“La tempesta” di Shakespeare: una proposta di lettura

aprile 20th, 2018 | by Luca Milanesi
“La tempesta” di Shakespeare: una proposta di lettura
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Opera tra le più celebri, anche se sicuramente meno conosciuta a livello di cultura generale rispetto a un Macbeth o un Amleto, La tempesta è la penultima fatica del Bardo. Si tratta di un opera di carattere fantastico, dominata dal tema della magia, che si manifesta in tutto il suo potere spettacolare. Raccontando la vicenda per sommi capi potremmo dire che la trama grossomodo è la seguente: Prospero, duca di Milano ed esperto di arti magiche, viene tradito dal fratello Antonio il quale congiura con il re di Napoli per spodestarlo e prendere il suo posto. Il mago dunque fugge per scampare alla morte e si rifugia con la figlia Miranda su un’ isola deserta. In quel luogo ameno i due trascorrono molti anni in esilio finché, nei pressi dell’isola, transita una nave. Per un caso fortuito a bordo di essa si trovano Antonio, il fratello traditore, ed il re di Napoli, con tutto il suo seguito. Prospero a quel punto non si fa scappare l’occasione e mette in atto il suo piano di vendetta a danno degli antichi nemici che lo hanno rovinato. Fa naufragare l’imbarcazione su cui essi si trovano e li sparpaglia per l’isola. Segue una serie di episodi in cui si manifestano in vari modi le virtù stregonesche del mago e dei suoi spiriti ed infine la vicenda si conclude felicemente con Prospero che perdona i suoi nemici.

La critica nel corso degli anni ha fornito varie e disparate interpretazioni di quest’opera. C’è chi ha insistito sul tono pessimistico e rassegnato con cui vengono rappresentati i comportamenti umani: Antonio e Alonso tradiscono ma non vengono puniti perché non esiste impossibilità di cambiare l’animo umano, corrotto dal potere, e non ci sono quindi possibilità di miglioramento. tempesta3Altri invece, in relazione al rapporto tra Prospero ed il suo servo indigeno Calibano hanno ipotizzato che nel testo fosse contenuta una critica al nascente colonialismo ed una raffigurazione del rapporto tra uomo occidentale e indigeni del Nuovo Mondo.

Molte altre sono le possibili letture, tuttavia c’è una linea di indagine che, a mio parere, meriterebbe un ulteriore approfondimento. Nel leggere il testo è possibile notare delle evidenti analogie con alcuni canovacci di Commedia dell’Arte. Attraverso l’analisi di tali opere è possibile tracciare un paradigma applicabile coerentemente anche al testo shakespeariano. Ma partiamo dal principio. Figura cardine de La Tempesta è senza dubbio il mago Prospero che, come detto, è in possesso di facoltà magiche grazie alle quali può evocare e controllare spiriti, scatenare temporali e compiere una serie di riti diversi. È un vero mago, un potente incantatore, una figura che, per via dei caratteri che la definiscono, è intrinsecamente spettacolare. E Shakespeare sa fruttare a pieno questo immenso potenziale. Se guardiamo anche distrattamente lo sviluppo dell’azione all’interno della commedia non possiamo non notare immediatamente un elemento: i fatti risultano tra loro piuttosto slegati e in generale manca un vero e proprio motivo che faccia muovere l’azione. Anche il tema della vendetta di Prospero sui suoi nemici, che sulla base delle aspettative potrebbe essere più sviluppato, risulta in fondo abbastanza marginale. Curioso peraltro che in un testo che rispetta l’unità di tempo (la vicenda si svolge in un solo giorno) il poeta frammenti invece l’unità d’azione in direzioni divergenti. Ma allora di cosa parla La tempesta? In una parola? Di magia. È  un grande meccanismo spettacolare, imperniato sulla figura del mago. Shakespeare struttura la commedia in modo che essa costituisca un susseguirsi di situazioni all’interno delle quali l’incantatore può mettere in mostra i suoi poteri magici, con immediate conseguenze in termini di resa spettacolare. Quando Prospero evoca i suoi spiriti dobbiamo immaginarci un tripudio di danze, cori, musiche, improvvise apparizioni e sparizioni, fuochi ed altri effetti scenotecnici di grande impatto visivo e sonoro. È di questi straordinari e suggestivi momenti che si alimentava l’intera opera, benché a noi oggi risulti difficile figurarceli da una semplice lettura. C’è insomma un sapiente e mirato sfruttamento delle enormi potenzialità del personaggio del mago, il quale è un naturale introduttore del tema della magia.

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Di questo uso però Shakespeare non è affatto l’inventore, ma solo un interprete, per quanto sapiente e straordinario. Il testo shakespeariano non può infatti prescindere dall’influenza della Commedia dell’Arte, che in quel momento, siamo all’inizio del Seicento, si trova nel suo periodo d’oro. E dai canovacci dei comici italiani il Bardo pesca a piene mani. In particolare La tempesta risulta avere numerosi punti di contatto con una serie di canovacci tra loro molto vicini per situazioni, struttura e temi. Si tratta di un gruppo di testi (simili tra loro al punto che a monte di essi è plausibile ipotizzare l’esistenza di un archetipo comune) possiamo collocare ad esempio Li tre satiri, La nave ed Il Gran mago. Con essi La tempesta condivide il naufragio, episodio scatenante della vicenda il quale determina l’arrivo dei personaggi della commedia su un’ isola deserta governata da un potente mago. Nella sua rielaborazione il drammaturgo elisabettiano però opera un’ importante innovazione: non fa raccontare il naufragio dai suoi personaggi (come invece avviene nei canovacci dell’Arte) ma lo porta in scena con una memorabile scena iniziale, vivace e coloritissima, quasi espressionistica, tutta incentrata sui dialoghi concitati dei marinai. L’isola è inoltre rappresentata come un mondo-altro, che nei canovacci di commedia è l’Arcadia mentre in Shakespeare mantiene una connotazione geografica indefinita: un luogo il cui carattere principale è l’alterità rispetto al quotidiano e all’interno del quale posso essere scatenate le forze arcane.

In conclusione: Shakespeare si appropria di un particolare uso della figura del mago sfruttandone al massimo le potenzialità spettacolari, riprende alcuni elementi contenutistici dei canovacci dell’Arte ma al contempo introduce novità nella rappresentazione e soprattutto, nel mettere in versi tutto ciò, ci regala forse la migliore commedia pastorale della storia del genere.