Via al Giro d’Italia, un rito e una festa per tutto il nostro paese

maggio 3rd, 2018 | by Luca Bertoloni
Via al Giro d’Italia, un rito e una festa per tutto il nostro paese
Attualità

C’è un’altra Italia sportiva oltre a quella che si scanna su rigori, espulsioni e Var: è l’Italia del ciclismo.

Sport dalla longeva tradizione in Italia e in Europa, il ciclismo rappresenta a mio parere un’anomalia sportiva soprattutto nei confronti del più quotato e fortunato calcio. Nella bici infatti non si tifa “per” o “contro” qualcuno, ma si tifa la manifestazione in sé; non si va a vedere il proprio idolo, ma la corsa; non si assiste ad uno spettacolo sportivo tutt’intero e compiuto, ma soltanto ad un brevissimo momento della gara, quasi fulmineo e fulminante (un passaggio, ma anche una partenza o un arrivo); infine non si attacca l’avversario come un bersaglio, ma ci si gode lo spettacolo di tutti. Certo, non mancano le polemiche, su tutte quelle riguardo al doping e la sicurezza, ma nonostante queste il ciclismo è riuscito nella sua ormai lunga storia a raccontare schegge e veri frammenti di vita. Diversi gli aneddoti che a tal proposito si possono annoverare nella storia delle manifestazioni ciclistiche del nostro paese, su tutte la Milano-Sanremo, ma soprattutto il Giro d’Italia: come non ricordare il celeberrimo passaggio di borraccia tra Gino Bartali e Fausto Coppi, la rivalità tra Beppe Saronni e Francesco Moser o le scalate con le braccia alzate verso il cielo di Marco Pantani. Così, la storia è diventata leggenda.

L’avvento del mese di Maggio nel nostro paese dunque non è intuibile soltanto dalle strade che si riempiono di minigonne, magliettine e pantaloncini, ma anche dal transito per le nostre strade della cosiddetta Carovana Rosa, nome simpatico che si dà alla massa che letteralmente “segue” la maglia rosa, il primo in classifica del Giro d’Italia: una carovana non solo di ciclisti ma anche di macchine (cambio ruote, ammiraglie, televisioni, radio o web), di persone (tecnici, cronisti, meccanici), di pubblicità (la bellissima e colorata carovana pubblicitaria che apre ogni tappa del Giro) e soprattutto di pubblico. È il pubblico una delle forze del Giro d’Italia (e del ciclismo tout court). L’assenza di un biglietto da pagare rende il ciclismo uno sport profondamente democratico ma allo stesso tempo anche fortemente rituale; non serve che il pubblico sia di intenditori, anche se ancora oggi non sono rari gli esperti che si ritrovano nei bar per scommettere e discutere sulla vittoria di Froome o sugli scatti di Aru o Domoulin.

Chiunque può assistere ad una tappa del Giro, anzi, quando una città viene toccata dalla Corsa Rosa è festa per tutti: la città o il paese si veste letteralmente di rosa, le vetrine dei negozi si colorano e si riempiono di biciclette e di fiori, mentre quasi tutti gli abitanti si “fermano” dalle loro attività per vedere passare (o arrivare) la tappa. Non mancano certo i disagi alla circolazione, che spesso innervosiscono chi resta bloccato in mezzo al traffico, ma i più si fermano, quasi come se stessero assistendo ad un evento Sacro: è la potente forza attrattiva del ciclismo, ed in particolare del Giro d’Italia.

Tradizione popolare profondamente radicata nel Dna del nostro paese, il Giro nacque nel 1909, e da lì ad oggi venne disputato quasi tutti gli anni (tranne quelli delle due Guerre) arrivando fino all’edizione numero 101, nel 2018. Organizzato dal quotidiano sportivo nazionale La Gazzetta dello Sport, tradizionalmente si conclude a Milano (dove ha sede appunto il giornale), ma non sono mancati nella storia arrivi in altre città particolarmente significative d’Italia: nel 2009, quando vinse il russo Denis Menchov, l’ultima tappa era una mini-cronometro individuale che arrivava nell’incantevole cornice di Via dei Fori Imperiali a Roma, dove tra l’altro terminerà anche l’edizione 2018. Il fascino della manifestazione è però tutto nelle grandi montagne, che già giorni prima dell’arrivo o del passaggio delle tappe vengono letteralmente prese d’assalto dal pubblico (di appassionati e non), che si assiepa in ogni angolo possibile della carreggiata trascorrendo talvolta perfino la notte in loco (per i più fortunati in albergo o in tenda, per i più avventurosi in macchina o addirittura all’addiaccio): il Pordoi, lo Stelvio, il Mortirolo, il colle delle Finestre, lo Zoncolan… sono solo alcune delle montagne più belle e più impervie per i pretendenti al titolo, che molto spesso si giocano la vittoria proprio sulle ripide rampe di queste cime.

Il Giro di quest’anno è già nella storia. Per la prima volta un grande Giro Europeo (la triade è composta dal Giro, dal Tour de France e dalla Vuleta d’España) partirà fuori dall’Europa: la tappa numero uno è una cronometro piuttosto vallonata (e dunque ostica per gli uomini di classifica, che devono da subito prestare molta attenzione) per le vie di Gerusalemme, in Israele (dove si svolgeranno anche altre due tappe). È segno della globalizzazione e del decentramento del ciclismo, che sta perdendo via via la sua dimensione eurocentrica per aprirsi al mondo intero, ma allo stesso tempo è un omaggio a Gino Bartali, che riuscì a mettere in salvo diversi cittadini ebrei da deportazione sicura proprio negli anni in cui si contendeva la vittoria del Giro: lo Stato di Israele, che proprio quest’anno festeggia i 70 anni di nascita, ha insignito Gino Bartali del titolo di “Giusto tra le nazioni”.

Il Giro numero 101 è nella storia anche per i suoi partecipanti: della carovana rosa fa parte Christopher Froome, il più grande atleta delle corse a tappe degli ultimi anni, che aveva già partecipato al Giro nel 2009 e nel 2010, ma che ora partecipa alla Corsa Rosa per vincerla, cercando così di debellare una volta per tutte i sospetti di doping che recentemente si sono accesi su di lui.

Infine, un motivo di orgoglio per noi pavesi: la diciottesima tappa della corsa (Abbiategrasso-Prato nevoso, 24 maggio) transiterà dalla Lomellina, in particolare da Vigevano e Mortara. Un’occasione unica per poter assistere allo spettacolo della Carovana Rosa e per gustarsi la bellezza di un frammento di un vecchio sport sano e autentico, che nello stesso tempo è anche rito , festa e orgoglio per tutti i cittadini italiani.