Chernobyl: la terra di nessuno, vivo.

aprile 26th, 2018 | by Annamaria Nuzzolese
Chernobyl: la terra di nessuno, vivo.
Riflessioni

Unione Sovietica, Ucraina, 26 Aprile 1986. La centrale nucleare di Chernobyl rifornisce più di due milioni di persone a Kiev, la più grande città ucraina che dista 104 km dalla centrale.  La costruzione delle centrali nucleari nell’area di Chernobyl inizia negli anni Settanta. Si pianifica anche una città, Pripyat, fondata nel 1970 per ospitare il personale dedicato alla costruzione e gestione delle centrali previste. Nel 1977 si costruisce il primo dei reattori, che entra in funzione nel Maggio del 1978. Il numero 2 entra in funzione l’anno successivo, il 3 dal 1982, il 4 dall’Aprile 1984. I quattro fanno parte di un impianto che costituisce il classico profilo del corpo delle centrali .

Per evitare di sottrarre energia alle città durante il giorno, in particolare ad una regione che aveva chiesto di evitare lo spegnimento del reattore, un test di sicurezza viene svolto durante la notte, sette ore dopo il previsto. Si voleva verificare se in assenza di alimentazione esterna, la turbina accoppiata all’alternatore potesse continuare a produrre energia elettrica sfruttando l’inerzia del gruppo turbo-alternatore anche quando il circuito di raffreddamento non producesse più vapore, per alimentare le pompe di circolazione. Per consentire l’esperimento vennero disabilitati alcuni circuiti di emergenza. Il test mirava a colmare il lasso di tempo di 40 secondi che intercorreva tra l’interruzione di produzione di energia elettrica del reattore e l’intervento del gruppo diesel di emergenza. Questo avrebbe aumentato la sicurezza dell’impianto, che avrebbe provveduto da solo a far girare l’acqua nel circuito di raffreddamento fino ad avvenuto avvio dei diesel.

All’1:23 di quella stessa notte qualcosa andò storto, errore umano o di progettazione?

Secondo la tesi che attribuiva la responsabilità interamente agli operatori dell’impianto, si tenne nell’agosto 1986 un processo a porte chiuse e svariati provvedimenti disciplinari a carico del personale e di alcuni dirigenti, che hanno condotto a 67 licenziamenti e 27 espulsioni dal partito comunista. Successivamente vengono rilevati anche alcuni errori di progettazione nelle barre di controllo, utilizzate per controllare la potenza del reattore, e nella struttura, errori tenuti nascosti al personale della centrale.

Chernobyl-2A distanza di un secondo si hanno due esplosioni nel reattore n 4, dopo un brusco calo di potenza dello stesso; violando le procedure, per aumentare la potenza dello stesso, vengono rimosse quasi tutte le 211 barre di controllo lasciandone all’interno solo 6 (il minimo autorizzato era 26): la potenza cresce esponenzialmente. Quando si cerca di reinserirle vengono immerse per soli 2 metri (invece dei 7 necessari), lì dove sono ricoperti di grafite che accelera l’esplosione. Il reattore raggiunge una potenza 120 volte superiore  quella normale, il combustibile nucleare si disintegra, tutto il vapore in eccesso verso le turbine fa esplodere le condutture. Il coperchio di 1.000 tonnellate del combustibile nucleare è scagliato in aria, si scatena il rilascio di radiazioni. L’aria raggiunge il reattore e l’ossigeno innesca uno spaventoso incendio di grafite. Il metallo dei tubi fa reazione con l’acqua, si produce idrogeno che esplode. Indagini successive, come quella di Richard Wilson della Harvard University, hanno chiarito che questa è stata una piccola esplosione nucleare. 35 tonnellate di materiale nucleare viene sputato verso l’esterno creando una colonna di due chilometri d’altezza dispersa in 1200 chilometri. Migliaia di liquidatori con tute di 30 kg decontaminano l’area con turni di soli 3 minuti in cui assorbono comunque radiazioni tali da esporli a gravi rischi salutari, centinaia di vigili del fuoco ignari del reale pericolo si espongono mortalmente.

170 mila persone vengono fatte evacuare nella zona limitrofa, nel raggio di 30 km dalla centrale nessuno più vi farà ritorno, con l’eccezione di un centinaio di persone anziane che hanno richiesto speciali permessi per vivere e morire nella terra in cui sono nati.

Guido Ceronetti scrive su “La stampa”: «Più le cose ci vengono ricordate, la comunicazione di massa è un’incessante simulazione del ricordo, più ne perdiamo la memoria, la tecnica crea le piaghe, i modi per dimenticarsene».

L’Urss mostra il suo volto omertoso in quei mesi mentre i numeri delle vittime dell’incidente crescono a dismisura fino ai giorni nostri: 65 i morti accertati con sicurezza, 134 hanno contratto la sindrome da radiazioni acuta; fra la popolazione che all’epoca aveva tra gli 0 e i 18 anni si contano oltre 4000 tumori alla tiroide, Greenpeace stima fino a 6 milioni di vittime per conseguenze legate all’incidente di Chernobyl tra la popolazione mondiale. Il vecchio sarcofago, costruito successivamente all’incidente, è stato finalmente sostituito dalla nuova struttura costata due miliardi di euro il 29 Novembre 2016, impedendo così che una nuova nube composta da 5 tonnellate di polveri radioattive, si liberasse nell’atmosfera europea. Attualmente oltre 30 Paesi gestiscono più di 300 centrali nucleari, alcuni studi rivelano che le conseguenze delle contaminazioni non si sono ancora manifestate e che bisogna attendere la quarta generazione. δεινός (deinos), terribile e meraviglioso direbbero i greci,  l’uomo che sfida l’uomo, nuove frontiere, gola bruciante, e un silenzio incapace di essere gestito. All’ingresso di Pripyat I vivi chiedono scusa ai morti.