Accademia della Crusca: come salvaguardare una lingua, la nostra

maggio 8th, 2018 | by Raffaella Pasciutti
Accademia della Crusca: come salvaguardare una lingua, la nostra
Cultura

La lingua italiana come la conosciamo noi è nata nel 1500 da un recupero e rinnovamento del volgare fiorentino, risalente al 1300. Nel 1583, a Firenze, vede la luce l’Accademia della Crusca, l’istituzione che si sarebbe occupata della cura e mantenimento del volgare fiorentino, utilizzato allora da ogni strato sociale. Chiedersi perché la scelta di quel nome è inevitabile: con “crusca” si intende la parte di farina che viene eliminata perché non ingeribile da un essere umano. A ribadirne il concetto, lo stemma dell’Accademia, rappresentato da un “frullone”, antico strumento per separare la farina della sua parte più grezza. Non manca il motto che ispira i membri dell’associazione: “Il più bel fior ne coglie“, ripreso dall’emistichio di Francesco Petrarca «e ‘l più bel fior ne colse» (Canzoniere LXXIII, 36). Frase scelta all’insegna di un parallelismo metaforico, ma non solo: il compito della Crusca doveva essere quello di “purificare” l’italiano, modificando o eliminando vocaboli non adeguati alla nuova epoca che il Paese stava attraversando. Numerosi furono gli studiosi di linguistica che si aggiunsero al gruppo condotto da Leonardo Salviati, ma non solo. Nel corso dei secoli, l’Accademia ha convogliato oltre 1.300 membri provenienti da tutto il mondo. Non solo filologi e linguisti, ma anche scienziati (Galilei, Redi, Torricelli), storici e filosofi (Muratori, Voltaire, Gioberti, Rosmini, Denina, Amari e Gentile) e scrittori (Manzoni, Leopardi, Tommaseo, Giusti, Carducci, De Amicis, D’Annunzio, Bacchelli e Luzi).

Nel 1612, l’Accademia pubblica il suo Vocabolario, in cui sono contenute le varie sfumature della lingua italiana, illustrandone le forme (significato, origine del termine e altre ancora) e citandone i casi letterari iCruscan cui sono state utilizzate.

Oggi l’intera documentazione di proprietà dell’Accademia è consultabile anche in via telematica, collegandosi al sito ufficiale dell’istituzione, oltre che direttamente nella sede ufficiale a Firenze nella Villa Medicea di Castello, in via di Castello 46.  Inoltre avvicinandosi all’ottica attuale del 2.0, la sua pagina Web è interattiva ed è possibile porre domande ed esprimere commenti su determinati temi di interesse comune.

Se il compito dell’istituzione è salvaguardare la lingua, l’Accademia della Crusca è altrettanto aperta all’accoglimento di neologismi. Come possiamo ricordare la parola, in parte buffa, petaloso inventata da un bambino della scuola primaria: tramite l’ informazione ricevuta dalle sue insegnanti, i membri della Crusca hanno convenuto che quell’aggettivo non appariva particolarmente fuori luogo.

Inoltre la nostra lingua è stata coinvolta nella cosiddetta “tempesta delle lingue“, conseguenza diretta della globalizzazione, e deve affrontare nuove sfide, la convivenza con altre lingue e più in generale la sfida del multilinguismo che richiede innanzi tutto tutela di sé e insieme apertura all’altro. L’Europa si sta impegnando in questa direzione perché considera il multilinguismo, coerentemente coi principi dei trattati costitutivi, elemento fondante della propria identità.

Un incontro, dedicato soprattutto agli studenti pavesi, si è svolto nel mese di febbraio presso il collegio Cairoli, avente come ospite d’onore, Francesco Sabatini, attuale Presidente dell’Accademia della Crusca. Già Socrate sosteneva che la scrittura era un’attività che richiedeva l’impegno dell’intero corpo. La lingua, in tutte le sue accezioni, è parte di noi: persino il pianto di un neonato si distingue dalla vocalità a seconda delle origini.

La scrittura è un’attività fondamentale per ogni persona, che ne diventi la professione, una passione, una competenza, almeno di base. Nella nostra quotidianità accade di dover interagire con altri tramite il canale scritto, cartaceo o digitale poco importa. La principale differenza con il parlato è che il testo scritto è tangibile e fruibile quante volte lo si desidera, diffondendo anche a terzi, soprattutto nel contesto virtuale. La conoscenza della grammatica di una lingua è l’identità della lingua stessa e rappresenta la relazione tra parlante e il suo codice. Il verbo è l’elemento di una frase che esprime l’atto di conoscenza compiuto dal cervello sugli oggetti. Il ruolo attuale dell’associazione è mantenere viva la conoscenza corretta della lingua nazionale. Non dobbiamo, però, esprimere in modo riduttivo il potere dei social network: esistono, infatti, numerose pagine e community, create da professionisti, di cui si discute in maniera concreta e non banale delle medesime tematiche di cui si tratterebbe in un luogo fisico di istruzione o di lavoro. Anzi, dirigendoci verso questa strategia, è possibile avvicinarsi ancora più spontaneamente al mondo dei giovani, perché, che piaccia o no, è nella realtà virtuale che, oggi, essi si ritrovano e non devono essere esclusi da un’altra più importante per la loro crescita, la cultura appunto. Il pasticcio del professor Sabatini continua a operare nell’ambito della nostra lingua. E’ umiliante il numero di connazionali adulti non ancora in grado di esprimersi senza commettere errori nel parlare la loro lingua madre. Il congiuntivo è l’ostacolo che, fra tutti, sembra insormontabile. Leggere diventa il primo passo per avvicinarsi al mondo letterario.

Il suggerimento è conoscere i grandi classici della letteratura italiana, alcuni dei quali richiedono molto tempo perché trattasi di storie lunghe e intricate. Nel corso dei secoli sono state pubblicate opere più appetibili anche per lettori poco pazienti sia per carattere sia per mancanza di tempo libero. Confrontando l’italiano di oggi con l’italiano di ieri vale la pena ricordare il periodo, risalente ormai a un decennio fa, in cui da adolescenti ci connettevamo alle chat-line per allagare il nostro cerchio di amicizie. Non trascorse molto tempo e spuntò, giorno dopo giorno, quasi per gioco, un nuovo stile linguistico costituito da parole abbreviate o addirittura modificate e particolari abbinamenti dalla punteggiatura che assumono forma di espressioni facciali e sono note come emoticon.

Il risvolto negativo dell’ utilizzo errato di una lingua è il conseguente impoverimento della capacità di esprimersi con essa, quando, nel frattempo, durante le ore scolastiche i nostri insegnanti spendevano lezioni per trasmettercele.