Warriors in ciabatte, Raptors da titolo

marzo 16th, 2018 | by Peter Amighetti
Warriors in ciabatte, Raptors da titolo
Sport

Siamo ormai davvero alle ultime battute nella lega di pallacanestro più famosa al mondo e, quando mancano poco più di 10 partite al termine della regular season, le squadre cominciano ad aggiustare i roster in previsione dei playoff, tenendo lontane dal campo le loro stelle, in vista di quella che sarà una vera e propria guerra. In questa settimana Nba, spiccano tra tutte un paio di notizie: In primis la seria possibilità che i San Antonio Spurs non vedano la post-season. Caso più unico che raro visto che l’ultima volta che gli Spurs non sono riusciti ad accedere ai playoff, Deep Blue della IBM batteva l’immenso Kasparov in una partita a scacchi, moriva Madre Teresa di Calcutta, veniva pubblicato OK Computer dei Radiohead e usciva il primo volume di Harry Potter. Era il 1997. Altro dato da far girare la testa è il raggiungimento, in settimana, di ben 100 triple doppie in carriera da parte di Russell Westbrook.

Passiamo ora in rassegna gli ultimi 7 giorni di alcune tra le squadre che ultimamente si stanno prendendo sempre più spazio sul palcoscenico dell’Nba:

Gli Warriors, dopo aver staccato il pass per i playoff assicurati, innestano la modalità “risparmio energetico” e tengono fuori dal campo alcune tra le loro stelle più importanti, per evitargli possibili infortuni o affaticamenti. È il caso di Curry, che per una lieve distorsione alla caviglia è fuori ormai da 4 partite e probabilmente non giocherà neanche le prossime 3. Lo stesso vale per Thompson e Green. L’uomo a cui è stato affidato il compito di tenere in alto in classifica Golden State fino all’inizio della post-season è quindi Durant. Già nella partita contro gli Spurs, in cui dopo i primi 3’ Curry esce già per il suddetto problema alla caviglia, KD dimostra di saperci fare come leader. La partita si gioca sul filo del rasoio per quasi 48’ minuti, se non fosse che nel finale è proprio Durant a decidere di volersi portare a casa la W, segnando da solo 15 degli ultimi 19 punti di Golden State (12 dei quali consecutivi). Contro Portland i 40 punti sempre di KD potrebbero anche bastare per intascarsi la vittoria, se non mancasse un supporting cast. Thompson si accende a intermittenza e non incide sulla partita, mentre Green si fa mettere sotto dalla fisicità di Ed Davis. Lo stesso problema è riscontrabile nella partita contro Minnesota: Durant segna 39 punti ma gioca praticamente da solo, deve crearsi da sé soluzioni realizzative, Thompson tira solo mattoni da dietro l’arco e nel momento cruciale della partita, sul finale, Towns si accende e porta a casa la vittoria per Minnesota. La W segnata a referto contro i Lakers, invece, è un ottimo segnale in vista dei playoff, perché dimostra a tutti che adesso, un Durant lasciato da solo, non vuol dire sconfitta assicurata per gli Warriors. Nella serata infatti Golden State chiude con ben 7 giocatori in doppia cifra nonostante l’assenza di Thompson e Green. La partita è tiratissima sin dall’inizio. Solo nella seconda metà del match, Golden State riesce a scappare un po’, ma Cook e Young tengono i Lakers a distanza ravvicinata. È nel quarto quarto che il messaggio viene urlato a gran voce: gli Warriors hanno un’infinità di assi nella manica e in questo caso si tratta della second unit, guidata da Livingston, Casspi e Iguodala. Durant chiude a soli 26 punti, ma è il regista dietro le quinte di questa bella vittoria. Warriors enigmatici, ma restano tra i primi in classifica se si parla di candidati al titolo di quest’anno.

La settimana di Okc fila liscia come l’olio: 4 vittorie su altrettante partite giocate. Contro Phoenix giocano una bellissima partita: restano in controllo fino all’intervallo lungo, poi Westbrook e Melo si mettono in proprio e parte la fuga. Ai Suns non bastano i 30 di Booker (ragazzo di cui si parla troppo poco) per intascare la vittoria. A condannare San Antonio, invece, sono gli errori, la mancanza di grinta e le palle perse della prima metà di partita. Perché poi verso la fine del terzo quarto la rimonta degli Spurs parte, ma troppo lentamente per recuperare gli sbagli fatti nei primi 24’. Contro i Kings la questione è un po’ più problematica, perché da Fox non sai mai cosa aspettarti e la difesa dei Thunder non regge come da previsioni. I trascinatori sono George e Anthony, ma il regista è Westbrook e quando i Big 3 non ce la fanno più scende in campo la second unit a dare quello sprint in più che permette di chiudere il match con una W a referto per Oklahoma. È poi contro Atlanta che Russell raggiunge quota 100 triple doppie in carriera. Il problema rimane sempre quello, ovvero la mancanza di aggressività in difesa. Questa volta ci pensa però Grant a risolvere il problema con il suo grosso contributo nel terzo quarto. Infine a chiudere la pratica c’è Westbrook che con un parziale di 16-0 nel finale porta a casa la W. Okc può essere davvero una contender al titolo o rimane solo una squadra molto forte, ma ancora incapace di fare il salto di qualità?

Anche la settimana di Toronto passa tranquillamente senza intoppi: 3 vittorie su 3 partite disputate. Degna di nota è sicuramente la prima delle tre partite, contro i Rockets del Barba. Nel prepartita Drake (notoriamente tifoso dei Raptors) a centrocampo dichiara “la striscia di 17 vittorie consecutive dei Rockets finisce qui, stasera”. In pochi se lo sarebbero aspettati, ma alla fine è davvero andata così. Fondamentalmente Toronto la vince perché partendo subito con le marce alte e la grinta giusta riesce a tenere a buona distanza i Rockets e quando poi arriva il contraccolpo di un Harden infuriato e voglioso di vittoria, il divario ormai è troppo grande per essere colmato. Da applausi la leadership di Lowry (30 punti) e DeRozan (23 punti). Contro i Knicks, invece, è una serataccia per lo stesso DeRozan che sembra completamente scollegato. Ma quello che è stato il punto di forza di Toronto fin’ora si fa avanti: il gruppo, la squadra. È un concetto che può sembrare scontato in un qualsiasi sport di squadra, ma l’affiatamento di gruppo, la sintonia, l’amicizia, sono elementi che vanno aldilà dello sport, e che poi sul campo si dimostrano un vero e proprio asso nella manica, come sta dimostrando Toronto da un po’ di tempo a questa parte. A metterlo nero su bianco ci pensa ancora una volta la famosa second unit dei Raptors che segna la mostruosa prestazione di 69 punti complessivi. Infine la pratica Nets viene archiviata senza troppi problemi. D’Angelo Russell parte subito carichissimo e piazza 7 triple consecutive per Brooklyn, ma rimane senza supporto e dal terzo quarto, quando i Raptors decidono di prendere il largo, non ce n’è più per nessuno. A far calare definitivamente il sipario ci pensa uno strabiliante VanVleet con un parziale personale di 11-0. Toronto non lascia dubbi, a differenza di Oklahoma: Hanno il potenziale di una contender e la capacità di ribaltare la partita anche nei momenti di difficoltà. Scommettere sull’arrivo di questi Raptors alle finals non sarebbe una follia, anzi.

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