Un classico che non demorde: “Lost in Space”

aprile 17th, 2018 | by Daniele Fusetto
Un classico che non demorde: “Lost in Space”
Birdmen

Come presentare Lost in Space, produzione Netflix di Matt Sazama e Burk Sharpless, in poco più di quattromila battute? Devo fornirvi troppi dettagli su questo classico televisivo e ho paura di sforare di molto. Certo, senza questi dettagli sarebbe difficile comprendere il perché la serie possa essere ritenuta una (modesta) sicura vittoria di critica, di pubblico e di fan. La serie è infatti un remake di una serie tv classica, che affonda le radici nell’epoca di Star Trek – Serie Originale e che addirittura la supera di qualche mese: era il 1965 e la famiglia Robinson appariva per la prima volta in TV con alcune differenze dal remake del 2018, ma gettando le basi per questo classico immortale.

Lost in Space 1965-1969 Classic Serie Birdmen

Già il film del 1998 (vent’anni, singh!) aveva permesso di riproporre la storia originale con una modernità notevole e un cast di tutto rispetto, specie se si considera la carriera successiva di alcuni attori come John Harris e Gary Oldman. Invece fallì il tentativo del 2004 di riportare la serie sul piccolo schermo con un pilot di modesta qualità (ritrovabile sul web) e qualche volto noto della TV, tra cui Jayne Brook, Mike Erwin e Adrianne Palicki (recentemente vista in The Orville, altra serie televisiva incentrata su navi spaziali).

Lost in Space 1998 Cast Birdmen

La serie del 2018 parte però da tutte queste opere e ne interseca i contenuti, creando un materiale compatto di citazioni e riferimenti che, pur potendo mandare in visibilio i fan più sfegatati, non impediscono la fruizione a chi invece non conosce tutta la storia di Lost in Space. Anche solo guardando il primo episodio della serie del 1965 si ritrovano certe tematiche e idee, ora adattate in una ambientazione coerente e che rispetta soprattutto una tendenza alla verosimiglianza. Proprio questa ricerca di credibilità permette dunque di riproporre il leggendario Robot (lontanamente ispirato a Robby di Forbidden Planet) in una veste accattivante ma, soprattutto, funzionale allo show. Coerenti anche le storie dei vari membri famiglia Robinson, lontana dall’essere il quadretto famigliare del ’65 e più funzionale al dramma proposto rispetto persino al film del ’98.

Azzeccata la scelta attoriale per Maureen e John Robinson, rispettivamente interpretati da Molly Parker e Toby Stephens, che vengono messi di fronte ad ostacoli sempre interessanti e coerenti con il loro ruolo. Stesso discorso per le figlie, Judy (Taylor Russell) e Penny (Mina Sundwall), che si dimostrano ben caratterizzate sia nei dialoghi con altri personaggi che tra di loro. Ciò che permette di premiare la serie è proprio l’arco narrativo di tutti i personaggi, che trova negli ultimi membri del cast una conferma: Will (Maxwell Jenkins ), figlio più piccolo dei Robinson che ha un ruolo fondamentale nella trama di ogni iterazione di Lost in Space, riesce ad affrontare pericoli sempre più grandi di sé senza mai risulta un personaggio fortunato o dalla vittoria facile (in letteratura diremmo che non è mai un Gary Stu) e il meccanico-contrabbandiere Don West (che nel film del 1998 aveva il volto di Matt LeBlanc, qui sostituito egregiamente da Ignacio Serricchio), convinto dalla atipica bontà e apertura mentale dei Robinson a rivedere le proprie priorità, ottiene la fiducia che gli serviva per abbandonare il percorso che aveva intrapreso.

Lost in Space 2018 Netflix Cast Birdmen

Infine, abbiamo la grande e ottima scelta di tramutare il villain della serie classica (il Dottor Smith) in una donna: l’enigmatica e ambigua June Harris (una formidabile Parker Posey) agisce sotto le mentite spoglie della psicologa Dottoressa Smith proponendosi come controparte negativa dell’atteggiamento della famiglia Robinson, e anche come motore di alcuni degli eventi più importanti della storia – evitando di diventare, come nella serie classica, un semplice cattivo dalla risata grossolana utile solo come siparietto comico.

Ci sarebbe molto altro da dire sui punti di forza della serie, che ruotano però tutti sulla magistrale scrittura. Alcune decisioni che fanno divergere la trama da tutte le precedenti installazioni della serie permettono di approfondire tematiche e risoluzioni classiche, ma eseguendo un remix visivo e narrativo che le rende fresche e godibili: la decisione, per esempio, di introdurre la nave-madre Resolute e l’interazione con altri coloni, nonché tutta la storyline (no spoiler, promesso) dietro alle motivazioni della partenza dalla Terra, sono di notevole effetto – benché forse rendano gli ultimi episodi della serie un po’ altalenanti e scossi da troppi falsi cliffhanger.

Nonostante ciò e qualche altro piccolo difetto, la serie dimostra una struttura ben architettata che dovrebbe permette un rinnovo per una seconda stagione – sperando che essa possa godere della stessa solidità narrativa di questa prima tornata di episodi.

Lost in Space 2018 Netflix Birdmen Resolute