rossellini nasce l’8 maggio 1906 e muore il 3 giugno 1977 a Roma. Ricordato soprattutto per essere uno tra i più grandi registi italiani, esponenti del Neorealismo, Rossellini, nell’ultima parte della sua vita, si dedica anche alla regia di documentari a carattere divulgativo per la televisione. Le esperienze, in giovane età, come scenotecnico e montatore, portano il regista alla conoscenza degli aspetti tecnici alla base della creazione dei film; inizia la sua carriera con i cortoRoma_citta_aperta_-_locandinametraggi Daphne (1936), Prélude à l’après-midi d’un faune (1938), e Fantasia sottomarina (1939), girati per l’Istituto nazionale Luce. I corti dai tratti documentaristici avvicinano Rossellini all’interesse per la rappredsentazione della realtà, punto fondamentale della sua filmografia neorealista. Nel 1941 il regista gira il suo primo film, La nave bianca, interpretato da attori non professionisti, a cui seguiranno, nei due anni successivi, Un pilota ritorna e L’uomo dalla croce: trilogia dedicata all’orrore della guerra. Perseguendo l’intento didattico di raccontare attraverso il Cinema l’esperienza traumatica della guerra, Rossellini gira la sua trilogia più famosa, nonché la sua grande avventura neorealista. Roma città aperta (1945), girato in una Roma ferita e distrutta, appena liberata dagli alleati, ha l’urgenza di spingere l’Italia e il resto del mondo a ricordare l’orrore e il dramma della guerra, attraverso un Cinema autonomo e libero da condizionamenti dell’industria cinematografica.

Paisà (1946): sei episodi di storie individuali guidano lo spettatore nella storia generale della Liberazione da parte degli Alleati, risalendo lungo la Penisola, dalla Sicilia al nord Italia.

PaisàGermania anno zero (1948): racconto della crisi e della distruzione di una nazione e, soprattutto, di un popolo. L’intento del Cinema neorealista è il racconto della Storia, nell’immediato dopoguerra, affinché venga ricordata durante la ricostruzione dell’Italia: un Cinema antispettacolare che vuole rendere l’autenticità della realtà, senza finzione, con espedienti come l’immagine-fatto (Bazin, 1958) e la narrazione di eventi minimi e anche insignificanti della quotidianità degli uomini. Il Realismo è unito allo stile documentaristico: la macchina da presa si fa strada sulla scena, sfiorando i corpi degli attori, diventando invisibile; anche la voce narrante, che, come in Paisà, unisce i vari episodi, sottolinea il Realismo. L’aderenza al reale e l’intento di far concreta memoria della distruzione provocata dalla guerra sono evidenti nelle riprese girate fuori dallo studio, in zone realmente bombardate, come le strade invase dalle macerie a Firenze, durante l’episodio fiorentino in Paisà, o la Berlino distrutta in Germania anno zero.

germaniaannozeroRossellini è tra i primi registi ad aprire la strada a questo modo nuovo di fare Cinema in Italia, ma alle novità aggiunge anche aspetti di contiguità con il Cinema precedente; ne è un esempio l’uso di attori professionisti (come Anna Magnani e Aldo Fabrizi, in Roma città aperta) accanto a non professionisti, presi dalla strada. I film neorealisti di Rossellini non ottengono immediato successo in Italia, ma si aggiudicano maggiori consensi all’estero, dove il Neorealismo italiano viene subito percepito come volontà di rinnovamento e ricostruzione di un Paese che la guerra aveva messo a dura prova. Nel 1948 ha inizio la storia d’amore tra Rossellini e l’attrice svedese Ingrid Bergman: i due amanti lavorano insieme a Stromboli – Terra di Dio (1950) e Europa ’51 (1952). Il Neorealismo è il movimento che inaugura la stagione della modernità, infatti nel 1953 Rossellini gira Viaggio in Italia, attraverso cui entra in contatto con i giovani critici francesi dei Cahiers du Cinéma, futuri esponenti della Nouvelle Vague, come François Truffaut e Jean-Luc Godard.

RosselliniDopo un lungo viaggio in India, nel 1959 il regista realizza India (Matri Bhumi), tra il documentario e la finzione; il film inaugura i futuri lavori di Rossellini: L’India vista da Rossellini (1959), un documentario di dieci puntate per la televisione, il nuovo mezzo di comunicazione di massa. Rossellini fa il suo ritorno nel mondo del Cinema a pochi anni dalla morte, con Anno uno (1974) e Il Messia (1975). Rossellini è stato un grande regista che ha saputo cogliere le novità che hanno caratterizzato il Novecento. I suoi film sono preziosi documenti con cui ricordare soprattutto l’Italia del dopoguerra, un’Italia che, partendo dalle macerie e dalla distruzione, ha saputo rinnovarsi e ispirare altri Paesi del mondo.