The Youth – Gillo Dorfles

marzo 12th, 2018 | by Ludovica Rossi
The Youth – Gillo Dorfles
Attualità

Un volto canuto, aggrinzito, increspato, solcato dal peso del tempo e dalla durezza di eventi secolari; una pelle rugosa, segnata dalle piaghe di due guerre mondiali, avvizzita dal turbine di rivoluzioni, conflitti, rivolte, scalfita da dittature, genocidi, massacri; un naso prominente, divisorio tra due occhi fondi e incavati, così come divisorio fu quel muro che per quasi trent’anni divise a metà la Germania, così come divisoria fu quella “cortina di ferro” che, in un clima di tensione internazionale, freddò e divise a metà il mondo; uno sguardo lucente, testimone del passaggio di un’epoca e di plurimi trapassi generazionali, ma ancora ardente di desiderio di vita: quello che Eric Hobsbawm ha definito “secolo breve” si è tradotto per il critico d’arte e pittore italiano Gillo Dorfles in un’esistenza ricca e duratura, conclusasi, dopo 107 anni, il 2 marzo 2018.

Protagonista di uno dei centenni maggiormente instabili e turbolenti della storia, Dorfles, originario di Trieste, dopo aver conseguito una laurea in ambito psichiatrico, eleva l’arte a grande dignitaria della sua principale occupazione di vita, originando un perfetto connubio tra l’attività di pittore e critico, coltivando studi filosofici e detenendo una cattedra di estetica in svariate università italiane. Arricchito dalla conoscenza di uomini illustri e dall’abilità di attingere, seppur senza mai abbandonarsi a mera emulazione e passiva omologazione, alle principali correnti artistiche contemporanee (da Kandinskij, a Klee, all’espressionismo…), il pittore italiano giunge alla maturazione di un linguaggio espressivo personale e di un’originale concezione dell’arte, condividendo nel 1948 con Munari, Monnet e Soldati il ruolo di fondatore del MAC, “Movimento per l’Arte Concreta”.

opera gillo

Tra le riflessioni e posizioni del critico particolare rilievo assumono quelle sull’avanguardia, il rapporto intercorrente tra arte/industria ed il conseguente ruolo del design industriale ed infine il gusto della civiltà contemporanea, con singolare attenzione al concetto di “kitsch”: la parola tedesca (veicolante il significato di “cattivo gusto”), diviene l’emblema concreto e tangibile di una «pratica sociale, di una maniera di vivere e interpretare la vita attraverso qualcosa che è l’opposto del buon gusto», come spiega, non senza averne subito il fascino, l’artista durante un’intervista.

Un ampio orizzonte mentale e una vasta capacità di veduta miscelate alla saggezza che solo tempo ed esperienza risultano in grado di conferire permettono a Dorfles di fare del proprio vissuto individuale materia di insegnamento, nella perfetta realizzazione del precetto della pedagogia gentiliana secondo il quale non esiste uomo autentico che non sia, nel medesimo tempo, anche inesorabilmente maestro.

mostra gillo

Negli ultimi anni del suo percorso esistenziale la composita gamma di interessi dello studioso si arricchisce ulteriormente con l’ingresso tra questi ultimi dell’alchimia e della ricerca del proprio “Vitriol”, allegoricamente inteso come percorso alla volta di una purificazione fisica e mentale, conseguimento della pietra filosofale, vero rimedio contro la malattia e la corruzione della materia. Pochi giorni fa Gillo Dorfles conclude la sua secolare esistenza e corona la sua indagine alchemica divenendo egli stesso incarnazione e concreta testimonianza del risultato di tale analisi: il segreto della vita eterna è insito nella passione, nell’interesse, nella curiosità che muove alla ricerca e induce alla scoperta, nel desiderio di conoscenza, nella capacità di provare stupore, di meravigliarsi, di gioire, di credere in una destinazione, di inseguire un ideale, nel coraggio di porsi un obiettivo e nell’audacia mostrata per conseguirlo, nello stimolo costante a cui bisogna sottoporre la propria forza di volontà e determinazione sino ad infastidirle, per poi provarne gratitudine e soddisfazione, perché sin quando sarà presente ciascuno di questi ingredienti componenti l’elisir vivificatore ci sarà giovinezza interiore e ci sarà vita.

«La giovinezza non è un periodo della vita, essa è uno stato dello spirito, un effetto della volontà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sulla vita comoda. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni; si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale raggrinzisce l’anima».

Al termine di una vita protrattasi dal 1910 al 2018 si può affermare che Gillo Dorfles sia davvero morto giovane.