Tra fantascienza e citazionismo: “Ready Player One”

maggio 5th, 2018 | by Simone Zappia
Tra fantascienza e citazionismo: “Ready Player One”
Birdmen

Nella storia del Cinema, sin dagli esordi, non è inconsueto imbattersi in alcuni accoppiamenti propizi destinati a diventare indissolubili e, soprattutto, garanzia di successo al giudizio della critica e al grande pubblico: tra questi, impossibile non pensare al binomio Spielberg e Cinema fantascientifico. Ready Player One, pellicola distribuita sul suolo italiano a partire dal 28 marzo 2018, rientra perfettamente all’interno di questa fortunata combinazione, inserendosi a pennello nella lunga sequela di opere del cineasta che sono divenute un inno al potere e alla forza dell’immaginazione. Adattamento cinematografico tratto da un’opera letteraria omonima del 2010 dello scrittore statunitense Ernest Cline (che, tra l’altro, firma anche la sceneggiatura insieme a Zak Penn), il film ci proietta nel disastrato mondo futuro del 2045: una vera e propria distopia in cui i danni provocati dall’inquinamento ambientale, da una popolazione eccessivamente abbondante e dalla miseria dilagante portano il mondo intero sull’orlo del caos più totale.

ready-9

Unico diversivo per dimenticare una vita fatta di stenti rimane soltanto OASIS, un universo virtuale che è parto della mente di un genio dell’informatica, chiamato James Halliday, ed offre mille opportunità differenti dall’infelice realtà di tutti i giorni. Quando però il creatore di OASIS viene a mancare, un suo avatar indice un concorso aperto a tutta la popolazione: il primo che troverà l’easter egg (ovvero un contenuto digitale di particolare importanza) che egli ha nascosto all’interno di OASIS guadagnerà cinquecento miliardi di dollari, oltre al controllo dell’intera piattaforma virtuale. Protagonista dell’intera vicenda è l’orfano Wade Watts, teenager abitante dell’Ohio (interpretato dall’attore Tye Sheridan), assiduo frequentatore del mondo virtuale dove è noto con il nickname di Parzival: egli, desideroso di rintracciare l’easter egg, decide di prendere parte alla competizione, durante la quale dovrà confrontarsi con altri gunters (“cacciatori di uova”) e conoscerà l’amore per la giovane Samantha (Olivia Cooke).

Ready-Player-One-trailer

In poco più di un mese dal suo rilascio commerciale, la pellicola ha già superato i 500 milioni di dollari a livello globale, divenendo uno dei maggiori incassi dall’inizio dell’anno. In questo film, la magia di Spielberg riesce nuovamente a colpire il pubblico spettatore non solo tramite il magistrale utilizzo degli effetti speciali e visivi digitali, che ammaliano e conquistano la platea, ma anche e soprattutto grazie al continuo gioco di rimandi alla cultura pop (nello specifico, quella anni ottanta), disseminata in tutta la durata del lungometraggio. Ready Player One, infatti, si presenta in maniera palese come un calderone, una raccolta quasi antologica di elementi tratti da videogiochi (già il titolo scelto per la pellicola rimanda alla scritta di apertura di molti di essi), film iconici del passato e pure fumetti: è l’apoteosi di un gusto citazionistico che non può che rendere felici i cinefili e gli appassionati di videogame. Ecco che allora, svolgendo il ruolo di veri e propri cameo, ci si palesano dinnanzi personaggi mostruosi dell’immaginario cinematografico come King Kong, Mecha-Godzilla ed i Gremlins, protagonisti di pellicole horror come Freddy Krueger (Nightmare – Dal profondo della notte, 1984) e Chuchy (La bambola assassina, 1988) ed ancora figure dei fumetti come Batman ed il suo antagonista Joker, ma anche Lara Croft e le tartarughe Ninja.

ready-player-one-coverI rimandi, però, non emergono solo sotto forma di singole entità o figure: a palesarsi possono essere anche situazioni, ambienti, oggetti. Così, ad esempio, alcuni dei protagonisti si ritrovano improvvisamente all’interno di una copia identica all’Overlook Hotel di Shining (1980), dove hanno la possibilità di assistere ad episodi simbolo del film di Kubrik; oppure, possiamo notare che nella camera di Halliday è contenuto un poster della saga di Indiana Jones (nello specifico, I predatori dell’arca perduta, pellicola del 1981 dello stesso Steven Spielberg). Addirittura ad essere influenzati da questo fil rouge che è la cultura anni ottanta sono gli elementi del vestiario (Wade, per l’appuntamento con Samantha, ha la possibilità di scegliere tra più look differenti, fra i quali le vesti usate da Michael Jackson nel video di Thriller e quelle di Prince in Purple Rain) ed i riferimenti automobilistici (l’auto infernale Christine dell’omonimo romanzo di Stephen King, la Batmobile, l’auto di Ritorno al futuro). L’esperienza cinematografica diventa quindi, per lo spettatore, quasi duplice. Da un lato l’attenzione agli snodi della trama, dall’altra una missione quasi investigativa, la cui finalità è rintracciare il maggior numero di rimandi possibile: il tutto ha come risultato più di un’ora e mezza di ottimo Cinema. Possiamo dirlo a voce alta: Spielberg ha fatto ancora una volta centro.