Plurilinguismo e pluristilismo in Franco Battiato

aprile 30th, 2018 | by Luca Bertoloni
Plurilinguismo e pluristilismo in Franco Battiato
Cultura

All’interno della canzone italiana spetta senza dubbio un posto di rilievo a Franco Battiato, autore che, soprattutto tra gli anni ’70 e ’90, è stato artefice di un vero e proprio sperimentalismo linguistico.

I suoi testi, che si allontanano profondamente da quelli della canzone più tradizionale, risentono del percorso di nominalizzazione e di azzeramento della narrazione che si avvia con i primi anni ’70. Ma se i testi di Mogol/Battisti sono sempre legati al tessuto quotidiano (come quelli dei primi genovesi come Tenco o Paoli), i testi di Battiato si allontano dal quotidiano aprendosi all’universale e all’infinito. La struttura testuale che garantisce questa possibilità di apertura è quella a centrifuga: si alternano versi che sono letteralmente aforismi, anticipando uno stile che si diffonde nella canzone d’autore soprattutto negli anni ‘90 («La primavera intanto tarda ad arrivare», Povera patria; «Ah, come ti inganni / se pensi che gli anni / non han da finire», Passacaglia; «La musica contemporanea / mi butta giù», Up Patriots to arm), versi molto lunghi o coppie di versi paradossali (come si nota nell’incipit di Bandiera bianca: «Mister Tamburino non ho voglia di scherzare / rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare / siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro») ottenuti spesso grazie ad accostamenti stranianti (sempre da Bandiera bianca: «A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata / a Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie»;  «un uomo di una certa età / mi offriva spesso sigarette turche / ma spero che ritorni presto l’era / del cinghiale bianco», L’era del cinghiale bianco), citazioni colte rielaborate e ricontestualizzate («Ci si illumina d’immenso / mostrando un poco la lingua», Scalo a Grado, la citazione è da Ungaretti; «All’uomo fu detto: “Tu camminerai in eterno, viaggerai / e l’ombra ti porterai addosso», Il serpente, con echi del primo libro della Genesi; «cantami o diva dei pellerossa americani», Cuccuruccucù, che riecheggia il primo verso del proemio dell’Iliade nella celeberrima traduzione di Vincenzo Monti) e molto altro.

Ne risulta un ricchissimo pastiche post-moderno: Battiato è forse il primo cantautore di successo che realizza una canzone di questo tipo. Questa tendenza al pastiche si diffonde a macchia d’olio soprattutto negli anni ’90 all’interno del filone più demenziale (e da questo filone si approda più recentemente al pop contemporaneo di Gabbani o dello Stato sociale, ma anche a tutta la musica contemporanea, che risente di uno spiccato citazionismo a mosaico), ma in Battiato esso si caratterizza per una profonda ricerca di senso. Il senso nelle canzoni di Battiato è sempre su più livelli: E ti vengo a cercare è nello stesso tempo una canzone d’amore e una canzone sulla ricerca di Dio; La cura è al contempo sia una canzone d’amore che un testo sulla ricerca delle relazioni fisiche e spirituali che reggono l’Universo; Gli uccelli narra delle geometrie perfette dei volatili (che si rispecchiano in una struttura lessicale perfetta con l’uso di verbi piuttosto precisi per dipingere gli animali nel cielo: aprono, scendono, atterrano, cambiano) e nello stesso tempo è allegoria del “volo interiore” che ogni uomo dovrebbe compiere nella propria vita, una sorta di viaggio alla scoperta del sé.

In una struttura così a centrifuga, fatta di versi irrelati e immagini slegate, è naturale rilevare una grande ricchezza lessicale, piuttosto fuori dal comune per la canzone italiana anche d’autore. Nei testi troviamo tecnicismi specifici della chimica o della fisica (basti pensare a titoli di brani giovanili come Meccanica, Anafase o Cariocinesi, oppure a versi di Fenomenologia: «L’esotomia, l’IBM-azione / de-cloro de-fenil-chetone»), ma soprattutto una tendenza al lessico mistico ed esoterico («questo sentimento popolare / nasce da meccaniche divine / questo rapimento mistico e sensuale / mi imprigiona a te», E ti vengo a cercare); si segnala anche un costante ricorso ad aggettivi toponomastici o etnici (per limitarci ad alcuni esempi, «commercianti punici» in Radio Varsavia; «danzatori bulgari» e «musiche balcaniche» in Voglio vederti danzare; «una vecchia bretone» e «i contrabbandieri macedoni» in Centro di gravità permanente; «profughi afghani» in Cuccuruccucù) ma anche a lingue straniere, da quelle antiche (il latino per esempio in Pasqua etiope) a quelle moderne, con una netta prevalenza dell’inglese, che si inserisce con versi completamente irrelati nel tessuto del testo con un intento piuttosto ludico («A wonderful summer on a solitary beach / aginst the sea, le Grand Hotel Sea-Gull Magique», Summer in a Solitary Beach; «Lady madonna / i can try / with a little help for my friends», Cuccuruccucù; «Over and over again / you are a woman in love / baby come into my life», Centro di gravità permanente).

Questo plurilinguismo origina un pluristilismo in cui si alternano brani prevalentemente nominali (come Centro di gravità permanente) ad altri più narrativi (Gli uccelli) o evocativi (L’era del cinghiale bianco); la caratteristica comune è una sorta di cosmopolitismo spazio-temporale, in cui la presenza (lessicale o tematica) di diverse zone del globo («Venezia mi ricorda istintivamente Istanbul», Venezia-Istanbul; «come i Dervisches Tourners che girano / sulle spine dorsali / o al suono di cavigliere del Katakali», Voglio vederti danzare) si combina con una dimensione temporale sempre in bilico tra presente ed eternità («supererò le correnti gravitazionali / lo spazio e la luce per non farti invecchiare», La cura). Pluristilismo e plurilinguismo si sposano in Battiato con un allontanamento dai canoni della canzone tradizionale: limitate le rime (spesso facili, come quelle costruite sui verbi all’infinito) e limitata la presenza di ritornelli; ma sotto un’apparente semplicità strutturale si celano una dimensione più profonda (è il caso per esempio di E ti vengo a cercare o di La stagione dell’amore) e un rifiuto totale degli schemi classici della mascherina, con versi molto lunghi portati all’estremo nelle traiettorie musicali (come si nota nell’incipit di Prospettiva Nevskij: «Un vento a trenta gradi sotto zero / incontrastato sulle piazze vuote e contro i campanili / a tratti come raffiche di mitra disintegrava i cumuli di neve / e intorno i fuochi delle guardie rosse accesi per scacciare i lupi e vecchie coi rosari»).

La complessità linguistica e testuale di Battiato e il suo essere fondamentalmente un precursore del post-modernismo nella canzone italiana, fanno del cantautore siciliano una delle figure-chiave nell’evoluzione della musica italiana d’autore e della sua lingua.