Il Piccolo Principe, un libro che fa bene al cuore

aprile 29th, 2018 | by Chiara Sabbioni
Il Piccolo Principe, un libro che fa bene al cuore
Letteratura

“C’era una volta un piccolo principe che viveva su un pianeta poco più grande di lui e aveva bisogno di un amico…”. Antoine de Saint-Exupéry avrebbe potuto iniziare il suo racconto così, perché “per coloro che comprendono la vita, sarebbe stato molto più vero”. Sapeva però che i grandi non lo avrebbero preso troppo sul serio, infatti “se gli dite – La prova che il piccolo principe è esistito, sta nel fatto che era bellissimo, che rideva e che voleva una pecora – be’ loro alzeranno le spalle, e vi tratteranno come un bambino”. Insomma, con gli adulti bisogna essere indulgenti, amano le cifre e i numeri e spesso si dimenticano delle cose essenziali. Allora mi aiuterò anche io con qualche dato per cercare di farmi strada nell’universo de Il Piccolo Principe.

Il romanzo venne pubblicato in lingua inglese negli Stati Uniti 75 anni fa, il 6 AprilePP1 002 del 1943, da Reynhold&Hitchcock. Solo in seguito uscirà l’edizione in lingua originale. È arricchito con varie illustrazioni e tavole realizzate dall’autore stesso. Sono state vendute più di 200 milioni di copie ed è stato tradotto in 300 lingue (lo precedono soltanto la Bibbia e il Corano) tra cui il dialetto arabo parlato nel Sahara del Marocco, luogo che ha ispirato Saint-Exupéry. Nel 2006 a Long Island nei pressi di una biblioteca è stata realizzata una statua che ritrae il piccolo principe e nel 2014 in Alsazia è stato inaugurato il primo parco a tema ispirato alle sue avventure. Numerose sono poi le serie per ragazzi e i film d’animazione dedicati a questo omino venuto da lontano.

Il Piccolo Principe si può definire un racconto doppiamente autobiografico. Si riconosce l’esperienza dell’ autore nel personaggio che ha ruolo di narratore del romanzo, un pilota che a causa di un guasto dell’ aereo è bloccato nel deserto africano (Antoine de Saint-Exupéry ebbe un incidente nel 1935 e si salvò miracolosamente dopo giorni trascorsi nel Sahara). Nel primo capitolo così si esprime: “Ho incontrato molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino”.  Anche la figura del piccolo principe ricorda l’autore del libro o meglio riflette una parte si sé, della sua infanzia.

PP1Il piccolo principe compare in modo misterioso. All’alba il pilota viene svegliato da una “straordinaria personcina” che esaminandolo con curiosità gli chiede di disegnare una pecora. Dopo tre tentativi falliti il pilota disegna una scatola con dei buchi ed ecco che il viso del bambino si illumina perché aveva trovato quello che stava cercando. Questo disegno segna l’inizio di un percorso di formazione al termine del quale il pilota, simbolo del mondo degli adulti, arriverà a comprendere che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, così come la pecora era nascosta nella scatola, e che “non si vede bene che col cuore”.

Nella decina di giorni che trascorre nel deserto viene a sapere che il piccolo principe è in viaggio da un anno, partito dall’asteroide B 612 perché non riusciva più ad amare la sua rosa e spinto dal desiderio di trovare degli amici. Al di fuori del suo pianeta si trova il mondo dei grandi, con il quale prima o poi tutti noi dobbiamo entrare in contatto per quanto bizzarro e complicato possa essere. Esso è abitato da varie figure, allegoria della società moderna, che arrivano a noi attraverso lo sguardo del piccolo principe:  un monarca assoluto, anzi universale, che regna su tutto con la pretesa di dare ordini ragionevoli, ma non ha sudditi e nessuno per cui regnare;  un vanitoso che esige l’attenzione di tutti; un ubriacone che beve per dimenticarsi di aver vergogna di bere; un uomo d’affari convinto di possedere le stelle. E ancora il lampionaio costretto ad accendere e spegnere il lampione ad ogni minuto che passa perché la consegna non era cambiata nonostante il pianeta di anno in anno avesse iniziato a girare più in fretta; e il geografo che vive su un pianeta maestoso e prende nota di mari e monti senza averli mai né visti né vissuti davvero.

Infine il piccolo principe raggiunge la Terra, pianeta degli uomini, “tuantoine-de-saint-exupery-little-prince-3tto secco, pieno di punte e tutto salato”. Il primo essere che incontra è il serpente, che nonostante l’aspetto fragile è più potente del dito di un re e parla per enigmi perché tutti li risolve. È il solo in grado di far tornare ognuno alla propria origine. Con lui il piccolo principe stringe un accordo, infatti sarà grazie al morso del serpente che potrà far ritorno al suo pianeta. Dopo aver camminato a lungo trova una strada, e si sa che “tutte le strade portano verso gli uomini”, scopre così un giardino pieno di rose. Quando era sul suo pianeta aveva notato un ramoscello diverso da tutti gli altri, aveva atteso giorni per vedere poi quel fiore “nascere con il sole” e scoprirlo una rosa. Si era occupato di lei proteggendola dal vento e dagli attacchi degli insetti, e ora si era accorto che non era l’unico esemplare al mondo. Si sente deluso e tradito, ma ecco che appare la volpe.  Questo animale diventerà suo amico e gli farà comprendere il significato del creare legami svelando una grande verità: “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

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Questo libretto racchiude in un linguaggio semplice e poetico molti aspetti dell’esistenza. Come tutti i grandi classici ogni volta che lo si legge ci fa scoprire qualcosa in più su noi stessi e sul nostro rapporto con gli altri. Al termine del racconto il piccolo principe scomparirà, la stessa sorte toccherà all’autore. Antoine de Saint-Exupéry sarà infatti dichiarato disperso nel Luglio del 1944 durante una spedizione aerea di ricognizione sul Mediterraneo. Quello che ci lascia in dono è la riscoperta del mondo dell’infanzia, attraverso il quale emerge una visione della vita più chiara e autentica. Ci ricorda in poche pagine che in noi c’è una bellezza invisibile, spesso sopraffatta dalle esperienze che nel tempo possono averci scoraggiati e inariditi proprio come un deserto, che non possiamo lasciare andare perduta. Tutte le volte che ce ne dimentichiamo possiamo rileggere Il Piccolo Principe e bere un po’ di quell’ “acqua che fa bene al cuore”.

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“Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano.”