Chi opera a Bardonecchia? Intervista a Paolo Narcisi, presidente di R@inbow4Africa

aprile 5th, 2018 | by Elisabetta Franchi
Chi opera a Bardonecchia? Intervista a Paolo Narcisi, presidente di R@inbow4Africa
Attualità

Nel tardo pomeriggio di sabato 31 Marzo, uomini della guardia di confine francese sono entrati armati nella sala della stazione di Bardonecchia dove operano i volontari di R@inbow4Africa, i mediatori culturali e gli avvocati di Associazione Studi Giuridici Immigrazione. Hanno intimato il silenzio dei presenti, trascinando un ragazzo, da loro sospettato di essere un corriere della droga e prelevato dal treno dalla Francia per Napoli, per un test delle urine.

Oggi ho avuto l’opportunità di intervistare il dottor Paolo Narcisi, presidente di R@inbow4Africa, associazione senza fini di lucro per contribuire allo sviluppo sostenibile dell’Africa, che nell’ultimo anno, con l’operazione Freedom Mountain, opera anche in Italia, cercando di convincere le persone a non tentare l’attraversamento dei passi alpini perché troppo rischioso sia per chi lo fa e anche per chi è chiamato a soccorrere.

Ciao Paolo, grazie per il tuo tempo. Quello che è successo è su tutti i giornali e in televisione, quindi ne conosciamo già le dinamiche. A parte questo, come sta il ragazzo?

Il ragazzo sta bene, è un po’ scosso; è riuscito a recuperare il cellulare, i documenti e il suo biglietto per Napoli, che gli avevano lanciato a terra gli uomini della gendarmerie, che tra l’altro non riusciva neanche a capire, perché non sa il francese. Gli sono stati ricontrollati i documenti ed ora è diretto a Napoli. Ovviamente non è un corriere della droga, né un drogato: in ogni caso, se la gendarmerie francese avesse voluto capire se fosse o meno un corriere, avrebbe dovuto fare una radiografia e non un esame delle urine.

La missione Freedom Mountain aiuta i migranti sulle rotte alpine, convincendoli a non intraprendere questa via, molto pericolosa soprattutto in inverno. Cosa ne sarà di questo progetto, con l’arrivo della primavera?

L’estate scorsa ci sono già stati migranti sui sentieri alpini, con alcuni incidenti, che sono stati assistiti dal soccorso alpino. La situazione attuale rischia di peggiorare, dal momento in cui la neve si è sciolta: parlando con gli amici di Medici Senza Frontiere e ProActiva OpenArms ci siamo resi conto del fatto che i passaggi per oltrepassare la frontiera sono molti e di conseguenza, molti sono i modi per farsi male. Nell’ultimo mese poi, sono diminuiti i passaggi da parte di uomini e aumentati invece quelli di famiglie con donne e bambini: giusto l’altra notte è arrivata una famiglia dell’Azerbaijan, il cui padre è tra l’altro un giornalista, che cerca fortuna in Francia, in quanto conoscono alla perfezione il francese, meglio dell’italiano. Quindi sono tanti i passaggi famigliari.

 

Ma ovviamente non vi fermate solo qui. Quale sono gli altri vostri progetti?

I nostri progetti si concentrano sulla cooperazione internazionale. Tra pochimigranti-bardonecchia giorni partirà la missione in Senegal, per lo screening del tracoma, in cui verranno screenati i bambini delle scuole sul confine con la Mauritania, quindi praticamente affacciati sul deserto. Poi andremo alcuni giorni nella capitale, Dakar, dove costruiremo un ambulatorio per le 3000 persone che abitano nella discarica di Mbeubeus.

Inoltre, con R@inbow4Africa Senegal, a Dakar e Malika, abbiamo avviato il primo progetto pilota per un ambulatorio cardiologico, perché le malattie occidentali di natura cardiovascolare sono in aumento: abbiamo in programma di screenare 100/200 persone. Altri nostri progetti sono in Sierra Leone, Congo, Kenya, Sud Sudan e in Ciad: in quest’ultimo paese abbiamo istituito un blocco operatorio per i 250.000 profughi dal Camerun, Sud Sudan e Nigeria.

Ho visto in rete e sulla vostra pagina Facebook moltissimi insulti e fake news, aumentati a causa dell’esposizione mediaticambeubues. Qual è la linea di Rainbow? Quali pratiche mettete in atto per contrastarle?

Abbiamo scelto la linea del silenzio stampa. Non abbiamo rilasciato interviste a giornali italiani ma solo a BBC, Le Monde e ad un giornale spagnolo, per non avere informazioni filtrate, da giornali ormai non amichevoli e per non far sfruttare i virgolettati. Quindi per voi sono in esclusiva! I troll e gli insulti sul web sono tanti, ma sicuramente inferiori ai messaggi di solidarietà. Per il discorso fake news invece, hanno sbagliato bersaglio, perché la presenza di coloro che aiutano chi è in difficoltà viene supportata e richiesta dalla prefettura e dai comuni. Per esempio, ci fanno sorridere i tweet di Gasparri, che non sa che siamo a Bardonecchia proprio su richiesta del comune e dalle istituzioni, tanto che il prefetto di Torino è venuto qui ad esprimere la sua solidarietà.

Cattura

Questi discorsi non aiutano i clandestini e le comunità, mentre la nostra prima moves, in coordinazione con le autorità e la volontà delle realtà della valle, è proprio di aiutare e di creare buone pratiche, volte a risolvere la situazione. Ad esempio, la realtà dei minori non accompagnati, che vengono presi in carico dal centro di assistenza ai minori entro 12 giorni, o quella delle donne vittime di tratta, messe sotto la nostra salvaguardia e sottratte cosi ai loro protettori. Per quanto riguarda i maggiorenni, vengono rimandati entro 72 ore nelle strutture di accoglienza da dove sono partiti, accogliendoli prima nel centro Fenoglio di Settimo Torinese, dove vengono fatti rientrare senza alcuna sanzione. Nel caso in cui però non vogliano ritornare nei centri di provenienza, per problemi che purtroppo esistono, come la mancanza di attività lavorative e integrazione all’interno del centro, quindi parcheggiando i migranti, abbiamo avviato dei percorsi di integrazione, già in atto per una ventina di persone che quindi hanno iniziato a lavorare. Sono numeri ancora piccoli, ma che sono già un inizio.

Il nostro è un giornale universitario e ci leggono aspiranti medici, infermieri, psicologi e avvocati. Nel caso fossero interessati, come entrare in R@inbow4Africa?

Basta mandare una mail a volontari.rainbow@gmail.com con il proprio curriculum. Noi diciamo sempre che per diventare nostro volontario bisogna avere qualcosa da offrire, oltre la bontà d’animo che caratterizza il popolo italiano. Ognuno deve offrirsi nella cosa che sa fare meglio e che aspira diventare. Non siamo un’associazione che gioca con i bambini o regala vestiti, vogliamo fare qualcosa di concreto.